Il tempo è galantuomo… anche tra medico e paziente

Tempo di lettura: 2 minuti

Insieme al dott. Mangialavori abbiamo affrontato due aspetti che rendono l’omeopatia così speciale, riuscendo spesso a trovare soluzioni dove altre strategie terapeutiche non riescono a portare risposte risolutive. Il primo di questi aspetti messi in evidenza dalla conversazione con il dottor Mangialavori è la capacità che il medico omeopata ha di ascoltare il suo paziente E’ di pubblico dominio che negli ospedali americani i tempi medi di ascolto sono di 12 minuti, che diventano 18 nei casi di pazienti oncologici. Sembra assurdo, eppure a volte è proprio così, a quanti di noi è capitato di incontrare medici che si manifestano troppo impegnati, dove abbiamo avuto la sensazione che stiamo rubando loro del tempo, abbiamo evitato di fargli domande per pudore che potessero risultare banali o abbiamo evitiamo di aprire profondamente la nostra condizione e siamo andati via con una sensazione di insoddisfazione o con un dubbio pressante.

Non è la quantità di tempo speso, ci fa notare Mangialavori, a rendere diverso l’incontro con il medico omeopata, bensì la qualità di questo tempo. Il contenuto dell’ascolto di un paziente è il frutto di una visione sistemica della salute, che spinge il medico a contestualizzare i sintomi dei quali soffriamo nella nostra generale condizione di vita, certamente fisica, ma anche emotiva e comportamentale. Così il medico omeopata cerca quel filo rosso che mette in relazione la malattia con il vissuto del paziente, senza scindere mai i due aspetti considerando sempre il paziente nella sua complessa unicità. La seconda osservazione su cui Mangialavori richiama la nostra attenzione è il principio fondamentale a cui la medicina omeopatica fa riferimento: la resilienza. Per sua natura la terapia omeopatica non passa attraverso la somministrazione di farmaci ANTI, cioè che si sostituiscono alla fisiologia di quel paziente, ma attraverso medicinali che stimolano quell’intelligenza biologica che ci permette di sopravvivere anche nelle condizioni più critiche ed estreme.

Quasi a dire che lo scopo primario della vita è conservare la vita stessa sempre e comunque. E’ il caso per esempio delle allergie, o le intolleranze anche di tipo molto grave, o di molte malattie croniche in cui la medicina omeopatica porta una risposta concreta ed efficace. Ci sono casi in cui invece questa azione non è possibile, dove la sostituzione di funzione è indispensabile, come il diabete, dove il pancreas non è più in grado di svolgere il suo compito, o una tiroidite grave per esempio dove sono necessari altri strumenti terapeutici. In questi casi certamente la medicina omeopatica non può essere la soluzione primaria, ma può svolgere un ruolo complementare, per rendere il trattamento principale adottato, più efficace e sicuro o anche più sostenibile per il paziente, ad esempio nei casi di trattamento oncologico.

NEWSLETTER

Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere tutti gli aggiornamenti.

Share This