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22 Dicembre, 2023
Tempo di lettura: 2 minuti

Nove ore di volo Milano-l’Havana.
Nove ore per passare da qui, al “mondo di mezzo”.
Nove ore per lasciare le metropoli confuse e arrivare al, “Tempo che non passa”, o meglio dove il tempo trascorre lentamente.
Oddio è sempre lui, il Tempo, che si muove però decisamente più piano, lì.
Forse anche le lancette di tutti gli orologi all’Havana, stentano ad andare al minuto successivo.

Ovviamente tutto ne risente per uno che viene da fuori, ma per chi vive lì, non sanno neanche che le ore possono andare più veloci, molto più veloci, addirittura raggiungere il tempo dell’attimo, a cui segue un altro attimo e via così.
Per uno che arriva da fuori sembra di entrare in un acquario tropicale, dove tra la visione sfocata dovuta all’acqua, risaltano i colori accesi che fanno da controcorrente a rumori, musica, odori, in una sana follia.

Sono passati tre giorni dal mio arrivo, alloggio in una più che dignitosa Casa Particular, un appartamento all’ultimo piano, al centro, vicino Plaza de Armas e non lontana dal lungomare Malecon.
Il mio padrone di casa, un certo Alvarez, è un uomo sulla cinquantina, abita di sotto, occhiali spessi, denti bianchissimi, è diventata la mia guida, non mi lascia un attimo, ma senza di lui non avrei vissuto la città come l’ho vissuta.

Certo lo fa per guadagnare, è un musicista, dice di fisarmonica, e parla un italo-spagnolo per me comprensibile, tanto che riusciamo a comunicare bene, chissà…
Al quarto giorno un guaio improvviso al mio amico. Lo trovo sul divano di casa sua, rantolando e bestemmiando in cubano, per un dolore fortissimo a un dente, con uno straccio freddo premuto  sulla guancia destra, mentre tremava e piangeva.
Gli chiedo se ha un analgesico.
Niente, a Cuba difficile reperire i farmaci, si vedono lunghe file davanti alle farmacie statali, poi mi ha spiegato, la medicina termina e se ne riparla l’indomani.

Corro su nel mio appartamento frugo nella mia sacchetta salvavita per prendere Coffea cruda 5CH globuli tubo dose e Chamomilla 9CH granuli.
Torno giù e gli somministro direttamente in bocca il tubo dose e aspetto che lo sciolga facendomi mostrare il dente colpevole: un molare enorme nerastro scavato dalla carie.
Pochi minuti e davanti a me succede quello che mi aspettavo. Il dolore è notevolmente diminuito.
Continuo con i tre granuli di Chamomilla ogni quarto d’ora, fino a che si addormenta sfinito.

Ora in aereo, torno in Italia, dopo essere entrato in sintonia con la percezione del passare loro tempo, più lento e ritmato, perché basta camminare e osservare i palazzi colorati e sgretolati del centro, come mangiati, quelli coloniali, che vissero di una bellezza malata da una storia di schiavitù, per restare rapiti… dal tempo.

 

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