Cosa deve sapere un paziente che si cura con la Medicina Omeopatica

Ho tardato un po’ a riscrivere perché so che tutti avete poco tempo e non desidero soffocarvi con un eccesso di riflessioni. Eccomi a rifelttere ancora su un paio di aspetti di grande importanza, rispetto alla conoscenza che offre l’Omeopatia. Non solo come Scienza e Arte ma, principalmente come sapere generale per l’essere umano. CI sono alcune cose significative per poter riflettere sulla salute e sulla malattia.

Cosa significa, dal punto di vista concreto, la “Legge di Similitudine” scoperta da Hahnemann? Qual’è il senso e il significato di “totalità” che continuamente si definisce in Omeopatia e perché?

La grande rivoluzione dell’Omeopatia consiste nell’aver trovato il modo di identificare lo stimolo giusto per scatenare la reazione curativa dall’interno della totalità del paziente. Aver scoperto, in modo scientifico e certo, come somministrare ciò che è necessario rispetto alla richiesta dell’organismo. Manifestato attraverso la serie di sintomi che esprimono ciò che noi chiamiamo malattia. Dico scatenare perché una volta che il rimedio (lo stimolo) fa saltare la struttura della malattia (la deviazione), si apre una successione di reazioni a catena impercettibili per il paziente. Inizia una progressione continua fino a quando si sarà restituito l’equilibrio, ossia ciò che chiamiamo salute. La conseguenza sarà il benessere, il recupero ordinato (secondo ogni paziente), della sua vitalità fisica, psichica e dell’anima, con l’apertura della sua dimensione più profonda (spiritualità) da cui emergono la creatività, il senso di essere chi si è e il piacere di sè stessi.

Non mi stancherò mai di ripetere la centralità della Sperimentazione sull’Uomo Sano. Questa intuizione iniziale offre vari punti fermi per le riflessioni e le conclusioni. Attraverso la Sperimentazione si scoprono e dimostrano una serie di Leggi, Principi e regole necessarie a scatenare con certezza la reazione curativa dall’interno dell’individuo. Quella reazione mossa dalle sue Forze Vitali. Possiamo, grazie a questi principi verificare il compimento della cura delle malattie di ogni uomo che soffre, di ogni paziente.

La legge di similitudine

Nella Legge di Similitudine si enuncia: “il simile si cura con il simile”. Fu Hanneman a scoprire la legge e le condizioni della Legge, consegnata al paragrafo 26 dell’Organon dell’Arte di Curare (6a Ed.): “Una malattia dinamica nell’organismo vivente si vince e distrugge in modo duraturo attraverso un’altra più forte, sempre che questa, senza dover essere necessariamente della stessa specie, le somigli molto nel modo di manifestarsi”. Questo enunciato ha una conseguenza concreta dal punto di vista del trattamento: “una sostanza medicamentosa è capace di curare nel paziente solo ed esattamente ciò che è stata capace di produrre nello sperimentatore”. Si intende per sostanza medicamentosa qualsiasi sostanza che non sia alimento, per tanto capace di alterare in un modo specifico il funzionamento dell’organismo nella sua totalità, pur agendo maggiormente, o in modo predominante, alterando certe specifiche funzioni od organi.

L’unicità degli individui si esprime nella totalità delle reazioni

Una persona si brucia una mano cucinando o lavorando con una saldatrice. Questa non è una malattia, è un incidente. Ma se la bruciatura è molto grave, il dolore diventerà sofferenza perché non solo si sente la mano ardere, si gonfia e suppura, ma impedisce anche di vivere la quotidianità nel modo abituale. Impedisce di essere autonomi e cavarsela completamente da soli. Nel caso questa persona fosse un musicista, si troverà nell’incapacità di sviluppare la sua vocazione – oltre alle sue abituali responsabilità – e se la situazione fosse così grave da non recuperare la mobilità della mano, potrebbe frustrare definitivamente la sua carriera e la sua vita. La logica conseguenza porta ad una depressione, che può giungere fino al desiderio di morire o avere l’impulso al suicidio.

Attraverso questo esempio si può ben comprendere il conflitto e il senso di “totalità” scoperto attraverso la Sperimentazione Pura. Come dire: siamo Uno e questa unità gerarchizzata e inseparabile reagisce unanimemente di fronte a qualsiasi conflitto vitale.

Un rimedio davvero omeopatico sarà quello che darà al paziente ciò di cui ha bisogno. In un primo momento avrà bisogno di medicamenti la cui azione immediata agisce sulla bruciatura, con la similitudine propria del tipo di bruciatura verificatasi. Una bruciatura d’acqua bollente non è la stessa causata da una plastica incendiata. Non sono uguali cera e olio, ecc..  Da Belladonna a Cantharis, ad Arsenicum Album, in Omeopatia c’è un’infinità di rimedi. Uno più simile dell’altro a seconda del tipo di bruciatura e fase di evoluzione.

