Dott. Anurag Rocco Gaeta

La Doppia Coppia: Malattia-Medicina e Morte-Meditazione

Tempo di lettura: 4 minuti

Tutti moriremo… Io che sto scrivendo…Tu che stai leggendo… È una triste realtà? Non credo. È una realtà. La tristezza dipende da come io e te stiamo vivendo questa vita. La vita stessa è in continuo rinnovamento e il nostro tributo a questo rinnovamento è la morte del nostro corpo. Ma perché è stata inventata la morte, maledizione? Ho un sacco di cose da fare. E mi hanno messo due stop. La malattia e la morte. Per fortuna, ci abbiamo messo una pezza: siamo riusciti ad inventare la medicina.

Non abbiamo trovato ancora il rimedio ultimo per la morte fisica, anche se ci stiamo lavorando. Si parla di prolungare le possibilità di vita fino a 120 anni e forse anche più. E la medicina sta contribuendo a questo. Ma perché prolungare la vita? Se mi guardo intorno, c’è molto disagio e sofferenza. Io sono impegnato costantemente ad alleviare le sofferenze dello spirito altrui tramite le Costellazioni Sistemiche. Tutti i disagi che dipendono dai sistemi – lavorativi o personali – li affronto, aiutando le persone ad individuare il posto giusto nel proprio sistema. Questo dà sollievo.

Ma le Costellazioni possono darti strumenti per risolvere un singolo aspetto della tua vita. Non danno le risposte di fondo: chi sono io, cosa sono qui a fare e c’è qualcosa oltre la mera sopravvivenza? Le domande esistenziali richiedono un pochino più di impegno. Al sopravvivere del corpo la medicina ha dato risposta e continua a dare risposte. Anzi, oggi siamo al paradosso che non si riesce più a morire in santa pace. La medicina è in grado di toglierti un pezzo e sostituirlo, di metterti una cannula e darti ciò che ti serve dall’esterno, ma che non produci dall’interno. Certo, non in tutti i campi. Ma questa è la tendenza.

Ma cosa ce ne facciamo di un corpo, di questo ammontare di energia vitale, se non cogliamo il senso delle nostre azioni? Se non ti interroghi, c’è sempre là fuori qualcuno pronto a sfruttare la tua energia vitale. Spesso, questa nostra inconsapevolezza, ci porta ad essere delusi della nostra vita, a sbatterci di qui e di là, nel pensiero magico che un giorno i nostri sforzi saranno ripagati e saremo felici. Il primo scorcio di felicità lo intravediamo nel consumo e nell’acquisizione di comodità e sicurezza, nel possesso dei beni materiali… Per cui continuiamo ad indirizzare in quella direzione: consumo e tentativo di accumulare altri beni.

Angoscia esistenziale e immortalità

Ecco uno dei motivi della nostra angoscia esistenziale: spostiamo nel futuro il senso della vita, che ci sfugge in ogni momento. Perciò aspiriamo all’immortalità: non sappiamo come essere soddisfatti oggi stesso.

Se avessi un minuto in più da vivere, forse, realizzerei un determinato sogno… Per favore, mendichiamo, datemi un altro minuto in più, un solo minuto…

A volte, al contrario, vorremmo morire, ma la nostra carica biologica non si è esaurita. Siamo congegnati per sopravvivere. Difficile darsi la morte… nel frattempo, viviamo di rimproveri, di ciò che avremmo dovuto fare e non abbiamo fatto. Oppure rimproveriamo alla fortuna di non averci assistito altrimenti avremmo potuto fare questo e quello, diventare questo e quest’altro. Siamo intrappolati nel passato. La risposta non è nell’inseguire il sogno della vita eterna o nel rinunciare a vivere prima del tempo.

C’è una medicina per lo spirito?

La risposta è nella meditazione. Lo dico con cognizione di causa. Da anni mi dedico a scoprire chi sono e qual è il senso del mio passaggio qui. La meditazione non ti fornisce il senso, chiariamo. La meditazione serve a fare chiarezza. Innanzitutto, ti calma. Ti porta dentro. Ti porta a risvegliare i sensori: i cinque sensi e il senso interno. Quando si spengono i sensi, la vita si spegne. Di qui la ricerca di sensazioni forti: correre in macchina, sgolarsi allo stadio, sballare in discoteca, assumere droghe, etc. Oppure mettersi in situazioni di sforzo, in modo da sentire di essere vivi: impegnati al lavoro fino allo sfinimento per potersi sentir dire: “tu ci piaci”. “Loro” ti danno il senso di chi sei.

Sconfiggere la morte

Immagino il mio cervello come un ammasso di fili elettrici che hanno bisogno di una risistemata. La meditazione mi permette di riconnettere i fili. Traumi personali e sofferenze, cerchi non chiusi, mi tolgono energia vitale: sono come lesioni dei fili del coraggio di vivere. E le voci! Le voci dei miei genitori o della società che mi hanno plasmato! Dio mio, come spengono la mia energia vitale che vorrebbe andare in un’altra direzione e avventura. La meditazione mi porta a scoprire me stesso: l’energia vitale incapsulata sotto la mente sconnessa o condizionata. La meditazione mi porta a vivere qui, ora, in questo momento, al pieno della mia carica vitale.

Vivere al massimo il presente è la sconfitta della morte! La morte fisica sarà solo un momento come un altro da vivere con intensità. La meditazione può far di noi degli esseri umani realizzati: con l’istinto, e oltre l’istinto; con le emozioni e oltre le emozioni; con il pensiero e con la possibilità di andare oltre gli schemi conosciuti. Quanta gente spenta c’è in giro… quanta gente che ha perso il significato dell’esistere…

Quanta gente c’è in giro intrappolata in un loop, che fa come il criceto sulla ruota. Il Covid dovrebbe spingerci a riflettere sul nostro rapporto intimo con la malattia e la morte. La vita non è lì e allora, ma qui e ora. Cosa stai facendo della tua vita? Margherita Hack, la celebre astrofisica, interrogata sul suo rapporto con la morte, rispondeva: “se c’è la morte, non ci sono io. Se ci sono io non c’è la morte. Questione chiusa!”  E intanto si impegnava a scoprir le stelle. Non tutti però abbiamo questa chiarezza. Fortunata, la signora Hack. Aveva risolto il problema della Paura della morte e viveva il presente beata!

Sono d’accordo con la Hack. In tenera età avevo incontrato il pensiero di Seneca che mi aveva fatto comprendere la correlazione tra vita e morte, in ogni momento che viviamo. Un altro contributo importante nella mia vita è stato leggere il libro di Osho: “Morte: la grande finzione”.

Conclusioni

Noi chiediamo alla medicina il benessere e l’immortalità… Alla medicina ci affidiamo perché giustamente vogliamo evitare la sofferenza.  La medicina non può purtroppo occuparsi della morte. Può occuparsi solo della vita. È la sua missione intrinseca. Ognuno di noi si deve occupare della propria morte: la meditazione è lo strumento più adatto. Abbiamo due assi nella manica per vivere meglio e dare un senso alla vita: la medicina e la meditazione, la prima per recuperare la salute; la seconda per essere vivi. La prima dovrebbe essere uno strumento usato eccezionalmente. La seconda, al contrario, dovrebbe essere usata costantemente. Accade esattamente il contrario? Non so che farci, cari lettore e lettrice. Solo dire che mi dispiace e ringraziare per aver potuto scrivere questo articolo.

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