Redazione

Troppi richiami del vaccino indeboliscono il sistema immunitario?

15 Gennaio, 2022
Tempo di lettura: 2 minuti

Continue iniezioni di vaccino non sono la strada giusta per uscire dalla pandemia, anzi. Secondo alcuni studi la ripetuta sollecitazione del sistema immunitario attraverso continue dosi potrebbe essere controproducente. La risposta immunitaria, insomma, potrebbe indebolirsi invece che uscirne potenziata. Non lo sostiene qualche strano complottista, ma direttamente l’Ema, l’Agenzia Europea del Farmaco. E lo fa per bocca di uno dei suoi più autorevoli esponenti: Marco Cavaleri, responsabile per la strategia sui vaccini.

Troppi richiami del vaccino indeboliscono il sistema immunitario?

Cavaleri ha dichiarato in settimana alla stampa che la strategia fin qui adottata, che prevede una campagna vaccinale perenne con somministrazioni ogni pochi mesi, non è sostenibile sul lungo periodo. Ci sono indizi, infatti, che la somministrazione di ulteriori dosi di vaccino potrebbe rendere l’organismo meno abile nel contrastare successive varianti. Cavaleri fa riferimento a un effetto già noto in ambito medico, il cosiddetto “peccato originale antigenico“, anche noto come “effetto Hoskins”.

Il “peccato originale antigenico”

L’effetto Hoskins fa sì che l’organismo tenda ad utilizzare la memoria immunologica di una vecchia infezione invece di creare nuovi anticorpi, tarati sull’infezione nuova. Il nostro sistema immunitario, in altre parole, diventerebbe molto bravo a sconfiggere il ceppo originario del virus Sars-Cov-2 (ormai per altro pressoché inesistente) ma molto meno bravo a contrastare la variante Omicron. È quanto accade, ad esempio, per il papilloma virus (HPV). Paul Offit, un esperto di vaccini presso il Children’s Hospital di Philadelphia, spiega come siano stati elaborati due vaccini per l’HPV, uno contro 4 ceppi e uno contro 9. Coloro che avevano fatto il vaccino iniziale contro 4 ceppi avevano una risposta immunitaria più debole contro i rimanenti 5 ceppi. “Teoricamente, potrebbe valere anche per Covid” ha ammonito.

Lo stop dell’Ema

Un problema non da poco, insomma. A ciò si aggiungono poi le perplessità sempre maggiori sollevate nella cittadinanza, costretta a ricevere a stretto giro continui trattamenti sanitari, con tutto ciò che ne consegue dal punto di vista amministrativo. L’Ema ha anche frenato sulla corsa all’aggiornamento dei vaccini contro le nuove varianti. Secondo Cavaleri sono necessari più dati, in particolare riguardo alla capacità di fermare Omicron e le varianti che potrebbero nascere in un futuro prossimo. “È importante che ci sia una buona discussione sulla scelta della composizione del vaccino per essere sicuri di avere una strategia che non sia solo reattiva, e cercare di trovare un approccio che sia adatto per prevenire varianti future”, ha detto.

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