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Vitamina B12: anche i valori del padre sono importanti per il nascituro
8 Ottobre, 2026

Vitamina B12: anche i valori del padre sono importanti per il nascituro

RedazioneRedazione
Un'ampia ricerca prospettica mostra che i livelli di vitamina B12 del padre, prima ancora del concepimento, incidono sul rischio di difetti alla nascita quasi quanto quelli della madre

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Basta sfogliare qualunque guida alla gravidanza per trovare la stessa raccomandazione, ripetuta da decenni: la futura mamma deve assumere acido folico prima del concepimento. Del padre, invece, quasi nessuno parla. Una nuova ricerca pubblicata su Annals of Internal Medicine mette in discussione questa impostazione e sposta l’attenzione anche sull’altro genitore, dimostrando che i suoi livelli di vitamina B12 pesano quanto quelli della madre nella prevenzione dei difetti alla nascita.

Uno studio su migliaia di coppie

Il lavoro arriva dai ricercatori dell’Ospedale Pediatrico dell’Università Fudan, che hanno utilizzato i dati dello Shanghai Preconception Cohort, un ampio programma di monitoraggio della salute riproduttiva condotto in 29 centri dell’area di Shanghai. Il team ha analizzato 3.032 coppie che avevano fornito un campione di sangue nei quattro mesi precedenti il concepimento, insieme a un secondo gruppo di 17.765 donne sottoposte a controlli entro il quarto mese di gravidanza. Su un totale di oltre 30.000 gravidanze monitorate, i neonati con un difetto congenito confermato sono stati 472, pari a una prevalenza complessiva dell’1,73 per cento. In entrambi i gruppi sono stati misurati i livelli di vitamina B12 e di folati nei globuli rossi, per poi verificarne la relazione con i difetti congeniti riscontrati tra nati vivi, nati morti e gravidanze interrotte per anomalie fetali.

Il ruolo, spesso dimenticato, del padre

Il dato più significativo riguarda proprio la figura paterna. I ricercatori hanno osservato che livelli più alti di vitamina B12 in entrambi i genitori, misurati prima del concepimento, sono associati a una prevalenza prevista di difetti alla nascita più bassa: tra le madri, il valore scende da 49,6 a 16,2 casi ogni 1.000 gravidanze passando dai livelli più bassi ai più alti di B12, mentre tra i padri il calo va da 55,5 a 24 casi ogni 1.000, una riduzione di entità paragonabile. Un altro dettaglio, spesso trascurato, riguarda la diffusione della carenza: nello studio, i valori bassi di vitamina B12 sono risultati due volte e mezzo più frequenti tra i futuri padri che tra le future madri, un dato che restituisce concretezza all’idea che la nutrizione maschile meriti la stessa attenzione di quella femminile. Alcune ricerche precedenti avevano già collegato una carenza funzionale di vitamina B12 nel padre a un rischio più alto di cardiopatie congenite nel neonato, e i risultati di questo studio si inseriscono in quel filone.

La spiegazione biologica ha a che fare con il ruolo della vitamina B12 nella sintesi del DNA e nella divisione cellulare, processi che riguardano tanto l’ovulo quanto lo spermatozoo. Anni fa un gruppo di ricercatori dell’Università della California a Berkeley, in uno studio pubblicato sulla rivista Human Reproduction, aveva già osservato un legame tra bassi livelli di folati nella dieta maschile e alterazioni nella qualità dello sperma, un’ulteriore conferma che la nutrizione paterna nel periodo che precede il concepimento non è affatto un dettaglio marginale.

I folati nelle prime settimane

Lo studio conferma poi un secondo elemento, questa volta relativo alla sola madre. Le donne con livelli adeguati di folati nei globuli rossi durante le primissime settimane di gestazione hanno mostrato anch’esse una prevalenza prevista di difetti congeniti più bassa. Si tratta di una conferma importante di quanto già suggerito da decenni di ricerca sull’acido folico, questa volta però inserita in un quadro più ampio che tiene conto anche del contributo paterno. L’attenzione alla vitamina B12 in gravidanza, secondo altre ricerche recenti, non riguarda solo la prevenzione dei difetti congeniti. Una revisione sistematica del 2026, condotta su 22 studi, ha collegato livelli materni adeguati di vitamina B12 a prestazioni migliori nel linguaggio, nella memoria e nelle capacità cognitive dei bambini negli anni successivi alla nascita. Un motivo in più per considerare questo micronutriente parte di un investimento che si estende ben oltre i nove mesi di gravidanza.

Cosa cambia per chi programma una gravidanza

Gli autori dello studio sottolineano come questi risultati rafforzino l’importanza della nutrizione di entrambi i partner nel periodo periconcezionale e nelle prime fasi della gravidanza. Un messaggio che va oltre la singola vitamina e riguarda l’approccio complessivo alla preparazione al concepimento: la salute del futuro bambino comincia a formarsi prima ancora che una gravidanza venga confermata, e coinvolge due corpi, non uno soltanto. Per chi sta programmando un figlio, questo studio offre un motivo in più per considerare un controllo dei livelli di vitamina B12 come parte di un percorso condiviso in coppia, e non come un’incombenza a carico della sola futura mamma.

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