Dott. Gustavo Dominici - Direttore de "Il Medico Omeopata"

Dell’ambizione e del coraggio

Come diventare omeopata in tre mosse (più o meno)

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19 Ottobre, 2022
Tempo di lettura: 2 minuti

Non prendete il sottotitolo sul serio. Fa il verso ai titoli dei giornali online che desiderano solo il tuo click. È il 5 Giugno, fa un gran caldo, e l’ironia rinfresca. Perlomeno me. Piuttosto, l’argomento che si vuole trattare è serio, terribilmente serio.

Al compimento del suo trentesimo anno, Hahnemann, stufo della pratica di una medicina che non guariva, persino peggiorava la salute dei malati, scacciò i suoi pazienti dicendo loro: Non sono in grado di guarirvi, rubo solo i vostri soldi, andate a farveli rubare dai miei colleghi, loro mirano solo al vostro portafoglio.

Noi non abbiamo la statura morale e culturale di Hahnemann, non pensiamo che la medicina convenzionale sia sempre inutile e dannosa, né pensiamo che i nostri colleghi siano dei truffatori. A dirla tutta non siamo nemmeno così irascibili. Ciò nonostante i parametri della vicenda rimangono sostanzialmente gli stessi, immutati da più di 200 anni.

Se sei spinto dalla forte AMBIZIONE di guarire gli esseri viventi malati non puoi accettare di praticare un metodo che non se lo ponga nemmeno come obiettivo remoto. Puoi – sei costretto – ad accettare che guarire è difficile, spesso impossibile, ma la sostanza dell’ideale deve rimanere intatta.

L’odierna pratica medica è centrata quasi esclusivamente su una generosa – a tratti criminosa – distribuzione di farmaci che spengono dei sintomi ad un prezzo assai elevato lasciando intatta la malattia. Che “tengono a bada” le patologie, senza mai risolverle. Sottovalutando consapevolmente gli effetti tossici delle sostanze prescritte e le malattie iatrogene ad esse conseguenti. Creando altre malattie, persino più gravi di quelle che si volevano curare. L’amara consapevolezza di ciò non può che generare una profonda insoddisfazione. Il caso clinico ridotto a dei dati da inserire in un programma, la terapia che arriva in automatico, il paziente-persona scomparso, il medico diventato un triste burocrate: questa è la medicina oggi. E sembra che ne vadano pure fieri!

Dicevamo di Hahnemann irascibile. Già, anche rigido, inflessibile. Ma quella irascibilità – termine che risulta gravemente scorretto in quanto ha già in sé un giudizio morale – quella tremenda energia interiore diventò CORAGGIO, il coraggio di scegliere. E qui molti medici si impaludano. E pian piano sprofondano senza accorgerse- ne. Non sempre è possibile un compromesso, se non momentaneo, strategico, in attesa di sbarazzarsi degli ostacoli. Non sempre è possibile essere delicati e gentili, se non al prezzo dell’immobilità. Troppi colleghi non si sentono mai pronti, dimenticando che l’apprendimento migliore è quello che si fa in corso d’opera. Troppi diplomati in Omeopatia hanno timore di sbagliare, di danneggiare il paziente e questa è la più assurda delle paure: già risparmiargli qualche farmaco sarebbe comunque un vantaggio.

Sappiamo che ogni essere umano alberga in sé qualcosa di speciale: un’intuizione, un ideale, uno slancio. E’ portatore di un’energia che preme per manifestarsi. Lo sappiamo con certezza. Sono gli ideali di quando si era bambini, lo slancio dell’adolescente, le idee del giovane adulto, la forza persino dirompente che ci spinge a fare, a dirigerci, a scegliere. Ecco, quando ci fermiamo lungo il cammino, non semplicemente per riprendere fiato in attesa di ripartire, in quel momento e per tutto il tempo che segue, per quante giuste motivazioni possiamo elencare, dobbiamo riconoscere che una luce dentro di noi si è spenta per sempre.

Tratto da Il Medico Omeopata – Anno XXVII – numero 80 – luglio 2022

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