Nel 2024, in Europa, le infezioni trasmesse dagli animali all’uomo non sono state un evento raro né marginale. I dati raccolti dalle autorità sanitarie europee mostrano un aumento costante di alcune zoonosi ormai considerate endemiche, insieme alla persistenza di patologie meno frequenti ma clinicamente più gravi. Non si tratta di un’anomalia statistica, ma di un fenomeno coerente con i cambiamenti ambientali, produttivi e alimentari degli ultimi decenni.
Cosa emerge dal rapporto one health 2024
Il rapporto comunitario sulle zoonosi, elaborato nell’ambito dell’approccio One Health da EFSA ed ECDC e diffuso in Italia dal Ministero della Salute, analizza i dati relativi a infezioni trasmesse tra animali e uomo nell’Unione Europea. Secondo il documento, la campilobatteriosi rimane la zoonosi più frequentemente notificata, seguita dalla salmonellosi. A queste si affiancano le infezioni da Escherichia coli produttore di Shiga tossina e la listeriosi, meno comune ma associata a un’elevata gravità clinica.
Il dato rilevante non è solo il numero assoluto dei casi, ma la tendenza. Per molte di queste infezioni si osserva una crescita progressiva negli ultimi anni, con differenze tra Paesi ma un quadro complessivo che indica un aumento della pressione infettiva sull’uomo.
Perché le zoonosi stanno aumentando
L’incremento delle zoonosi non può essere spiegato esclusivamente con un miglioramento dei sistemi di sorveglianza. Il rapporto One Health inserisce questi dati in un contesto più ampio, in cui il fattore ambientale gioca un ruolo centrale. La trasformazione degli ecosistemi naturali, la perdita di biodiversità, l’espansione degli allevamenti intensivi e la crescente interconnessione delle filiere alimentari creano condizioni favorevoli alla diffusione di agenti patogeni.
Riducendo le distanze ecologiche tra animali selvatici, animali domestici e popolazione umana, si moltiplicano le occasioni di passaggio di microrganismi da una specie all’altra. In questo senso, le zoonosi non sono eventi casuali, ma il risultato prevedibile di un equilibrio alterato.
Il principio One Health e la salute come sistema
L’approccio One Health parte da un presupposto semplice: la salute umana non può essere separata da quella animale e ambientale. Le infezioni zoonotiche rappresentano uno dei punti in cui questa interdipendenza diventa più evidente. Il monitoraggio integrato di animali, alimenti, ambiente e popolazione umana consente di individuare precocemente i rischi, ma non elimina le cause strutturali del problema. Il rapporto sottolinea come la prevenzione delle zoonosi richieda interventi che vanno oltre l’ambito sanitario in senso stretto, coinvolgendo politiche agricole, gestione del territorio, tutela degli ecosistemi e sicurezza alimentare. I dati diffusi dall’Istituto Superiore di Sanità confermano che anche in Italia la campilobatteriosi è oggi la zoonosi più frequentemente segnalata. La listeriosi, pur rimanendo meno diffusa, continua a essere associata ai quadri clinici più severi e al maggior numero di ricoveri. Si osserva inoltre un aumento dei focolai di malattie trasmesse da alimenti, un segnale che rafforza il legame tra zoonosi, modelli produttivi e controllo delle filiere.
Una questione che va oltre l’emergenza
Le zoonosi non sono solo un problema di sanità pubblica da affrontare quando i casi aumentano. I dati europei indicano una tendenza strutturale che riflette il modo in cui l’uomo interagisce con l’ambiente. La crescente pressione sugli ecosistemi naturali e l’intensificazione delle attività umane non producono solo effetti ambientali, ma conseguenze dirette sulla salute collettiva. Parlare di prevenzione significa interrogarsi sulle cause profonde delle malattie emergenti, non limitarsi alla loro gestione. Le zoonosi diventano così un indicatore sensibile del livello di equilibrio, o squilibrio, tra attività umana e sistemi naturali.
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