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Bologna capitale mondiale della musicoterapia
13 Agosto, 2026

Bologna capitale mondiale della musicoterapia

RedazioneRedazione
Il recente World Congress of Music Therapy di Bologna ha riportato l'attenzione su una disciplina che unisce ricerca scientifica e attenzione alla persona nella sua interezza

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Il recente World Congress of Music Therapy ha riunito a Bologna oltre 1400 professionisti da 70 Paesi, offrendo l’occasione per fare il punto su una disciplina che negli ultimi anni si sta ritagliando uno spazio sempre più stabile nei percorsi di cura. La musicoterapia non è intrattenimento né semplice sottofondo sonoro durante una degenza. È un intervento strutturato, condotto da un professionista formato, che utilizza l’ascolto, il canto o l’improvvisazione musicale all’interno di una relazione terapeutica orientata a obiettivi clinici precisi.

Cosa succede nel cervello quando la musica diventa terapia

La musica attiva contemporaneamente reti cerebrali diffuse, quella uditiva, quella emotiva legata al sistema limbico e quella motoria. Questa attivazione multipla è ciò che rende la musicoterapia uno strumento particolare rispetto ad altri approcci: riesce spesso a raggiungere aree e funzioni che il linguaggio verbale da solo non riesce a coinvolgere. È il motivo per cui trova impiego in ambito neurologico, dove pazienti con difficoltà di linguaggio conservano invece una risposta intatta alla musica, e apre la strada al suo utilizzo anche in contesti dove la comunicazione verbale è compromessa o del tutto assente.

Un aiuto concreto nei momenti più difficili della cura

I benefici più documentati riguardano i contesti clinici dove il carico emotivo e fisico è più alto. In oncologia pediatrica e negli hospice, la musicoterapia accompagna il paziente durante procedure invasive, sedute di anestesia o momenti di terapia intensiva, con l’obiettivo di ridurre l’ansia e la percezione del dolore. Chi lavora da anni in questi ambiti, come dimostrano le esperienze cliniche portate anche a Bologna, la applica pure nella malattia renale cronica e nelle cure palliative, dove diventa uno spazio di espressione per bisogni relazionali ed emotivi difficili da tradurre a parole in fasi avanzate di malattia.

La musicoterapia nei percorsi di salute mentale

Le applicazioni della musicoterapia in psichiatria sono tra le più interessanti dal punto di vista della ricerca recente. Un caso clinico presentato al congresso ha documentato, dopo dodici sedute di musicoterapia improvvisativa, una riduzione significativa dei sintomi depressivi in un paziente con diagnosi di disturbo schizoaffettivo. Il dato conferma un filone di ricerca che vede nella musicoterapia un supporto ai percorsi di recovery personale, la capacità cioè di riprendere in mano la propria vita al di là della diagnosi, lavorando su motivazione, espressione di sé e relazione con l’altro. Nonostante le evidenze scientifiche accumulate negli anni, la diffusione della musicoterapia nel sistema sanitario italiano resta disomogenea. Una recente indagine nazionale condotta su 213 hospice italiani ha fotografato per la prima volta lo stato reale di questa pratica in un singolo contesto di cura, restituendo un quadro fatto di realtà molto diverse tra loro sul territorio. È un segnale utile a capire quanto lavoro resti da fare perché la musicoterapia diventi parte integrata, e non occasionale, dei percorsi assistenziali.

Una cura che guarda alla persona nella sua interezza

Al di là dei singoli ambiti clinici, ciò che accomuna le applicazioni della musicoterapia è la prospettiva con cui si avvicina al paziente. Si rivolge alla persona nelle sue dimensioni fisica, emotiva e relazionale, in un momento della vita spesso segnato da fragilità e vulnerabilità, andando oltre il singolo sintomo isolato. È una lettura della salute che va oltre il dato clinico, e che proprio per questo trova sempre più spazio accanto agli approcci medici tradizionali, come strumento capace di prendersi cura della persona nella sua interezza.

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