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Differenza fra attacco d’ansia e attacco di panico

Come distinguerli e quali terapie mettere in atto per mitigarne gli effetti

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28 Marzo, 2022
Tempo di lettura: 2 minuti

Nel linguaggio comune spesso li confondiamo, ma dal punto di vista medico c’è una netta differenza fra attacco d’ansia e attacco di panico. Differenze che comprendono tutti gli aspetti, dalle cause, ai sintomi, per arrivare fino ai possibili approcci terapeutici. Molti sono convinti che contro gli uni e gli altri non ci sia niente da fare, ma non è così. Esistono molti approcci che possono aiutarci a mitigare sia il numero degli attacchi che gli effetti che portano con sé.

Differenza fra attacco d’ansia e attacco di panico

Cominciamo col definire gli attacchi di cui stiamo parlando. Per attacco di panico intendiamo un periodo di malessere breve ma molto intenso, non limitato alla sfera psicologica ma accompagnato da sintomi fisici spesso molto evidenti. Chi ha un attacco di questo tipo accompagna a un senso di terrore e spaesamento vari sintomi esterni che vanno dalla forte accelerazione del battito cardiaco a una forte sudorazione, senso di vertigini, nausea o mal di stomaco, spesso accompagnati da diarrea o voglia di vomitare.

Cause diverse, sintomi diversi

Un attacco di panico raggiunge il picco di solito in circa 10 minuti, per poi scemare gradualmente. Chi ne è stato colpito, però, resta spesso profondamente segnato, sviluppando una forte preoccupazione che l’attacco possa ripetersi. Questa condizione, detta ansia anticipatoria, lo porta a cercare di eliminare ogni possibile fattore esterno che possa riportarlo in una condizione simile a quella avuta al primo attacco. Visto che gli attacchi di panico sono molto forti e hanno forti ripercussioni fisiche, spesso il soggetto li confonde con altri problemi fisici, in particolare con gli attacchi cardiaci. Per questo motivo è importante che il medico sia bravo nella diagnosi.

Cos’è un trigger?

Gli attacchi di panico non hanno una reale causa scatenante, se non il disturbo da panico stesso. Ciò li differenzia nettamente dagli attacchi di ansia, che invece hanno una causa scatenante esterna, detta trigger, che può essere un aspetto sociale, economico o personale, spesso nell’ambito delle relazioni. Gli attacchi di ansia, poi, non hanno durata circoscritta come quelli di panico, ma possono perdurare nel tempo, a volte molto a lungo. Anche i sintomi sono diversi, pur se qualche volta simili. Negli attacchi d’ansia sono molto frequenti i problemi di respirazione (fiato corto, respiro irregolare etc), il senso di soffocamento e lo stato di agitazione generale. Nel caso di periodi prolungati molto spesso il malessere si estenderà al sonno, con difficoltà a mantenere un ciclo circadiano regolare.

Qualche consiglio su come agire

Come possiamo agire per cercare di mitigare gli effetti nocivi di entrambi? Fermo restando che è sempre importante avere un consulto di un medico specialista o di un medico omeopata, ci sono alcuni comportamenti che possono aiutarci. La meditazione, ad esempio, può rivelarsi molto efficace per tutti e due i disturbi. Attraverso la meditazione, infatti, è possibile imparare a conoscere i propri meccanismi mentali, guardarli con una forma di distacco che ci aiuterà a metterli nella giusta prospettiva e, eventualmente, intervenire. Anche una dieta particolarmente attenta ai livelli glicemici può essere d’aiuto, così come il ricorso all’omeopatia e alla naturopatia. Se credi di soffrire di questo tipo di attacchi e pensi che queste terapie possano aiutarti, non esitare a rivolgerti a uno specialista.

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