È la lattoferrina del latte materno a proteggere i bambini dal contagio?

Uno studio delle università di Tor Vergata e La sapienza suggerisce l'importanza di questa proteina nella risposta immunitaria umana

Fin dall’inizio della pandemia da Sars-Cov-2 i ricercatori di tutto il mondo si sono trovati davanti un rebus di difficile soluzione: per quale motivo il COVID19 colpisce molto meno i bambini, sia come numero di contagi che come gravità della sintomatologia? Se questa circostanza era all’inizio un sospetto, ora, dopo aver raccolto mesi di dati, il punto non è più contestabile. Oggi, forse, potremmo avere una soluzione a questo mistero, e questa soluzione potrebbe essere la lattoferrina. Questa sostanza contenuta in abbondanza nel latte materno, infatti, ha sorprendenti proprietà anti-virali e anti-infiammatorie, e potrebbe essere l’arma in più che ha permesso ai più giovani di avere numeri molto meno preoccupanti di quelli degli adulti e degli anziani.

A suggerire questa risposta è uno studio coordinato tra le Università di Tor Vergata e La Sapienza e pubblicato sulla rivista Journal of Molecular Sciences. Secondo la ricerca questa glicoproteina protegge da una serie di infezioni impedendo a virus, batteri e funghi di riuscire ad entrare nelle cellule respiratorie e intestinali. La sfida era cercare di replicare questa risposta immunitaria anche in pazienti COVID19 adulti pauci-sinomatici o asintomatici. A questo scopo è stata somministrata una formulazione liposomiale di nuova creazione di lattoferrina per uso orale e ed intranasale. Al termine del trial, sembrerebbe che il composto abbia dato ottimi risultati. “I risultati ottenuti nei pazienti hanno dimostrato per la prima volta l’efficacia della lattoferrina nel favorire, senza effetti avversi, la remissione dei sintomi clinici nei pazienti Covid-19 e la negativizzazione del tampone già dopo 12 giorni dal trattamento – hanno dichiarato orgogliosi i ricercatori – Anche dagli esami ematici abbiamo osservato risultati notevoli che saranno presto pubblicati”. Lo studio è stato il primo, tanto in Italia quanto all’estero, a esperire la lattoferrina per contrastare il nuovo coronavirus. La cosa più interessante, fra l’altro, è che la proteina pare efficace sia in funzione preventiva che in fase di alleviamento dei sintomi. “La lattoferrina è una glicoproteina capace di sottrarre il ferro non legato dai fluidi corporei e dalle aree di flogosi – spiegano – con capacità due volte superiori rispetto a quella della transferrina, così da evitare il danno prodotto dai radicali tossici dell’ossigeno e diminuire la disponibilità di ioni ferrici per i micro-organismi che invadono l’ospite”.

La scoperta, tuttavia, non cade proprio dal cielo. Le proprietà benefiche della lattoferrina, infatti, sono note ai ricercatori di tutto il mondo già da molto tempo. I suoi recettori specifici sono presenti sulle cellule epiteliali a livello delle mucose, sui linfociti, monociti, macrofagi e piastrine. In questo modo riesce a inibire sia direttamente che indirettamente l’ingresso di virus, funghi e batteri all’interno del corpo umano. E, attraverso lo stesso meccanismo, aumentare la risposta immunitaria sistemica all’invasione virale. Per questo motivo si era già dimostrata efficace come antivirale contro la replicazione dell’HIV e del citomegalovirus, oltre che dell’Herpes Simplex di tipo 1 e 2, senza mostrare alcuna citotossicità. In passato da un team di ricercatori cinesi ne era stata sostenuta l’efficacia anche contro il Sars-Cov, più noto come virus Sars, il coronavirus più vicino a quello che oggi ci troviamo ad affrontare.

 

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