Dott.ssa Maria Desiderata D'Angelo

Coronavirus e Medicina Veterinaria

Le riflessioni degli esperti infettivologi veterinari

Gestione patologie infettive quotidianità del veterinario

In medicina veterinaria siamo abituati alle epidemie. Le gestiamo di continuo, maggiormente i colleghi che si occupano di animali da reddito. Anche noi veterinari che curiamo  gli animali da compagnia, siamo spesso messi sotto pressione da ondate di invasioni di virus e batteri. Conviviamo con patologie infettive endemiche di alcune zone geografiche e le gestiamo quotidianamente. Al sud il pane quotidiano è la leishmaniosi, al nord la filariasi. Uno dei principali problemi clinici dei nostri animali d’affezione sono proprio le patologie infettive.

Siamo allenati a gestire epidemie anche perché, le condizioni favorenti la diffusione delle patologie infettive, sono differenti dall’uomo, per certi aspetti. Ma per altri no. Ad esempio il sovraffollamento di un pollaio di boiler da carne o di un canile non sono molto dissimili dalla folla di un vagone della metropolitana nell’ora di punta, o di una classe piccola, mal areata e stipata di bambini. La differenza sono ovviamente le condizioni di igiene e soprattutto la condizione del sistema immunitario. E soprattutto il fatto che il viaggio in metropolitana dura poche decine di minuti, e la permanenza in classe alcune ore. Gli animali d’allevamento e di canili o gattili sono invece perennemente a stretto contatto tra loro, e spesso le condizione igienico sanitarie e di immunità generale non sono ottimali come dovrebbero invece essere in una scuola o nel vagone di un mezzo pubblico.

Fronteggiamo quindi epidemie continuamente e nelle peggiori condizioni. Ed anche noi abbiamo i coronavirus, che sono specie-specifici, ovvero che infettano soltanto una data specie. Riporto pertanto le affermazioni di alcuni illustri colleghi medici veterinari, per valutare il punto di vista di chi con i virus animali ci lavora tutti i giorni.

La parola agli esperti

Il Prof. Giuseppe Iovane, con una nota agli iscritti all’ordine dei medici veterinari nella prima metà di Febbraio 2020,  ha scritto quanto segue:

“ I coronavirus sono conosciuti in veterinaria da tempo (venne isolato per la prima volta dal pollo nel 1937 da Baudette ed Hudson), responsabili di diverse malattie infettive di cani, gatti, maiali, ruminanti, polli ed altri volatili domestici,ma anche animali selvatici con forme sintomatiche e non.” Il professore Iovane spiega: “una peculiarità dei Coronavirus è la capacità di mutare e ricombinarsi generando nuovi ceppi con caratteristiche patogenetiche nuove nella medesima specie o in grado di effettuare il salto di specie. Così è successo nei cani (CCoV I-II), gatti (FCoV e FIP),  maiali (TGEV-PEDV) e polli e tacchini (BI e TC), nel primo ospite si sono isolati oltre 60 sierotipi varianti.” Ritornando poi a questo nuovo ceppo di Coronavirus umano chiarisce:”“l’origine del nCoV19 è probabilmente legata ad un salto di specie dai pipistrelli, normalmente portatori di coronavirus, che non rientrano abitualmente nella dieta dei cinesi.”

Continua poi chiarendo alcuni concetti sulla patologia legata al virus :“L’indice di riproducibilità stimato è del 2.2 %, basti pensare ad esempio che per il  morbillo è 27% e per l’ afta epizootica 7%.”

Prevenzione, profilassi e ripercussioni socio-sanitarie

Per quanto concerne la profilassi farmacologica Iovane spiega: “La vaccinazione anche se ha garantito in più di un caso un controllo della malattia ed una riduzione della morbilità e mortalità, non è considerata una modalità risolutiva della situazione. La lunga esperienza dell’uso di vaccini omologhi in campo avicolo (si vaccina dalla fine degli anni ’40) ha infatti dimostrato che nei vaccinati l’infezione si sviluppa alla stessa stregua di quanto avviene in natura, quindi il virus  attenua il suo potere patogeno ma “nascondendosi“ nella popolazione vaccinata muta a causa della pressione immunologica”.

Pertanto conclude il prof. Iovane “Il raddoppio dei casi era previsto poiché le autorità cinesi hanno sottovalutato e ritardato di 30 gg la denuncia. La psicosi reca più danni e anche questa malattia infettiva la supereremo senza problemi”.

