Redazione

I PFAS aumentano il rischio di tumori

Un nuovo studio, l'ennesimo, sottolinea il collegamento tra elevate concentrazioni di queste sostanze nell'organismo e rischi di cancro
23 Novembre, 2023
Tempo di lettura: 2 minuti

L’acronimo è di quelli difficili da capire e perfino da pronunciare. Per questo, forse, non hanno fin qui suscitato l’allarme che meritano. ma i PFAS, o “perfluoroalchilici e polifluoroalchilici sostituiti”, di motivi di preoccupazione ne creano, eccome. Si tratta di un gruppo di composti chimici organici fluorurati che contengono legami carbonio-fluoro: sono ampiamente utilizzati in una varietà di applicazioni industriali e commerciali a causa delle loro proprietà uniche, tra cui la resistenza al calore, alla graffiatura e all’acqua. I PFAS sono in tantissimi prodotti che utilizziamo ogni giorno: carta e imballaggi per alimenti, tessuti impermeabili, rivestimenti delle pentole, prodotti cosmetici.

 

PFAS collegati all’aumento del rischio di tumori: nuove prove

Da tempo, ormai, gli scienziati cercano di avvertire dei grandi rischi che essi comportano, a causa della loro persistenza nell’ambiente e della loro capacità di accumularsi negli organismi viventi, incluso l’uomo. Possono contaminare l’acqua potabile, il suolo e gli alimenti, e sono stati associati a problemi di salute come il cancro, le malattie del fegato, le disfunzioni endocrine e altri effetti negativi sulla salute umana. Oggi una nuova ricerca dell’UC San Francisco (UCSF), dell’Università della California del Sud (USC) e dell’Università del Michigan va ad aggiungersi alle tante che vogliono metterci in guardia. Si tratta di uno studio pubblicato sul Journal of Exposure Science and Environmental Epidemiology, che mette in collegamento i PFAS con un aumento del rischio di sviluppare nelle donne alcuni tipi di tumori dipendenti da ormoni, come il cancro alle ovaie, e addirittura raddoppiare le probabilità di sviluppare il melanoma.

Per redigere questa analisi sono stati utilizzati i dati del National Health and Nutrition Examination Survey (NHANES), un biomonitoraggio promosso dal governo degli Stati Uniti che ha dimostrato prove di una diffusa esposizione umana a sostanze tossiche ambientali tra cui fenoli, parabeni e PFAS. Lo scopo era quello di utilizzare i dati NHANES dal 2005 al 2018 per condurre uno studio trasversale che valutasse le associazioni tra gli attuali livelli di esposizione a fenoli, parabeni e sostanze chimiche PFAS e precedenti diagnosi di cancro attivo sul sistema endocrino.

 

Per alcuni tipi di melanoma il rischio è raddoppiato

I risultati, come preannunciato, sono molto preoccupanti, per quanto sia bene sottolineare che si tratta di associazioni, non di connessioni acclarate. I ricercatori hanno scoperto che le persone che hanno sviluppato tumori del seno, delle ovaie, della pelle e dell’utero hanno livelli significativamente più alti di queste sostanze chimiche nei loro corpi. Lo studio ha mostrato che, in particolare per le donne, una maggiore esposizione al PFDE, un composto PFAS a catena lunga, era collegato al doppio delle probabilità di una precedente diagnosi di melanoma. Le donne con una maggiore esposizione ad altri due composti PFAS a catena lunga, PFNA e PFUA, avevano quasi il doppio delle probabilità di una precedente diagnosi di melanoma.

 

PFAS e fenoli: elevato fattore di rischio ambientale

Lo studio ha mostrato anche un legame tra PFNA e una precedente diagnosi di cancro uterino. Le donne con una maggiore esposizione a fenoli come il BPA (utilizzato nella plastica) e il 2,5-diclorofenolo (una sostanza chimica utilizzata nei coloranti e trovata come sottoprodotto nel trattamento delle acque reflue), avevano probabilità più elevate di precedenti diagnosi di cancro ovarico. “Questi risultati evidenziano la necessità di considerare i PFAS e i fenoli come intere classi di fattori di rischio ambientale per il rischio di cancro nelle donne“, ha affermato Max Aung, PhD, autore senior dello studio e professore associato di salute ambientale presso la USC Keck School of Medicine.

 

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