Redazione - Tempo di lettura 4 min.

Interferenza del virus su gusto e olfatto: come e perché

Per quale motivo un disturbo dell'olfatto colpisce anche il gusto? Perché i due sistemi nel corpo umano sono così legati da poter quasi essere considerati uno solo

L’aroma del caffè diventato non percepibile. Un delizioso cioccolato, improvvisamente, sembra disgustoso. Da quando è diventato di dominio pubblico che il Covid-19 interferisce con gusto e olfatto, tantissime persone hanno scoperto in questo modo di aver contratto la malattia. Nel linguaggio medico questo disturbo si chiama anosmia (nel caso gli odori non vengano percepiti affatto) o parosmia (nel caso vengano percepiti in modo alterato). In effetti ad oggi pare che proprio questi siano i sintomi tipici dell’infezione da Sars-Cov-2, che quindi possono permettere una diagnosi veloce.

Interferenza del virus su gusto e olfatto: come e perché

Anosmia e parosmia non sembrano essere direttamente collegate alla gravità della malattia. Persone che hanno patito la forma più grave non hanno segnalato problemi di questo tipo, mentre per altri sono stati addirittura l’unico sintomo percepibile. Anche la durata del disturbo pare molto soggettiva: per alcuni poche settimane, mentre altri continuano a subirne gli effetti anche a distanza di mesi. Questi ultimi, poi, hanno spesso detto che il recupero è stato preceduto da un lungo periodo di percezioni completamente alterate.

Lo stretto legame tra gusto e olfatto

Per quale motivo un disturbo dell’olfatto colpisce anche il gusto? Perché i due sistemi nel corpo umano sono così legati da poter quasi essere considerati uno solo. Pensandoci, è un’esperienza che tutti noi abbiamo provato. Quando, per un comune raffreddore, abbiamo il naso otturato e tutto quello che mangiamo ci sembra insapore. Il gusto, da solo, sarebbe in grado di distinguere solo 5 sapori principali: acido, amaro, dolce, salato e umami (quest’ultimo termine, mutuato dal giapponese, indica una particolare sensazione piacevole percepita quando si mangiano alimenti contenti glutammato). Tutte le ulteriori sfumature provengono invece dall’olfatto. O meglio, dai neuroni olfattivi. Che, sorprendentemente, ricorrono a particolari ricordi e emozioni per richiamare particolari sensazioni.  Gordon Shepherd, un professore del dipartimento di Neurobiologia di Yale che anni fa approfondì l’argomento, spiega che “i sapori non sono nel cibo, ma vengono creati dal nostro cervello attraverso immagini”. Alcune persone affette da Covid-19, infatti, hanno dichiarato di aver avuto per periodi anche lunghi problemi a concentrarsi o perdite di memoria.

Lo studio di Harvard

I neuroni olfattivi si trovano nella cavità nasale e da lì sono collegati al sistema nervoso centrale. Su di loro si è concentrato uno studio condotto da un gruppo di ricerca internazionale, guidato dall’Università di Harvard. Gli scienziati hanno notato che questi neuroni sono privi del recettore ACE2. Il recettore ACE2 si trova sulle membrane cellulari e ha il compito di riconoscere le sostanze esterne e autorizzare o negare il loro ingresso all’interno della cellula. Il Sars-Cov-2 “hackera” questo sistema di riconoscimento, e in questo modo riesce ad arrivare al nucleo della cellula e iniettarvi il suo codice genetico, ordinandone la replicazione. Ma se i neuroni olfattivi sono privi di questo recettore, allora in che modo vengono colpiti?

come avviene l’infezione

Secondo i ricercatori il virus colpisce le cellule olfattive di sostegno, che elaborano le informazioni prima che vengano trasmesse al cervello. Quando il virus infetta queste cellule, l’organismo reagisce provocando un’infiammazione locale, che cerca di interrompere la replicazione aumentando la temperatura. Quando il corpo si sbarazza del virus, può sostituire le cellule di sostegno rapidamente. È questo il caso di coloro che recuperano gusto e olfatto in tempi rapidi. Può capitare, però, che l’infezione dalle cellule di sostegno si propaghi ai neuroni. In questo caso la risposta immunitaria sarà molto più aggressiva, e potrà comportare la distruzione dei neuroni infetti. Questi, purtroppo, si rigenerano a un ritmo molto meno sostenuto delle normali cellule.

la difesa “animale” del nostro cervello

I casi di parosmia o di gusto alterato (e soprattutto “spiacevole”), sono ancora meno chiari. Gli scienziati hanno ipotizzato che, dal momento che il cervello non è più in grado di distinguere i sapori, si difenda associando a tutti loro una sensazione sgradevole. In questo modo cercherebbe di difenderci dall’ingerire sostanze potenzialmente pericolose. Non dimentichiamo che la nostra mente per molte cose è ancora settata ai tempi in cui eravamo allo stato selvaggio. Quando, proprio come i cani e molte specie animali, capivamo se un cibo era buono semplicemente annusandolo.

LEGGI ANCHE: Non tutti i positivi sono uguali

 

2 Commenti

  1. A livello omeopatico ci sono rimedi che possano contrastare questo odioso virus?
    Quando inizieremo a respirare un po’?

    Rispondi

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Share This