Passando un po’ di tempo, ogni individuo reagirà alle difficoltà del nuovo stato in modo diverso: chi sarà indignato con la Vita per l’incidente, chi piangerà o si lamenterà tutto il giorno; altri impazientemente cercheranno soluzioni andando di medico in medico a sentire cosa dicono e verificare se ce ne sia uno con la risposta migliore. Altri entreranno in un pessimismo totale preferendo di morire, ecc…

Individuare il simile che attiva la reazione individuale e specifica

Di fronte alla reazione della totalità della persona, tutti comprendiamo che l’ideale sarebbe dare “qualcosa” che sia capace di far superare e risolvere la situazione della persona che soffre. Di restituirlo alla vita, nonostante la difficoltà concreta della sua bruciatura. Questo “qualcosa” tanto preciso e necessario è esattamente il similimun o rimedio omeopatico. Quello e solo quello capace di soddisfare la Legge di Similitudine. Quello che ha dimostrato, attraverso la sperimentazione, di essere capace di rispondere esattamente al diverso modo di soffrire di ognuno per lo stesso incidente. Ogni individuo reagisce e patisce in modo diverso alle stesse situazioni. Compiendo così, le Leggi di Analogia, Risonanza e Similitudine.

Detto ciò, si comprende bene che la soluzione non è dare un anti-infiammatorio, anti-piretico, anti-depressivo, anti- …anti…anti, volendo eliminare il dolore ed eliminando allo stesso tempo tutti i meccanismi propri della Natura propri della persona che soffre. Questi si stanno organizzando per restaurare il suo equilibrio nel modo più veloce, facile e con il minor danno possibile all’interno di quella situazione, grazie al Principio Vitale e alle Forze Vitali intrinseche di ogni essere vivente.

La sostanza – e persino gli stimoli energetici, vibrazionali e di biorisonanza – per quanto vengano considerati naturali o lo siano, sono ciechi. Vengono presentati come “non dannosi” perché non sono chimici, così come gli integratori biotonici, stimolatori del Sistema Immunitario ecc.., ma sono inadeguati alla totalità dell’individuo e, al limite, serviranno ad alleviare un po’, a consolare il paziente. In qualche caso potranno restituire qualche elemento di cui – per mancanza di igiene della vita – il paziente scarseggiava, ma mai saranno capaci di attivare la risposta curativa. La riflessione che emerge dalla Sperimentazione Pura (esigenza della Scienza) è che:

“Una sostanza è capace di curare nel paziente solo ciò che è stata capace di produrre nella Sperimentazione Pura nell’Uomo Sano”.

Questa è esperienza ripetuta, e questa è la Legge della Cura.

In funzione di questa verità scientifica sulla possibilità di risposta – che con la metodologia e la dottrina della Scienza Omeopatica contiene tutta una serie di Principi, Leggi e regole organizzate, grazie alla quantità di medicamenti sperimentati e alla molteplicità delle loro potenze e modi di agire – diventa veramente interessante per ogni paziente saper riconoscere e osservare la serie di sintomi e segni che costituiscono quella “totalità” della propria sofferenza.

Cosa deve saper riconoscere un paziente che si cura con l’Omeopatia?

-1- Che deve usare le parole normali che usa. Nessun termine strano. Le cose sono come SONO.

-2- Sintomi PREDOMINANTI, vale a dire, ciò che gli sta complicando di più la vita, sia fisicamente che emozionalmente o mentalmente. Può essere una grande perdita di memoria o attenzione, come un’emorragia, come un dolore al cuore, una grande pena o un grande rancore.

-3- Sintomi STRAORDINARI, ossia, sensazioni o sentimenti nuovi, che non aveva avuto da tempo e che da un certo momento, con ragione o senza ragione apparente, hanno cominciato a manifestarsi. Può essere tutto: un’insonnia pertinace, come un pizzicore insopportabile.

-4- Sintomi PECULIARI o, detto in un altro modo, modalità e peculiarità della manifestazione di ogni sintomo. Per esempio: ansia accompagnata da sudore alle mani, freddo e tremore. L’ansia si ripete da 6 mesi la notte alle 3 e lo sveglia con palpitazioni al cuore. Un altro esempio potrebbe essere mal di testa alle tempie come un chiodo che si irradia in tutta la testa prima delle mestruazioni, con malumore e desiderio di star sola, con nausea e aumento progressivo fino a quando dorme. Miglioramento totale dormendo.

