Dott. Stefano Manera

Intestino permeabile e cistite

Una delle patologie più frequenti delle mie pazienti è la CISTITE.
Le infezioni urinarie sintomatiche sono infatti per molte donne un problema ricorrente, interessando una donna su due, con recidive molto frequenti, maggiori del 40% dei casi.

Il microrganismo più spesso “colpevole” di questa patologia è l’Escherichia Coli, un batterio Gram-negativo comune abitante del nostro colon (soprattutto il discendente, guarda caso molto vicino alla vescica urinaria).

La maggior parte delle mie pazienti arriva da me dopo aver fatto molteplici cicli di antibiotici e nonostante questo, spesso le cistiti diventano croniche e così tanto debilitanti da compromettere la vita di tutti i giorni.

Le cistiti, soprattutto quando diventano ricorrenti o croniche, sono infezioni caratterizzate da radici (e conseguenti liberazioni) molto profonde, ecco perché la cistite è in grado di gettare la donna in una condizione di profonda prostrazione.
In tutto questo spesso si aggiungono co-infezioni virali che si slatentizzano proprio in occasione di un indebolimento dell’organismo ospite, originando una condizione di difficile gestione.

Come mai nonostante il diffusissimo ricorso agli antibiotici (che spesso rappresentano un sollievo solo temporaneo), troppo spesso non si guarisce dalla cistite, ma anzi, si innesca questo circolo vizioso?

La risposta è perché la partita si gioca al di fuori delle vie urinarie, e più precisamente nell’intestino.

La correlazione fra intestino e cistiti è nota da tempo, ma si è sempre pensato a un passaggio di batteri per via esterna (dall’ano alla vagina, fino ad uretra e vescica).
Oggi sappiamo che questo meccanismo non è l’unico, ma anzi, che la causa più diffusa è il così detto “intestino permeabile” o “leaky gut syndrome”, a sua volta causato da un quadro di disbiosi intestinale.

Ancora una volta il microbiota intestinale assume un ruolo centrale.
Ancora una volta dovremo curare l’intestino per curare una patologia che si manifesta altrove.

Cerco di spiegarlo semplicemente:
avete una disbiosi che causa nel vostro intestino una condizione di infiammazione cronica e di permeabilità, cioè la mucosa intestinale diventa come un colino a maglie larghe, capace di far passare nella circolazione ematica i batteri attraverso un meccanismo detto di traslocazione.
In questo caso ad esempio, il cattivone di turno sarà l’Escherichia Coli.
l’Escherichia Coli nel suo vagare (anche per una questione di vicinanza anatomica) si insedierà nella vescica e qui inizierà a creare qualche problema (bruciori, stimolo frequente, perdite, sanguinamenti, dolore).
Voi allora vi rivolgerete al medico che (non essendo aggiornato) vi prescriverà un bell’antibiotico.
L’antibiotico, non essendo intelligente, né mirato, andrà ad agire anche sul vostro microbiota intestinale, già alterato, alterandolo ancora di più.
Alla signora Candida, presente in tutti gli intestini, a quel punto non sembrerà vero e approfitterà di quel momento di debolezza dei suoi concorrenti per fare un po’ la bulla, procurandovi una poco simpatica candidosi vaginale, oltre a tutti i sintomi di una candidosi sistemica.
Allora, sempre quel medico poco aggiornato di prima, vi prescriverà un antifungino e così via per molti altri cicli ancora.

Abbiamo capito quindi che utilizzare antibiotici porterà, a lungo termine (ma nemmeno troppo lungo), un quadro di disbiosi severa che sarà la causa delle recidive e della cronicizzazione.
Ecco quindi che è indispensabile interrompere il prima possibile questo circolo vizioso.

Prima di tutto dovremo curare in profondità la radici e individuare per ogni paziente una cura ad hoc, come farebbe un sarto nel confezionarvi un vestito.
Dovremo rinforzare il sistema immunitario con vitamina D e C somministrate alle giuste dosi e modalità.
Contestualmente dovremo ridurre l’infiammazione intestinale attraverso una terapia batterica (probiotica) mirata, un programma nutrizionale adeguato (dieta antiflogistica) e riducendo l’eventuale stipsi.

L’alimentazione riveste un ruolo fondamentale e dovrebbe essere valutata individualmente da un nutrizionista: le risposte dell’organismo sono infatti in larga parte soggettive.
Molte pazienti lamentano sensibilità ai farinacei, ai cereali, e in generale, ai cibi che tendono a fermentare.
Alcuni accorgimenti sono universali e alla portata di tutti: bere molto, innanzi tutto.
Dovremo poi mantenere o ristabilire l’equilibrio del microbiota attraverso l’utilizzo di integratori mirati (D-mannosio, alfa-lattoalbumina, butirrato, ecc.).

Tutto questo naturalmente, soprattutto se soffrite di cistiti da anni, non è semplicissimo e richiede tempo e dedizione.
La cistite inoltre racchiude anche un significato profondo legato alla femminilità, alla sua accettazione e valorizzazione e questo va saputo.
Molte pazienti purtroppo, nonostante abbia spiegato loro tutto, mi dicono:

“Dottore, guardi che io non ho tempo e non ho costanza; per un po’ non potrei più fare l’aperitivo con gli amici e dovrei cambiare le mie abitudini”.
“Signora, la ringrazio, ma io non potrò essere il suo medico”.

Prendersi cura di se’ significa esattamente prendere consapevolezza di un problema, anche doloroso, e attuare un cambiamento.
Nessuna guarigione (sì, guarigione) potrà mai avvenire in assenza di un cambiamento profondo.

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