Dott. Italo Grassi

Indagine omeopatica

Tempo di lettura: 2 minuti

Caserma dei carabinieri, sabato, ore 21,30. Lei, Ortensia Pecca, magistrato, folta chioma di capelli rossi e tanta voglia di parlare. Lui, Tarcisio Giretti, medico omeopata, pochi capelli grigi e poca voglia di ascoltare.

Lei: – Come stai?

Lui: – Stavo a tavola, pronto a mangiarmi un piatto di spaghetti al cartoccio con zucchine!-

Lei, dispiaciuta: – Ho bisogno del tuo aiuto.

Lui, affamato: – Cos’è successo?

Lei: – Una tragedia: siamo senza farmacista.

Lui: – Dov’è andata?

Lei, strabuzzò gli occhi: – Dove vuoi che sia andata? E’ morta.

Lui: – Mi dispiace. Adesso posso tornare a casa a mangiare?

Lei s’indignò: – Se non ti conoscessi da più di vent’anni, direi che sei cinico da fare schifo!

Lui sbuffò: – La farmacista non mi era simpatica perché aveva l’abitudine di modificare le mie ricette. Comunque farò le mie condoglianze alla famiglia.

Lei: – Qualcuno, poco prima delle 19, è penetrato in farmacia l’ha uccisa ed ha portato via tutti i soldi dalla cassa.

Lui alzò le mani: – Io, a quell’ora, ero ancora in ambulatorio e stavo visitando. La mia segretaria lo potrà testimoniare.

Lei: – La farmacista, al momento dell’aggressione, era sola. La collega, che si trovava nel retrobottega, ha intravisto la sagoma di un uomo, con una giacca nera, uscire di corsa dalla farmacia. Sull’arma utilizzata per ucciderla, un grosso martello, non sono state trovate impronte. L’unica traccia lasciata dall’assassino è un tubulo vuoto, di Cubeba alla 30 ch, trovato tra le mani della vittima.

Lui: – Come fai ad essere così sicura?

Lei: – Perché quel tubulo proviene da una piccola ditta omeopatica, non presente tra le ditte fornitrici della farmacia. Secondo noi l’assassino ha mostrato il tubulo vuoto di Cubeba alla farmacista, ne ha chiesto un altro e, mentre la farmacista si era girata per prenderlo dallo scaffale, lui l’ha colpita alla testa. La telecamera della vicina banca, pur non inquadrando l’entrata della farmacia, ha ripreso coloro che sono passati nello spazio di tempo in cui è stata uccisa la dottoressa. Tra le 18,45 e le 19 sono passate in tutto quattro persone vestite con una giacca nera. Noi li abbiamo identificati e portati in caserma. Purtroppo la farmacista non ha saputo riconoscere chi tra loro fosse il colpevole.

Lui: – E, dal momento che tutti e quattro si proclamano innocenti,  tu vuoi che io ti aiuti a trovare l’assassino, vero?

Il sorriso della dottoressa Pecca divenne supplichevole.

Il dottor Giretti domandò:- Dimmi cosa avevano in tasca.

Lei lo guardò, un po’ stupita, alzò un foglio e lesse: – Il primo aveva un coltello a serramanico. Il secondo cinquemila euro. Il terzo una bustina di cocaina. Il quarto soltanto una decina di noci.

Il dottor Giretti, senza alcuna esitazione, disse:- Interroga quest’ultimo: è lui l’assassino.

La dottoressa Pecca spalancò bocca e occhi:- Ne sei sicuro?

Lui:- Scommetto anche che costui soffre di un’infezione alle vie urinarie.

Dopo quattro ore di interrogatorio, duro e serrato, l’uomo ammise di avere ucciso la farmacista. La dottoressa Pecca, sguardo riconoscente e sorriso dolcissimo, domandò: -Adesso mi spieghi come hai fatto ad essere così sicuro che l’assassino fosse proprio lui?

Tarcisio Giretti, che nel frattempo si era fatto portare un piatto di lasagne dal vicino ristorante, con la bocca mezza piena spiegò:- Coloro che assumono Cubeba hanno infezioni alle vie urinarie e un grande desiderio di noci.  

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