Dott. Gaetano Maria Miccichè

Paura di cadere: Arnica e il trauma del biker

Tempo di lettura: 2 minuti

Giro e rigiro la scatoletta piatta tra le dita. Leggo ogni dove, davanti, dietro, entrambi i lati, la data di scadenza. C’è scritto poco e niente, Medicinale Omeopatico, Dynamis, 30 capsule granuli 6K-MK. Arnica. Boh, mai visto un involucro simile. Così cortese, rassicurante, ma misterioso. Abituato alle tinte sgargianti degli altri farmaci sempre coloratissimi, che quando vai dal medico e gli dici quello con la scritta blu e bianca, lui capisce subito. Lo apro, infatti 30 capsuline chiare tutte ordinate in fila come soldatini, dall’aspetto neutro, numerate, “una al risveglio da sciogliere in bocca seguendo la numerazione, a digiuno”, detta la ricetta del medico omeopata, a cui mi sono rivolto per la prima volta.

Mah…

Dai. Prendo la prima, la posiziono (complicatissima), sotto-sopra la lingua e lentamente si scioglie con un sapore dolce, innocuo, buono. “Non bere subito dopo un caffè, né lavarsi i denti con un dentifricio qualunque”, infatti comprato anche quello sempre omeopatico… (e due flessioni?)! È mattina presto, mi alzo presto sempre qualche minuto prima che suoni la sveglia. Prendo la capsula. Ora aspetto, ma che voglia di caffè, è passato un quarto d’ora, mentre la moka gorgoglia.

Ma facciamo un passo indietro.

10 giorni fa, filavo liscio con la mia Harley 1200 Sporster nera, marmitte Cobra cromate aperte, rombo di tuono, sul viadotto della via Olimpica 90kmh, contento, vento in faccia, occhialoni, e musica nelle orecchie dalle cuffiette. Era mattina presto, andavo al lavoro, allegro, ma attento al traffico. Quando, quando dalla rampa alla mia destra sbuca velocissimo un macchinone scuro, invade la mia corsia senza vedermi! È un attimo! Gran frenatona, evitandola, ma sbilanciandomi paurosamente sulla sinistra. 

Risultato? 

Rovino di schianto a terra, la moto striscia lontano da me e io piego atrocemente il polso destro tutto storto sotto di me. Mi rialzo, guardo la moto rovesciata, l’autista che mi viene di corsa incontro, e lì mi riaccascio steso-per terra-senza forze. Qualcuno chiama il 118. Dieci giorni dopo. La Harley è in officina, ma niente di gravissimo, forcella e manubrio da sostituire, il mio polso ancora dolorante, ancora gonfio, la notte indosso il tutore. Ma pensare a quello che è successo, all’incidente, mi sgomenta, mi angoscia. Porto nettissima dentro di me la paura di risalire in moto, non mi sento più sicuro, perché come soggiogato dallo shock di quei secondi.

Due giorni dopo e la moto è pronta.

Vado a ritirarla. In sella dunque, più bella di prima. Parto, una curva, uno stop, un rettilineo e comincio a sudare sotto la maglietta, e nel casco. Quasi senza forze mi fermo di lato, respiro corto, fortissimo senso di nausea. Ho paura, rivivo e risento la caduta, il suono della moto che striscia sull’asfalto, i soccorsi, l’ambulanza. Non so come arrivai in garage, non lo ricordo. So solo che sono giorni che non prendo la moto.

Racconto la faccenda agli amici biker, che mi rincuorano, passerà vedrai ci vorrà solo un po’ di tempo, porta pazienza, “lo shock ti è rimasto dentro”. Ma non voglio aspettare, telefono all’omeopata, e la brava dottoressa, ascoltata la mia storia, mi prescrive subito la medicina, quella che ho appena cominciata. Arnica, per la contusione e soprattutto per il trauma psicologico subito. Dieci giorni dopo. Eccomi di nuovo in sella, polso risanato e soprattutto mente sgombra da ogni timore. 

Guido come al solito … ma… come dice il detto: “Casco ben allacciato, fari accesi anche di giorno e… prudenza… sempre!” 

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