-5- Sintomi STRANI o SINGOLARI. Son quelle cose strane che succedono e non si sanno mai spiegare e che, tuttavia, sorprendentemente sono state riferite dagli sperimentatori durante la Sperimentazione Pura delle diverse sostanze. Per esempio: sensazione di frullio nei polmoni quando si sta per cadere nel sonno, oppure sensazione di essere bagnati con acqua calda quando si diventa ansiosi, oppure ancora sensazione che gli corra qualcosa come piombo bruciante giù per la colonna vertebrale, di notte.

Con questa informazione elementare credo sarà più facile per tutti voi assumere il compito necessario prima di andare alla visita dal medico omeopata. In realtà, il medico omeopata ha bisogno di un’informazione chiara, esatta e precisa che non è un’informazione “intellettualizzata o interpretata” dal paziente. Le persone più semplici hanno maggior facilità a riconoscere ciò che gli capita rispetto alle persone di cultura media. E non sempre si devono spiegare conflitti profondi dell’anima.

Per fortuna con l’Omeopatia Classica si può prescrivere senza necessità di spiegazioni. Per esempio, in un neonato o una persona che è in coma, o in creature con sindrome di Down e altre situazioni simili, il medico – conoscitore della sua professione – saprà ottenere l’informazione “necessaria e sufficiente” per poter prescrivere bene il simillimum. L’informazione si otterrà dal corpo e da qualche sintomo emozionale che si lasci intravedere nel paziente: espressioni di tristezza, lamenti, pianti, serietà, assenza, ecc.. CIO’ CHE DOVREBBERO OSSERVARE LE MADRI NEI LORO FIGLI PICCOLI, per poter riferire bene al medico omeopata quali siano le manifestazioni che accompagnano la febbre – che tanto spaventa – o le dermatiti atopiche – che sono così noiose e disperanti.

Solo per fare alcuni esempi:

se un bambino comincia ad avere la febbre, la prima cosa da fare è osservare il tipo di febbre e tutto il resto. La febbre è un meccanismo di difesa e nei bimbi, che son pieni di energia di crescita e di adattamento, può venire perché hanno sofferto cose che non potevano risolvere. A volte la febbre viene perché hanno avuto una discussione con qualche compagno e ciò ha significato, anche inconsapevolmente, la prima delusione d’amicizia. Il bambino non dice queste cose, lo dice il suo corpo.

Gli viene la febbre, ma è una febbre con delirio, con espressione di angoscia. E’ accompagnata da freddo o da caldo, è bruciante, intensa o torpida, a volte silenziosa; con sete o senza sete, con fame o senza fame. Con brividi o senza. Brividi che lo scuotono o che iniziano nella schiena o nelle braccia, o nello stomaco. Con sonno o agitazione. Con affaticamento, sfinimento o sovreccitazione, ecc.. Questo e tutto ciò che è nuovo nel quadro ed è ciò che devono osservare la mamma e/o il papà, per poter dare una informazione chiara sulla situazione.

Mi permetto di ricordare che i batteri, i virus, ecc… non sono la causa delle malattie, ma i “postini”. Sono quelli che portano il messaggio sulla gravità della situazione del disequilibrio e della profondità della trasformazione e conflitto che il bimbo sta soffrendo. Una volta attivata la reazione curativa, i virus, germi, ecc… non possono vivere nel terreno restituito e scompaiono così come sono venuti. Di fatto, quando il terreno della totalità del paziente è restituito se si rifanno le analisi la risposta sarà negativa. Non ci sono più e tutto si conferma in ordine.

Comprendo molto bene l’enorme difficoltà implicita in questi cambi di criterio perché, in verità, “l’abitudine è una seconda natura” e siamo troppo abituati, da molto tempo, a considerare il corpo come una somma di organi, non come una totalità e di conseguenza ci pare normale prendere qualcosa per il fegato, qualcosa per dormire, qualcosa per evacuare, qualcosa per calmarci. Come dire tutto un modo di procedere, naturale o artificiale, energetico o corporeo, ma che è fondamentalmente pre-omeopatico, prima della rivoluzione dell’Omeopatia.

Qualcosa di meccanico o parziale, capace di procurare un benestare, più o meno di base, quando è una risposta ad una mancanza di igiene ma, frequentemente, è anche capace di complicare la patologia pre-esistente o, a volte, capace di alterare l’organismo obbligando i pazienti alla sperimentazione di sostanze sconosciute o estranee sperimentando stimoli, proprio perché ciò che si è assunto non è alimento e quindi agisce in modo inadeguato anche se la persona o il terapeuta è molto ben intenzionato. Mai queste sostanze saranno capaci di stimolare la reazione curativa dall’interno individuale del paziente, con la chiarezza, esattezza e precisione necessaria, ossia ciò che realmente determina la risposta curativa, sulle cui caratteristiche continueremo nelle prossime lettere. Per tutto ciò, fin dall’inizio, l’Omeopatia si è chiamata medicina della persona, medicina del terreno.

 

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