Un italiano su tre, tra chi ha superato i 65 anni, ha oggi bisogno di un aiuto per affrontare la vita quotidiana. È il dato che apre il Rapporto «Invecchiare nell’Italia della longevità. Come costruire un Paese a misura di anziani», presentato dal Censis a Roma il 2 luglio scorso, e che restituisce l’immagine di una fragilità in crescita costante da due decenni.
Un bisogno che raddoppia
Il 36,6% degli over 65 dichiara di avere bisogno di qualche forma di sostegno nella vita di tutti i giorni, pur restando formalmente autosufficiente. Nel 2006 questa quota si fermava al 18,3%: in vent’anni il dato è dunque raddoppiato. Al 31,7% capita di avere bisogno di aiuto solo occasionalmente, mentre al 4,9% accade spesso, per via di difficoltà più marcate nelle attività ordinarie. Chi si definisce totalmente autosufficiente è oggi il 62,0% degli intervistati, contro il 78,8% di vent’anni fa: 16,8 punti percentuali in meno. L’1,4% si dichiara invece completamente non autosufficiente.
Accettare la vecchiaia, non combatterla
Il Rapporto racconta anche un cambio di sguardo sulla longevità. L’89,6% degli anziani intervistati ritiene che il declino fisico non si possa fermare, per quante cure ci si dedichi. Il 79,3% si è ormai rassegnato al fatto che alcuni cambiamenti legati al tempo siano irreversibili. Per il 79,8% degli intervistati, accettare la vecchiaia come condizione permanente aiuta a dare più valore al presente. Emerge così una consapevolezza distante dalla retorica della longevità attiva e della performance a ogni età, e più vicina a un’idea di vecchiaia da abitare con realismo. Interessante anche la percezione soggettiva della soglia d’ingresso nella terza età: gli anziani la collocano in media a 76,7 anni. Per il 69,4% degli intervistati si diventa anziani quando si perde l’autosufficienza, per il 24,9% con la morte di amici e coetanei, per il 22,3% con la scomparsa del coniuge. Solo l’8,0% indica il pensionamento come spartiacque. Più che la morte, a spaventare gli anziani italiani è la prospettiva di dipendere dagli altri: lo teme l’82,8% degli intervistati, contro il 33,5% che indica invece la paura della morte. Solo il 16,5% si dice interessato a vivere fino a 120 anni. Per chi ha superato i 65 anni conta molto di più la qualità della vita che la sua durata, e soprattutto la possibilità di mantenere autonomia e controllo sulle proprie scelte.
La famiglia resta il primo presidio di cura
Quando arriva il bisogno di aiuto, il sostegno principale continua ad arrivare dalla rete familiare. Il 52,7% degli anziani conta sui figli, il 49,6% su coniuge o convivente, il 16,0% su altri parenti. Amici e conoscenti vengono indicati dal 10,8%, mentre le badanti rappresentano un riferimento per il 7,0%. Solo l’1,9% può contare su infermieri o assistenti domiciliari delle strutture pubbliche, un dato che segnala quanto la rete pubblica di assistenza domiciliare resti marginale nel sistema di cura reale degli anziani italiani. Il 7,8% degli intervistati dichiara di non avere nessuno su cui contare, e affronta da solo ogni difficoltà. Al 62,3% degli anziani capita, con diversa frequenza, di sentirsi solo: sempre o spesso per l’8,9%, qualche volta per il 22,8%, raramente per il 30,6%. Il 37,7% dichiara invece di non provare mai questa sensazione. Il dato più concreto riguarda però le condizioni abitative: vive solo il 29,5% degli anziani, quota che sale al 37,0% tra chi ha almeno 75 anni e arriva quasi a un caso su due, il 49,9%, tra chi ha superato gli 85 anni.
Il Paese più longevo d’Europa
I numeri del Rapporto si inseriscono in una trasformazione demografica profonda. Le persone con almeno 65 anni rappresentano oggi il 25,1% della popolazione italiana, la quota più alta tra i Paesi dell’Unione europea. Tra il 1951 e il 2025 i minori fino a 17 anni sono diminuiti del 38,8% e i giovani tra 18 e 34 anni del 18,9%, mentre la popolazione con almeno 65 anni è cresciuta del 248,6%. Le proiezioni al 2050 indicano che gli anziani in Italia saranno oltre 18,9 milioni, pari al 34,6% della popolazione totale, più di un italiano su tre. Il Rapporto, curato dalla ricercatrice Chiara Ryan dell’area Consumi mercati e welfare del Censis, è stato discusso a Roma da Elsa Fornero, Emanuela Notari, monsignor Vincenzo Paglia e Alessandro Rosina. I numeri presentati compongono un quadro che chiama in causa non tanto la durata della vita degli italiani, quanto la capacità del Paese di costruire, negli anni a venire, servizi e reti di prossimità capaci di affiancare la famiglia nella cura di chi invecchia.
LEGGI ANCHE: Il caldo accelera l’invecchiamento cellulare: nuovo studio americano


Redazione




