Dott. Mariano Spiezia

Inchinato alla Vita

Tempo di lettura: 3 minuti

Mi trovavo in una piazzetta, al fondo di una lunga strada che era stata nel percorso di andata, una bella discesa. Ora era l’opposto, una ripida salita, ed ero carico di pacchi. La strada si snodava verso l’alto e non ne vedevo la fine. Pensai che non ce l’avrei fatta con il carico che mi portavo dietro. La mente misurava le forze, prendeva le distanze, calcolava le variabili, ma più calcolavo più remote mi si prospettavano le possibilità di riuscita. Era avvilito e pronto per rinunciare all’impresa: forse era meglio chiamare un taxi?

Ero fermo a pensare come risolvere la cosa ed i pesi aumentavano come macigni. Il corpo e la mente cominciavano a stancarsi quando, in attesa di prendere la decisione finale, creai involontariamente uno “spazio vuoto” nella galassia dei miei pensieri che si liberarono d’un tratto dell’idea di fatica che si era associata a quella salita. Senza volerlo mi ero distaccato dalla sequenza dei pensieri, dei miei calcoli e dalla convinzione che non ce l’avrei fatta. Colsi così l’occasione per cambiare atteggiamento, senza più guardare al traguardo finale, così lontano e faticoso. Creando un “non giudizio” e un “vuoto” sull’impresa, avevo creato la possibilità di riempirlo con altre prospettive ed altre soluzioni. Molto interessante!

Riflettei su quel piccolo episodio e mi lasciai trasportare dal flusso della marea interna dell’intuizione. Seguii il mio naturale approccio agli accadimenti della vita e la profonda convinzione che quello che ci avviene nel piccolo può essere applicato anche nel grande, in quel misterioso svilupparsi del senso dell’Unità e della teoria degli ologrammi dove ogni più piccola cosa contiene il Tutto.  Espansi così la mia visione interna collegandola alle prove della vita. Qui di seguito quello che “scrissi” in me stesso, nel libro della mia storia e in quell’inaspettato vuoto che si era creato:

“A volte per raggiungere il tuo obiettivo devi chinare la testa piuttosto che restare ipnotizzati dal lontano traguardo. Non per paura della sconfitta o per la rinuncia alle tue opinioni o al tuo obiettivo, ma solo per non guardare troppo al di là dei tuoi passi e restare spaventato dal percorso.

La mente spesso si turba quando l’orizzonte sembra irrangiungibile e ti suggerisce, o a volte ti urla, di rinunciare ai tuoi propositi o al tuo sogno.

Allora china la testa e guarda il tuo incedere, passo dopo passo, osservando da vicino quello che ti accade e concentrandoti nei particolari che vedi o senti lungo il tuo cammino..

Un sasso, una forma strana disegnata sulla strada, una vetrina piena di colori o oggetti mai visti, il cordolo che si snoda lungo il margine del marciapiede, il profumo fragrante del pane fresco di una panetteria, il sorriso di una persona con cui incroci lo sguardo… Lascia che i piedi camminino e lasciati andare al loro dolce ritmo.

Procedi attimo dopo attimo, senza guardare la salita, solo consapevole che stai progredendo e godendo delle piccole cose dove si posa la tua attenzione.

Quando poi, quasi per caso, rialzerai la testa, vedrai quanta strada hai fatto!

I dettagli di quell’orizzonte apparentemente irrangiungibile si sono avvicinati ed il tuo obiettivo è ora lì molto più vicino, raggiungibile ora, quasi puoi toccarlo.

Il cuore si rianima, batte forte ridonando energia e determinazione al tuo incedere.

Arriverai, o si che arriverai, e abbassare il capo ti ha aiutato a vincere la paura dell’ignoto, la sfiducia della eccessiva lontananza del tuo osare, l’emozione infantile di non essere capace.

Ce l’hai fatta e quello che sembrava un piegarti sconfitto alle difficoltà o un abbassarti al volere altrui, o il piegarti alle contingenze e alle prove del destino, è stato invece lo strumento vittorioso per inchinarti alla Vita e riconoscerla nel mistero svelato della tua esistenza”.

 

 

 

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