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La terapia come crescita

Per chi come me ha passato gli ultimi 45 anni nell’identificare un sintomo con la malattia, cresciuto esclusivamente con la medicina convenzionale, parlare di percorso di cura che coinvolge non solo la mia parte fisica, ma anche altri aspetti della personalità è stato parecchio faticoso. Se elimino il sintomo sono guarito… pensavo.  Ho fatto fatica a costruire la consapevolezza che quando mi  ammalo è il mio tutto ad ammalarsi e per raggiungere una piena e duratura guarigione ho bisogno che vengano dedicate cure a tutte le parti dalle quali sono composto. Ho fatto fatica fino a quando il mio medico omeopata non mi ha fatto porre l’attenzione su alcune “coincidenze” tra i miei malanni e alcuni aspetti della mia vita che mai avrei messo in relazione tra loro. Ho smesso di fare fatica quando ho potuto sperimentare che la salute è una condizione dinamica, chiaramente percepibile in ogni suo stato, sia quando è la migliore possibile, sia quando questa degrada.  Senza la pretesa di voler entrare in un discorso troppo complesso che non mi compete, non essendo un medico, ma solo un paziente che cerca di mantenere un buono equilibrio di salute, mi capita spesso di riflettere sul significato di terapia, o di cura. Mi sta particolarmente a cuore da quando ho scoperto che sono protagonista, insieme al medico ed alla terapia, del mio percorso di salute. Il compito della cura non posso affidarlo esclusivamente al farmaco che assumo, che certamente ha il suo ruolo, ma ho l’onore e l’onere di contribuire attivamente alla mia guarigione e sopratutto al mantenimento della mia salute. Di seguito un bell’articolo di di Giovanni Fontana e Nicoletta Guasti tratto da Terra Nuova sul senso della terapia.

Terapia è una parola che fa paura: viene generalmente associata a psicoterapia, che per noi, culturalmente, implica uno stato di malattia mentale o al meglio di instabilità emotiva. Una cura per i pazzi, in parole povere. Invece terapia vuol dire strumento di guarigione. Uno strumento d’eccezione, visto che la necessità di guarire alcune nostre parti, sempre più in profondità, è proprio nella natura del processo di crescita e di evoluzione. In effetti, chi non conosce momenti di frustrazione, di depressione, di paura o di rabbia? Chi ha la pretesa di non entrare mai in questi spazi di sconforto mente a se stesso e al mondo…
I nostri problemi hanno origine, spesso, a livello spirituale e si manifestano a livello emotivo/mentale (paure, ossessioni, emozioni represse, piccoli e grandi traumi) e fisico (dolori cronici, noie, malattie fisiche, ecc). Ci sono tanti tipi di terapie e molte sono estremamente valide per risolvere certi blocchi e problemi. In campo medico, oltre alle cure mediche necessarie, in alcuni casi sono presenti diverse possibilità: omeopatia, osteopatia, massaggi, ecc. A livello della mente e delle emozioni ci può essere la Gestalt, il “Dialogo delle voci”, o forme più classiche di psicoterapia. A livello spirituale, poi, ci sono non poche forme di meditazione e preghiera che permettono di accedere al nostro spazio sacro, alla nostra dimensione magica, alla nostra creatività sublime, alla nostra irremovibile serenità interiore.
Ma attenzione, una condizione necessaria per qualsiasi tipo di terapia è l’integrazione: per garantire frutti durevoli, qualsiasi lavoro deve tenere conto di tutte e tre i piani di manifestazione: fisico, mente-emozioni e spirito. Il motivo? Non si cerca semplicemente di annullare un effetto considerato sgradevole, ma di risolvere definitivamente la causa stessa del problema. E proprio da questa considerazione partono i limiti della medicina tradizionale, concentrata nel soffocare i sintomi piuttosto che indagarne le cause. La conseguenza è che i suoi successi sono illusori: il male “sconfitto” lascia un periodo di tranquillità al paziente, per poi manifestarsi di nuovo in altri modi.
Si tratta dello stesso problema a cui vanno incontro quelle religioni che pretendono di trascendere il corpo e le emozioni per proiettarsi direttamente nel mondo dello spirito, la tattica è densa di conseguenze negative per le parti tralasciate e la stessa componente spirituale perde importanti occasioni di crescita. Del resto già 4.000 anni fa i cinesi erano consapevoli dell’interazione tra corpo, mente e spirito: avevano collegato le varie parti del corpo alle emozioni represse, avevano intuito, tanto per fare un esempio, che la tristezza repressa poteva manifestarsi in patologie a carico di polmoni e ossa.
Ma la terapia non è solo un effetto integrativo, anzi è un antidoto potente contro i nostri “mali” perché ci si rivolge a una persona esterna. E non basta. L’obiettivo, sempre di una terapia, è di sbloccare alcune distorsioni che impediscono all’energia creativa di scorrere liberamente, traducendosi in apatia o in distruttività nei confronti di se stessi o del nostro ambiente. Non c’è bisogno di andare avanti per anni, bastano alcuni mesi. Un consiglio. prima di intraprendere l’esperienza scegliete la persona o il gruppo a cui affidare le vostre dinamiche.

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