Dott. Italo Grassi

Paura di volare

Tempo di lettura: 2 minuti

Guardi, attraverso il finestrino dell’aereo, la pioggia cadere fitta e insistente, mentre la tempesta avanza da nord: è un’enorme macchia nera che, rapidamente, divora ogni cosa. Il terrore ti paralizza. Hai viso e collo bagnati dal sudore, emetti suoni inarticolati dalla bocca e non riesci a rispondere. L’hostess prova a calmarti. Ti porge una cioccolata in tazza che tu accetti e bevi con voracità, mentre sprofondi nella più cupa disperazione. L’ambiente, stretto e caldo, è una morsa soffocante. Ti slacci il colletto della camicia e cerchi di respirare a pieni polmoni. Dalla bocca ti sfuggono alcune sonore eruttazioni e vorresti sprofondare per la vergogna.

L’attesa della partenza sembra dilatarsi all’infinito. Nessuno dei viaggiatori mostra impazienza. Solo tu, giunto in aeroporto con tre ore d’anticipo, vorresti essere già a destinazione. Un lampo squarcia l’oscurità. Sobbalzi. L’esplosione è assordante e fa vibrare il pavimento. Nel tuo intestino la cioccolata si allea con la paura e scatena una furibonda tempesta. Ha inizio una guerra viscerale tra forze peristaltiche e antiperistaltiche. Soffi e spasimi, ti contorci sul sedile come un serpente ferito, mentre terribili flatulenze sbattono contro le pareti del tuo ventre in cerca di un’uscita. Chiami l’hostess. Spruzzi parole e saliva contro il suo viso. “Devoandaresubitoalgabinetto!” Lei si asciuga con un fazzoletto e ti guarda con distacco. Il tono della voce è gelido: – L’accesso alla toilette è permesso dopo il decollo.-.

T’imponi di resistere. Resisti con le lacrime che ti sgorgano dagli occhi. Resisti imprecando mentalmente. Infine cedi e una zaffata di cavolo marcio si espande nell’aria.

– Artemio, cos’hai fatto? – Sbotta l’anziana signora, due file dietro.

Eh no, questa volta, io non ho colpa! – Ribatte il marito.

L’hostess non capisce e si avvicina a te. Sbianca di colpo, sembra sul punto di svenire, quando il maleodorante effluvio penetra nelle sue narici poi arretra precipitosamente con un fazzoletto davanti al naso. Tutti ti guardano. Tu sei disperato, non sai cosa fare, devi prendere una decisione altrimenti rischi di fartela addosso. L’angoscia ti gioca un brutto scherzo: slacci la cintura di sicurezza, ti alzi e fuggi verso l’uscita. La voce dell’hostess ti colpisce alle spalle, come un coltello lanciato contro la schiena. – Torni indietro! – Tu, invece, prosegui. Il portellone è aperto. Ti sporgi: la scala è già stata tolta, il vuoto è una vertigine che ti atterrisce e, nello stesso tempo, ti attrae. Ti getti. Cadi e rotoli sull’asfalto della pista, ti rialzi, urli, zoppichi, ansimi, peggio di un animale braccato, mentre il tuo corpo geme di dolore. Raggiungi un hangar e, finalmente, ti accucci dietro alcune casse da imballaggio, con i pantaloni calati fino alle caviglie.

Si sente male?”

Sussulti e apri gli occhi. L’aeroplano è fermo sulla pista, sei ancora seduto al tuo posto e non c’è una tempesta in arrivo. Le grida strazianti dell’hostess, la caduta dall’aereo e la fuga verso l’hangar erano nella tua immaginazione. Ma l’ansia e i dolori di pancia rimangono. Allora, cosa aspetti a prendere una monodose di Argentum Nitricum alla 200 ch, prima di prendere l’aereo?

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