La malattia e le relazioni sociali: Il caso della piccola Agata

Il caso della giovane Agata, in cerca di amiche sincere più che di competizione.

Continuando il discorso e l’esempio portato nell’ultima riflessione, ricordiamo il problema presentato nella visita della paziente di 11 anni con le sue coliche addominali. Approfittiamo della dottrina e del metodo omeopatico per dimostrare anche come viene fatta una storia clinica  in omeopatia. Facciamolo brevemente, rimannendo nello spazio di questo articolo.

La famiglia della giovane paziente si è avvicinata all’omeopatia perché non ha avuto buoni risultati con la medicina tradizionale dopo oltre un anno di trattamento, con cure diverse. I genitori portano la giovane a visita, come ultima possibilità, perché – dicono – non vogliono darle sedativi.

Alice è di una statura normale, paffutella, ma atletica, sana. L’espressione è più tesa che  sofferente.  Si stringe la bocca con rabbia inconscia, cerca di stare zitta davanti a sua madre. Questa, è una signora matura, gentile, con un atteggiamento educato e formale, evidentemente di un livello sociale medio-alto e “politicamente corretto”. L’espressione fisica statica della ragazza, cioè quello che si vede guardando il suo corpo, non indica alcuna lesione alla sua struttura. Cioè, il corpo non è piegato, attorcigliato, con difetti.

Sembra sana. Tuttavia, la sua posizione di tensione, forzata, e il suo volto esprimono bene quello che poi ci dirà piangendo con rabbia e ira. La sua espressione fisica coincide con la dinamica della sua sofferenza. Questo rapporto ben espresso di coerenza tra la sua statica e la sua dinamica denota che ha una buona forza vitale e un buon principio vitale strutturale. La guarigione può essere pronosticata con semplicità.

Indagare a fondo per comprendere nell’insieme

Nel racconto della sua biopatografia (cioè nella sua storia patologica, nei differenti aspetti della sua vita: sviluppo fisico, sofferenze, attitudini e condotta, la sua storia personale di sofferenza, si ottiene l’informazione che è la seconda di due fratelli. Il primo è maschio, due anni più vecchio di lei. Amichevole e di buon umore, ma nervoso. Sano. Il padre, fisicamente sano, è un ingegnere affettuoso ma rigido che dà totale importanza a tutto ciò che è  socialmente stabilito. La madre ha sofferto di coliche biliari, perdite e dismenorrea fin dalla giovane età. Dominante e orgogliosa mentre parla. I nonni materni e paterni fisicamente sani dicono, ma aggiungono, in questa prima visita, che non hanno alcun desiderio di parlare di brutte storie familiari (evitando il discorso).

Il parto è stato naturale dopo una gravidanza sana. La paziente è nata bene e si è sviluppata bene. È stata vaccinata con i vaccini obbligatori dell’epoca (trivalente) e non sembra abbia avuto alcuna reazione, eccetto un cambiamento nel comportamento, nel benessere. E’ diventata più inquieta e dormiva meno pacificamente.

All’età di 11 anni, non ha ancora avuto il menarca (prime mestruazioni).

La ragazza viene con dolori, coliche intestinali, crampi che vanno e vengono e la piegano e si contorce.  Iniziano la mattina da quando si alza e deve andare a scuola. A volte i dolori la svegliano. Molte volte i genitori devono andare a scuola a prenderla perché piange e non sopporta il dolore. A volte si dispera dal dolore. Spontaneamente non sa dire altro. Quando gli viene chiesto, risponde che il dolore è accompagnato dal desiderio di evacuare. A volte dolore pungente nel retto. Molte volte conati e vomito con dolori. A volte comunque vuole evacuare e non può. Vuole solo spingere (tenesmo). Più freddolosa quando sta male.

È sempre stata esigente, determinata e testarda. Emotiva e amichevole.  Comunicativa ed entusiasta. Giocosa. Abbastanza disciplinata e ordinata con le sue responsabilità.

