Gli italiani amano l’Omeopatia e lo ribadiscono ogni volta che gli viene chiesto. Eppure nell’elitaristico mondo di chi prende le decisioni sanitarie, nel nostro Paese, un omeopata è un intoccabile, un imbroglione o al limite uno stregone. Una via di mezzo fra il mago di Oz e la volpe di Pinocchio. Ma è così in ogni parte del mondo?
In Russia l’Omeopatia viene ancora studiata
A quanto pare, no. Perché dalla Russia arriva una notizia che mostra come parte del mondo si muova in direzione ostinata e contraria: un sostenitore dell’Omeopatia è stato scelto come vicepresidente della commissione dell’Accademia Russa delle Scienze incaricata di combattere la pseudoscienza. Si tratta di Sergei Kolesnikov, medico e accademico dell’Accademia Russa delle Scienze, che non ha mai nascosto le proprie posizioni favorevoli all’Omeopatia e che considera la disciplina un campo che merita di essere studiato, anziché liquidato con un’etichetta.
La nomina è arrivata nel febbraio 2026, quando il Presidium dell’Accademia Russa delle Scienze ha approvato la nuova composizione della Commissione per la lotta alla pseudoscienza. Un organismo che ha proprio il compito di individuare e contrastare teorie e pratiche considerate prive di adeguato fondamento scientifico. Insomma, l’uomo favorevole all’Omeopatia non è stato chiamato a guidare una fantomatica associazione di appassionati di medicine alternative: è entrato ai vertici dell’organismo che dovrebbe stabilire dove finisce la scienza e dove comincia la pseudoscienza.
Kolesnikov: l’Omeopatia non può essere liquidata
Kolesnikov non si limita a dichiararsi genericamente interessato alla medicina complementare. Le sue posizioni sull’Omeopatia sono molto chiare. L’accademico ha ricordato che l’Omeopatia viene praticata da oltre due secoli e ha sostenuto pubblicamente che esistono evidenze di un suo effetto terapeutico. Per questo, a suo giudizio, non è corretto archiviare la disciplina semplicemente come pseudoscienza. La questione, secondo Kolesnikov, deve rimanere aperta alla ricerca.
Anche l’argomento delle alte diluizioni, spesso utilizzato per chiudere definitivamente la discussione, non gli sembra sufficiente. Il fatto che nei medicinali omeopatici altamente diluiti non siano più presenti molecole della sostanza di partenza non dimostrerebbe automaticamente che non possa esistere alcun effetto o alcun meccanismo ancora da comprendere. La sua posizione può essere riassunta in una frase: «Forse funzionano altri meccanismi. Scopriamolo». È una frase semplice, ma contiene un principio scientifico tutt’altro che banale: se un fenomeno viene osservato e il modello attualmente disponibile non riesce a spiegarlo, si può cercare un nuovo modello invece di dichiarare che il fenomeno non esiste.
La domanda che in Italia sembra già avere una risposta
Il contrasto con il dibattito italiano è evidente. Nel nostro Paese l’Omeopatia viene spesso trattata come se la questione fosse definitivamente risolta. Il termine “pseudoscienza” viene utilizzato come una sentenza, mentre chi continua a occuparsene, a prescriverla o semplicemente a chiedere che venga studiata viene facilmente collocato fuori dal perimetro della medicina seria. Eppure l’esistenza di una controversia scientifica dovrebbe produrre esattamente il contrario: più ricerca, più studi, più confronto e maggiore attenzione ai fenomeni che non trovano ancora una spiegazione soddisfacente.
Questo vale naturalmente anche per l’Omeopatia. I suoi sostenitori non chiedono che la disciplina venga sottratta alla verifica scientifica. Al contrario, hanno interesse a una ricerca sempre più rigorosa, capace di indagare gli effetti clinici osservati e di approfondire i possibili meccanismi d’azione dei rimedi, possibilmente orientata metodologicamente a indagare un fenomeno nuovo.
Finalmente una Nazione che ha il coraggio di cambiare
La stessa commissione aveva assunto in precedenza posizioni molto critiche nei confronti dell’Omeopatia, anche riguardo all’utilizzo di medicinali omeopatici nelle linee guida cliniche. La presenza di Kolesnikov ai suoi vertici introduce quindi nel dibattito una voce che non considera sufficiente l’argomento delle alte diluizioni per archiviare la questione. Esistono già numerosi studi clinici e revisioni della letteratura che hanno evidenziato effetti dell’Omeopatia superiori al placebo in diverse condizioni. Su queste pagine ne abbiamo parlato tante volte, in articoli che vi invitiamo a recuperare. La ricerca può e deve naturalmente continuare, perché ogni disciplina medica può essere approfondita e migliorata, ma il punto di partenza non dovrebbe essere la presunzione che non esista alcuna evidenza. Dovrebbe essere l’analisi di ciò che la ricerca ha già prodotto.
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