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23 Ottobre, 2026

 La signorina

Le visite del dottor Campobianchi, tratto da Storie omeopatiche.

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Tempo di lettura: 2 minuti

Due donne stanno litigando davanti alla scrivania del dottor Campobianchi. La segretaria Ostiglia ha il volto rosso di rabbia e strilla: “Deve uscire perché non ha l’appuntamento!” L’altra, alta e bruna, smania e si agita compressa in un ridottissimo vestito a fiori, mentre dalla vertiginosa scollatura debordano due seni enormi. Osserva la segretaria dall’alto in basso e, senza ascoltarla, si siede di fronte al medico accavallando le lunghe gambe. “Soffro di endometriosi. Inoltre quando mi vengono le mestruazioni divento triste, piango e ho crampi in tutta la pancia.” Il dottor Campobianchi, confuso e anche un po’ eccitato, chiede alla segretaria di lasciarli soli. “Mi dica il suo nome, signora.”

“Signorina, prego.”

“Ah!”

“Cos’ha detto?”

“Io? Nulla.”

“Ha detto: ah! Per dire: certo che è signorina, nessuno la vuole cozza com’è! Mi guardi bene: vede della cellulite sulle mie gambe o pensa che queste tette siano rifatte?”

Il dottor Campobianchi si asciuga sudore e occhiali appannati con un fazzolettino di carta. “Si sdrai sul lettino, per favore.”

“Se lo scordi! Le mani addosso da lei non me le faccio mettere. Poi…poi…soffro di vaginismo.”

“Non intendevo farle una visita ginecologica…”

“Ah no? Con quella faccia lì?”

“Scusi, io sto perdendo la pazienza: mi vuole dire perché è venuta nel mio studio?”

“Ho terribili dolori alla testa, come se un laccio me la comprimesse e, in viaggio, divento stitica.”

“Quando e come si manifesta la sua cefalea?”

La donna scoppia in un’improvvisa risata, lunga e isterica.

“Perché ride?”

“Ho parcheggiato l’automobile in divieto di sosta e, forse in questo momento, un vigile mi sta facendo la contravvenzione.”

Il dottor Campobianchi inizia a scrivere sul ricettario. “Deve prendere cinque granuli al giorno di questo rimedio che si chiama Platina.”

“È già terminata questa specie di visita?”

“Mi può telefonare tra un mese per dirmi come sta.”

“Neanche per sogno. Lei non mi può capire, è ottuso e insensibile come l’uomo che mi ha appena piantato.”

“Lo immaginavo. Buon giorno, signorina.”

                                                                          

   

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