Ha iniziato a cambiare da 1 anno. Ora è intollerante e critica. È sempre di cattivo umore e irritabile. Discute e polemizza su ogni cosa.  La famiglia lo attribuisce al cambiamento per la pubertà, tuttavia, tutto è iniziato dopo litigi continui a scuola con i compagni di classe e con le insegnanti perché erano interessati solo ai voti ed all’aspetto fisico. Iniziò a protestare e fu gradualmente esclusa dalla sana amicizia che era fondamentale per lei a causa del suo carattere e della sua affettività. Da lì tutto ha cominciato a complicarsi con i sintomi fisici e le visite mediche continue.

Il conflitto esistenziale che si nascondeva all’interno dei dolori e del quadro patologico, per cui è venuta a visita, è stato un conflitto di “salute”, come avevammo dimostrato (non le piace la scuola che frequenta. Lì tutto è competizione, non c’è amicizia, nulla è condiviso. È consuetudine deridere e disprezzare gli altri, credendosi superiori. Non si gioca, non si possono avere amicizie.  Tutto è stupido e non vuole continuare ad andarci.

Logicamente, la famiglia, convinta di procurarle un buon futuro, dice che “è un bene continuare ad andare a scuola anche se lei la vive male”, il che è abbastanza comune. Al di sopra della sana richiesta della ragazza ci sono le esigenze della comunità e i doveri sociali, focalizzati su un futuro determinato dai genitori, in parte con la logica, ma in parte “senza visione” della realtà. Senza calcolare il danno “a posteriori”. C’è una cecità generale nel fornire soluzioni alle esigenze umane al di là di ciò che è socialmente “stabilito”.

Quale dovrebbe essere la soluzione?

Il rimedio omeopatico “simile” sarebbe riconosciuto da qualsiasi medico omeopatico in qualsiasi parte del mondo: Nux vomica.  La potenza e il dosaggio dipenderà dall’intento terapeutico. Considerando che si tratta di un quadro persistente ma abbastanza nitido e recente, ho deciso di dare 200k 3 granuli mattina e sera per circa 3, 4 giorni. E di farle portare il rimedio a scuola ed assumerlo se ha una crisi durante la mattina.  Ho chiesto che mi informino dei risultati. Dopo una settimana i dolori erano passati.

Ma… questo è tutto?  Cosa dobbiamo aspettarci dal rimedio?

Come abbiamo sempre detto, il rimedio omeopatico non è somministrato per eliminare i sintomi. I sintomi sono l’informazione per scegliere bene il rimedio omeopatico.   Una volta somministrato, il rimedio agisce immediatamente come una carambola nel biliardo attivando la Forza Vitale e scatenando in modo chiaro, esatto e preciso la reazione curativa della totalità. Cioè, dà alla persona la capacità di raggiungere i fini immediati e ultimi della propria esistenza, di riconoscerli e affinché trovi, nella complessità della vita, il modo per identificare e lottare per ciò che le appartiene, insieme alla restituzione possibile della normalità fisica.

Quali effetti produce il rimedio?

Ciò che dovremmo aspettarci dal rimedio non sarà solo la scomparsa dei sintomi, ma anche la risoluzione del conflitto. La proposta dei genitori è la “necessaria rassegnazione alla realtà sociale”. La ragazza avrebbe comunque altre opzioni:

  1. Convincere i genitori sull’opportunità di farle cambiare scuola, cercando una scuola con una filosofia più umanistica, piuttosto che continuare in quella scuola VIP dagli elevati standard della domanda sociale e vitale.
  1. Trovare in parallelo altri tipi di gruppi e di attività che siano più in armonia con la sua natura, come fare teatro o danza. Il canto o altre attività manuali e artistiche dove la ragazza possa  meglio rappresentata.
  1. Trovare un equilibrio tra le cose buone che la scuola offre e sapere come prenderle e apprezzarle, allontanandosi dalle persone e dai modi che rifiuta. Indubbiamente ci saranno altre ragazze sensibili e umane come lei che forse non può vedere attraverso la sua natura censuratrice ed esigente.

 

Bene! Detto questo… aspetteremo di vedere lo sviluppo nei prossimi articolii.

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