La fertilità è prima di tutto una questione di testa

La possibilità di rimanere incinta dipende da una serie di fattori, molti dei quali psicologici

Infertilità o sterilità?

Attorno alla propria fertilità ruotano molte delle aspettative e delle ansie della vita di una donna. Ciò avviene anche oggi, una fase storica in cui la figura femminile si è distaccata da quella di mera riproduttrice, per riscoprire spazi che vanno al di là del ruolo che la società le aveva a lungo assegnato. Non essere costrette in un ruolo sociale, però, non vuol dire non riconoscerne la centralità biologica. In effetti, vita e umori di una donna sono condizionati dalla fertilità dal periodo pre-puberale fino a ben oltre la menopausa. L’argomento è molto compresso, e, visto l’elevatissimo numero di fattori che incidono nella capacità di procreare, di certo non è adatto a semplificazioni tagliate con l’accetta. Premessa necessaria è la differenza fra infertilità e sterilità: se la prima è una condizione temporanea, che può essere legata tanto a fattori patologici, più o meno transitori, che a una predisposizione psicologica avversa, la seconda è invece una condizione biologica non risolvibile per via terapeutica. In questo articolo, per questo motivo, verrà trattata la sola infertilità.

Multifattorialità del problema

La capacità femminile di generare un figlio segue una curva legata dall’età. Numerosi studi hanno mostrato che la fase di picco, ossia la maggiore possibilità di concepire, avviene intorno ai 23 anni, per poi calare, dapprima lentamente, poi in modo più rapido dopo i 35. Quindi le cause di eventuali problemi di fertilità possono essere molto diverse a seconda dell’età del soggetto in questione, e anzi, superata una certa soglia, può essere semplicemente il naturale ciclo biologico, che potrà essere limitatamente rallentato con approcci mirati, ma certo non fermato. Per quanto riguarda le difficoltà che intervengono nelle fasi precedenti, invece, un ruolo estremamente rilevante può avere la predisposizione psicologica della persona. Non dimentichiamo, infatti, che la Natura ha costruito nel corso dei millenni meccanismi biologici molto più complessi di quanto avremmo saputo fare, o anche solo immaginare, noi essei umani. In altre parole, la Natura vuole assicurarsi che la madre sarà un giorno in grado di dare a suo figlio tutte le cure, l’amore e le attenzioni di cui ha bisogno. Qualora lo stato d’animo non sembri andare in quella direzione per i molteplici fattori d’ansia che accompagnano un evento del genere (dalla preoccupazioni legato alle possibili problematiche del parto, alle angosce legate al futuro socio-economico del bambino, a quelle legate al possibile stravolgimento della propria vita, delle proprie ambizioni lavorative, etc.), il ciclo biologico tende a sviluppare un “limite intrinseco”, che rende più complessa la fecondazione della donna. Tutto ciò, a ben vedere, rientra sempre nel principio di conservazione della specie, dal momento che ha come scopo ultimo la non dispersione delle risorse per vite che, in futuro, non potrebbero svilupparsi soddisfacendo a pieno le loro necessità.

L’aiuto dell’Omeopatia

Tutto ciò rende evidente il motivo per cui, per sostenere la condizione di una donna in età fertile che stia avendo delle difficoltà, sia innanzitutto necessario un supporto psicologico. Supporto che in molti casi non potrà limitarsi alla sola figura femminile, ma dovrà essere allargato al partner, dal momento che la stabilità psicologica in una coppia si regge su delicati equilibri, ai quali entrambe le  persone cooperano. Il contributo di uno specialista, in questi casi, può essere risolutivo, ripristinando il giusto humus emotivo perché la donna possa rimanere incinta. La Medicina omeopatica può essere di grande aiuto in virtù del suo approccio mirato, che permette di individuare una terapia cucita sulla persona e che ne prenda in considerazione le particolarità sotto ogni aspetto, compreso quello psicologico. Inoltre la totale assenza di tossicità la rende particolarmente adatta allo sviluppo della vita: non a caso moltissime donne scoprono questa terapia proprio in fase di maternità o di pre-maternità. Per i motivi che abbiamo anticipato, l’Omeopatia potrà intervenire anche nelle persone che abbiano superato da molto tempo la fase di massima fertilità, tenendo però presente che essendo una medicina che si fonda sull’assecondare il naturale stato di salute di una persona, nulla può e nulla vuole per opporsi a ciò che la Natura ha disposto. Ciò non impedisce, però, che un approccio omeopatico attento possa prolungare, senza forzature, la finestra di opportunità disponibile. Del resto, proprio il presupposto che ogni persona sia un libro a sé rende evidente che un limite statistico non è un vincolo assoluto, ma spesso non ha alcuna rilevanza, dove invece ciò che importa è il quadro personale.

 

 

 

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