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Calo di efficacia: BMJ mette sotto la lente i vaccini a mRna [VIDEO]

La rivista medica più prestigiosa al mondo solleva ombre sulla loro efficacia
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Nubi si addensano sull’efficacia dei vaccini anti-covid. A sollevare dubbi sulla loro reale protezione non è stavolta qualche sconosciuto no vax, ma il British Medical Journal, una delle riviste scientifiche più prestigiose del mondo. Il BMJ pubblica un’inchiesta del giornalista investigativo Paul D. Thacker che mostra pesanti lacune nella raccolta dei dati di uno lei laboratori che hanno lavorato ai trials del vaccino Pfizer. Si tratta del vaccino a mRna di gran lunga più utilizzato al mondo durante l’emergenza coronavirus.

Non è la prima volta, fra l’altro, che l’autorevole rivista inglese esprime perplessità sul vaccino americano. Pochi mesi fa, infatti, aveva pubblicato un articolo del prof. Peter Doshi, docente dell’Università del Maryland e direttore associato del British Medical Journal. Nel testo Doshi avanzava grandi dubbi sulla reale efficacia di lunga durata del farmaco, che secondo lui calava molto velocemente dopo appena tre mesi. Doshi ha ripetuto le stesse accuse durante una conferenza organizzata dal senatore americano Ron Johnson.

Calo di di efficacia: BMJ mette sotto la lente i vaccini a mRna

Procediamo con ordine. Quali sono le criticità esposte da Thacker riguardanti i dati dei test del laboratorio Ventavia Research Group, divenute trend topic sui social con l’hashtag #pfizergate? Thacker, che si è avvalso delle dichiarazioni di una fonte interna, Brook Jackson, ex direttore regionale di Ventavia, per mostrare come i trials portati avanti dall’azienda fossero falsati da imprecisioni e inaccuratezze.

Nelle immagini allegate all’articolo si possono vedere provette con codici identificativi dei pazienti a cui il vaccino era stato somministrato, in aperta violazione della regola del doppio cieco che dovrebbe essere categorica per questo tipo di studi. In pratica i medici potevano sapere quali soggetti avessero ricevuto il vaccino e quali il placebo. Risultano poi alcuni ritardi nel verificare lo stato di salute dei pazienti, che un dirigente (ignoto) avrebbe cercato di nascondere falsificando i dati.

Le accuse del direttore associato del British Medical Journal

Se queste accuse, da sole, non dovrebbero inficiare ciò che sappiamo sull’efficacia dei vaccini, non va dimenticato che questo nuovo scandalo va ad aggiungersi alle già pesanti ombre sollevate dal professor Doshi. Nel suo articolo del 23 agosto, Doshi sosteneva che fosse addirittura dubbio che i vaccini avessero i requisiti minimi per l’approvazione presso l’agenzia del farmaco americana (efficacia di almeno il 50%). «La preoccupazione — sostiene il professore — era la diminuzione dell’efficacia nel tempo.

L’“immunità calante” è un problema noto per i vaccini antinfluenzali, con alcuni studi che mostrano un’efficacia prossima allo zero dopo soli tre mesi. Ciò significa che un vaccino preso all’inizio può alla fine non fornire alcuna protezione quando la “stagione dell’influenza” arriva alcuni mesi dopo. Se l’efficacia del vaccino diminuisce nel tempo, la domanda cruciale diventa: quale livello di efficacia fornirà il vaccino quando una persona è effettivamente esposta al virus? A differenza dei vaccini covid, le prestazioni del vaccino antinfluenzale sono sempre state giudicate per un’intera stagione, non per un paio di mesi».

DI seguito il video dell’intervento del professor Doshi della settimana scorsa, in cui chiede trasparenza:

 

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