È facile pensare che la salute dei bambini cominci dopo la nascita, quando routine, alimentazione e attenzioni genitoriali entrano in gioco. Molto meno intuitivo è considerare ciò che accade prima, quando il feto cresce immerso in un ambiente che immaginiamo protetto. Eppure molte sostanze comuni riescono a superare la barriera placentare, entrando in contatto con un sistema endocrino ancora in formazione. Parliamo di composti presenti nelle plastiche, nei cosmetici, in alcuni alimenti: elementi apparentemente banali che la ricerca internazionale sta monitorando da anni, consapevole della loro capacità di interferire con ormoni coinvolti nella crescita, nel metabolismo e nello sviluppo neurologico. Viviamo in un mondo dove la chimica invisibile della quotidianità accompagna i nostri gesti senza che ce ne rendiamo conto, ed è in questa normalità che la scienza invita a osservare con maggiore attenzione.
Cosa sono i perturbatori endocrini
I perturbatori endocrini sono sostanze esterne all’organismo capaci di imitare o ostacolare l’azione degli ormoni naturali. La loro particolarità è che possono agire a dosi molto basse, in momenti specifici dello sviluppo, e con effetti che talvolta emergono solo anni dopo. Comprenderne il reale impatto è complicato perché ogni individuo è esposto a una moltitudine di agenti diversi, difficili da isolare l’uno dall’altro. Gli stessi percorsi biologici coinvolti sono complessi e profondamente intrecciati: il sistema ormonale lavora come una rete, non come un insieme di interruttori separati. La ricerca sta però evidenziando pattern ricorrenti, e tra questi la possibile relazione tra esposizioni prenatali e manifestazioni comportamentali nei primi anni di vita. Non certezze, ma segnali che tornano e che meritano di essere affrontati con rigore e prudenza.
Nuove evidenze su bisfenolo S e metilparabene
Uno studio recentissimo comparso su Lancet, condotto su un’ampia coorte di madri e figli, indica che l’esposizione nel terzo trimestre di gravidanza a due sostanze molto diffuse — bisfenolo S e metilparabene — potrebbe essere associata a punteggi più elevati nei test che valutano possibili difficoltà comportamentali nei bambini tra i 18 e i 24 mesi. Il bisfenolo S, oggi spesso impiegato come sostituto del più noto bisfenolo A, sembra mostrare un’associazione più marcata nei bambini maschi; il metilparabene, conservante largamente usato in cosmetici e alimenti, è invece legato a un incremento generale dei punteggi relativi a comportamenti problematici. Non parliamo di causalità accertata, ma di correlazioni che la comunità scientifica ritiene sufficientemente rilevanti da approfondire. La difficoltà principale risiede nel fatto che le persone non sono mai esposte a un’unica sostanza: nella vita reale si entra in contatto con un vero e proprio “cocktail chimico”, e comprenderne gli effetti combinati richiede studi lunghi, campioni estesi e metodologie raffinate.
Guardare alla salute con uno sguardo più ampio
Nel nostro blog Generiamo salute abbiamo spesso sottolineato come benessere e ambiente siano inseparabili. Occuparsi di salute significa includere ciò che non si vede, non solo ciò che si manifesta attraverso sintomi evidenti. Le sostanze che interferiscono con il sistema endocrino rappresentano un esempio concreto di quanto la quotidianità possa incidere sulla fisiologia senza che ce ne accorgiamo. La prevenzione parte dalla consapevolezza e dall’attenzione verso ciò che ci circonda. Tutelare la salute significa anche interrogarsi sul ruolo dell’ambiente moderno nello sviluppo delle generazioni future, un interrogativo che la scienza sta rendendo sempre più urgente.
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