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Tumore colon-retto: perché il microbiota è importante
25 Agosto, 2026

Tumore colon-retto: perché il microbiota è importante

RedazioneRedazione
Uno studio internazionale mostra come una variante genetica aiuti un batterio del microbiota intestinale a sopravvivere nel tumore del colon-retto, favorendone la progressione

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Il tumore del colon-retto è tra le prime cause di mortalità oncologica nel mondo. La sua origine coinvolge fattori genetici, ambientali e microbici che si intrecciano in modi ancora poco chiari. Un nuovo studio pubblicato su Gut Microbes aggiunge un tassello importante a questo quadro, mostrando come una variante del gene SLC22A4 possa favorire la sopravvivenza, all’interno del tessuto malato, di un batterio associato alla progressione tumorale.

Lo studio: microbiota e genetica a confronto

La ricerca, condotta da un team dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS, in collaborazione con l’Università di Monastir in Tunisia, si è concentrata sul Fusobacterium nucleatum. Si tratta di un batterio abitualmente presente nella cavità orale, che viene rilevato con frequenza anche nel tessuto tumorale colorettale ed è stato associato a una prognosi meno favorevole e a una maggiore aggressività della neoplasia.

Gli autori hanno analizzato campioni tumorali e tessuti intestinali adiacenti provenienti da 99 pazienti, misurando il rapporto tra Fusobacterium nucleatum ed Escherichia coli, un batterio commensale utilizzato come riferimento. Questo rapporto è risultato significativamente più elevato nei tessuti tumorali rispetto a quelli sani, con uno squilibrio ancora più marcato nei pazienti portatori di una specifica variante del gene SLC22A4, che codifica per un trasportatore intestinale coinvolto nella comunicazione tra mucosa e flora batterica.

Un trasportatore di membrana al centro della relazione tra ospite e batterio

Giovambattista Pani, associato di Patologia Generale all’Università Cattolica del Sacro Cuore e coordinatore dello studio, ha sottolineato che la novità del lavoro sta nell’aver mostrato quanto conti, oltre alla presenza di specifici batteri nell’intestino, anche il modo in cui questi interagiscono con il patrimonio genetico dell’ospite: un dialogo che può favorirne o ostacolarne la permanenza all’interno del tumore. Una variante genetica dell’ospite sembra dunque agevolare la sopravvivenza del batterio, creando un ambiente più permissivo alla progressione della malattia.

Per indagare il meccanismo biologico alla base di questa osservazione, i ricercatori hanno utilizzato cellule staminali tumorali del colon geneticamente modificate per esprimere la variante di SLC22A4 associata a un rischio maggiore di malattia. Gli esperimenti hanno mostrato che queste cellule rispondono in modo meno efficace all’invasione da parte del Fusobacterium nucleatum: attivano difese immunitarie più deboli e risultano meno capaci di eliminare il batterio.

Una relazione che potrebbe sostenere la progressione tumorale

Secondo gli autori, la variante genetica contribuirebbe a creare un microambiente più favorevole alla sopravvivenza del microrganismo nel tumore, instaurando una relazione di reciproco vantaggio tra cellule neoplastiche e batterio, una forma di simbiosi che potrebbe sostenere la progressione oncologica. Lo studio richiede conferme su coorti più ampie, ma evidenzia il potenziale ruolo del dialogo tra geni e microbi nello sviluppo del tumore del colon-retto.

Una migliore comprensione di questi meccanismi potrebbe aprire la strada a interventi capaci di agire tanto sulle cellule tumorali quanto sull’ecosistema microbico che ne sostiene la crescita. I risultati suggeriscono inoltre nuove prospettive per la medicina personalizzata e per la stratificazione del rischio, attraverso l’analisi integrata del profilo genetico del paziente e del microbiota tumorale. Il caso del Fusobacterium nucleatum conferma quanto la salute dell’intestino sia il risultato di un equilibrio dinamico tra geni, ambiente e comunità microbica, un principio che attraversa da tempo la riflessione sulla medicina integrata e che trova qui una nuova conferma sperimentale.

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