Il punto di vista dei virologi veterinari

Altra autorevole voce del panorama infettivologico veterinario spetta ai prof. Sergio Rosati e Luigi Bertolotti, professore ordinario (Malattie infettive degli animali) e professore associato del Dipartimento di Scienze Veterinarie dell’Università di Torino, hanno inviato agli studenti del Corso di laurea in Medicina Veterinaria.

I due docenti si rivolgono in una nota ai loro studenti in qualità di virologi veterinari, scrivendo quanto segue: “Abbiamo a che fare con un virus ad RNA con una forte propensione a mutare ed adattarsi. L’origine è sicuramente animale ed il pipistrello è la specie serbatoio più probabile (alberga numerosi betacoronavirus fra cui quello da cui ha originato il virus della SARS). E’ probabile che sia passato all’uomo già da un pò di tempo e si sia adattato (abbia imparato) proprio attraverso le mutazioni, ad essere trasmesso nel circuito interumano.
Il salto di specie garantisce ad un nuovo virus un notevole vantaggio verso la popolazione suscettibile.”

Continuano poi i docenti: “L’uomo quindi rappresenta una opportunità formidabile perché rappresenta una specie abbondante, che vive in promiscuità ed è sprovvisto di memoria immunologica. I coronavirus del raffreddore sono degli alfacoronavirus e condividono ben poco del Covid 2019 in termini di cross-protezione. Quindi non è attesa in tempi brevi una riduzione della virulenza. Solo quando l’immunità di popolazione avrà raggiunto un certo livello, allora il virus comincerà ad essere trasmesso con maggiore difficoltà e tenderanno ad aumentare le forme lievi, croniche o asintomatiche. Notate che queste sono già presenti nella maggior parte degli infetti ma abbiamo ancora un 15-20% di infetti che sviluppano forme gravi che richiedono l’ospedalizzazione.”

Aggiungono poi:” Una caratteristica di questo virus è quella di essere molto contagioso. Il legame con il recettore cellulare è venti volte più forte rispetto al virus della SARS.

Analisi e conclusioni dei prof. Rosati e Bertolotti

Concludono poi affermando: “il virus non è la peste nera ma non è neanche una banale influenza e vi spieghiamo perchè:
– L’Influenza stagionale ha una mortalità di circa lo 0,1%, non banale, ma la popolazione è in gran parte immune (per pregresse infezioni, parzialmente cross-protettive verso le nuove varianti e per la vaccinazione). In un tale contesto il virus influenzale serpeggia fra la popolazione e colpisce una frazione minoritaria delle persone senza incidere in modo significativo sulla forza lavoro di un paese.
– SARS-Cov2 è un virus nuovo. Non abbiamo memoria immunologica o immunità di gregge. In tali casi il virus, senza misure di controllo, avrebbe un andamento epidemico, arrivando ad interessare una larga fascia della popolazione recettiva,  prima di cominciare a rallentare la progressione.

Sottolineano inoltre le ripercussioni sul profilo socio economico del propagarsi di una possibile epidemia: “Questo significa che, anche in assenza di forme gravi, una gran parte della popolazione in età lavorativa, sarebbe bloccata per settimane con immaginabili ripercussioni sull’economia nazionale.”chiarendo quindi la loro posizione rispetto ai provvedimenti di quarantena messi in atto in queste settimane da alcune regioni e dal Governo Centrale: “ Quindi ben vengano le misure di restrizione attualmente in uso per arginare almeno i principali focolai epidemici.
– Covid 2019 causa forme gravi che richiedono il ricovero nel 15% dei casi. Si tratta di polmoniti che vengono curate in terapia intensiva per diversi giorni con l’ausilio della respirazione assistita.

Quindi alla categoria a rischio di decesso degli over settantenni si aggiungono anche i quarantenni o i cinquantenni. Provate a chiedervi quanti letti per terapia intensiva ci sono nelle province italiane e quanti di questi sono già giustamente occupati da pazienti che hanno subito operazioni chirurgiche, traumi, ustioni ecc. Da qui la necessità di applicare tutte le misure utili ad arginare l’espandersi dei focolai epidemici, anche se vengono percepite come eccessive.”

La vera pandemia è la disinformazione

I docenti poi stigmatizzano anche il caos di informazioni che circolano in questi giorni attraverso i media:

“ Vi sarete accorti che non tutti i virologi che quotidianamente affollano le trasmissioni televisive la pensano allo stesso modo. Questo è assolutamente normale (la scienza è democratica fra gli scienziati, sensibilità e approcci diversi sono il sale del dibattito scientifico). La verità è che nessuno conosce come andrà a finire. Il principio di precauzione, se applicato bene, non sarà mai apprezzato abbastanza. Mentre una sottovalutazione del pericolo, in presenza di un’epidemia fuori controllo, avrebbe effetti devastanti. La difficoltà di prendere la giusta decisione è un sottile filo che lega questi due estremi.”

Lo sguardo globale sul virus della virologa veterinaria Ilaria Capua

Altra autorevolissima voce di livello internazionale, è quella della virologa Ilaria Capua, Medico veterinario, che di epidemie, soprattutto di virus influenzali, ne ha fatto il suo oggetto di studio quotidiano.

La dott.ssa Capua afferma a tal proposito : “questo virus continuerà a circolare nella popolazione camuffandosi da influenza o virus respiratorio. La stragrande maggioranza delle persone non se ne accorgerà, alcuni ne risentiranno, e per pochi altri avremo forme gravi. Sono però cautamente ottimista, che questo sia lo scenario più probabile. Non credo però che ci saranno cluster importanti di mortalità.

Questo è un momento di responsabilità collettiva, quello del coronavirus non è un problema su cui scherzare: ci sono aziende e famiglie in difficoltà, occorre fare squadra e fare sistema, il ‘sistema Italia”, e continua poi analizzando la situazione nel nostro paese: “Queste, purtroppo, sono epidemie che costano e bisogna mostrare unità, organizzazione e competenza; io sono preoccupata di questo, non sono assolutamente preoccupata per il virus”. La virologa ha poi precisato: “Questo virus è uscito dalla giungla e si è ritrovato di fronte una prateria di semafori verdi. Essendo completamente sconosciuto alla popolazione umana galoppa, e quindi infetta tante persone. Nel momento in cui i convalescenti e i guariti che avranno anticorpi inizieranno a essere un numero significativo arriverà l’immunità di gregge e quindi i semafori rossi. E il virus smetterà di galoppare, perché non avrà più prateria davanti e ospiti ricettivi”.

Il ministero della sanita’ chiarisce e rassicura

Per quanto invece concerne il reale pericolo che i nostri animali domestici possano infettarsi o fungere da vettori del Coronavirus, il Ministero della Sanità dichiara tramite le sue fonti ufficiali, che al momento non vi è alcuna evidenza scientifica che gli animali da compagnia, quali cani e gatti, abbiano contratto l’infezione o possano diffonderla. Tuttavia la raccomandazione di lavare le mani frequentemente con acqua e sapone o usando soluzioni alcoliche dopo il contatto con gli animali, è auspicabile in generale.

Cosa possiamo fare per prevenire il virus e l’effetto paura?

Non vi sono mezzi certi di prevenzione e profilassi di questo virus, fatte salve le norme igieniche consigliate dal Ministero della Sanità, e le misure straordinarie di contenimento della diffusione del virus attraverso la quarantena e la limitazione di assembramenti in luoghi chiusi.

C’è però qualcosa che tutti noi possiamo fare e che già molti di noi mettono in pratica ogni anno per la prevenzione delle malattie respiratorie influenzali: ovvero il buon senso e la stimolazione aspecifica del sistema immunitario.

Igiene di vita e stimolazione immunitaria

L’igiene di vita, intesa come una corretta alimentazione, attività fisica moderata e che soddisfi, anche da un punto di vista psicologico, la riduzione dello stress, e l’assunzione di quei presidi naturali quali vitamine, integratori fitoterapici, pre e probiotici, nonché il ricorso a medicine non convenzionali prive di effetti avversi collaterali e tossici, rimangono gli unici presidi da poter mettere in atto in questo momento di grande caos.

Oggi le certezze sono poche e tanta la paura, non ci resta che vivere in maniera serena, costruendo la nostra salute, mattoncino dopo mattoncino. Utilizzando prodotti naturali che possano avere effetti benefici sul nostro sistema immunitario e la stessa scelta la dobbiamo fare per i nostri amici a quattro zampe.

 

 

1 commento

  1. GRAZIE

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