Lettera di Francesco Eugenio Negro
Sabato 25.04.2026
«Caro Carlo,
ti trasmetto le mie sensazioni a caldo. Puoi farne l’uso che credi.
Un concerto raggiunge il successo quando all’interpretazione musicale si unisce l’attenzione del pubblico.
Alla LUIMO il 24 aprile un’organizzazione e una tempistica perfetta, hanno reso la presentazione di Rivista omiopatica di Gioacchino Pompili, un evento.
Da Presidente della LUIMO, hai moderato, da grande direttore, l’orchestra preparata da Giuseppe Spinelli.
La nuova collana editoriale, importante riconoscimento della golden age dell’omeopatia italiana dell’800, è stato il trigger che ha stimolato a parlare di medicina, mettendo in evidenza il vero e unico protagonista: il malato, colui che chiede aiuto, che desidera che ci si prenda cura di lui.
La medicina è prendersi cura.
La dicotomia allopatia e omeopatia, si fondono in medicina della persona, una lettura della complessità di corpo, mente e spirito.
Gennaro Rispoli ha messo, sapientemente, in evidenza la spiritualità e l’importanza che essa ha nel mantenere e ripristinare la salute.
Se la medicina accademica si basa, come afferma, sull’evidenza, si potrebbe dire che l’omeopatia si fonda sull’esperienza.
L’esperienza medica in omeopatia si fa evidenza, ma questa è individuale.
Nasce dall’ascolto della persona che manifesta la propria singolare sofferenza.
La terapia, così, non è un rapporto determinato di causa effetto, ma è soggetta a variabilità individuali dove l’esperienza del medico risponde alla sintomatologia personale del paziente.
Ascolto, che si fa attesa paziente nel medico che deve gestire il proprio silenzio attendendo con interesse e curiosità la parola dell’altro.
Curiosità e dubbio i due momenti che porteranno alla prescrizione della terapia più idonea, qualunque essa sia.
Ogni visita è una pagina bianca da riempire con la propria conoscenza scientifica di medico che vuole aiutare prescindendo dalla terapia (mezzo), guardando solo al fine che è, come scrive Hahnemann nel primo paragrafo dell’Organon: rendere sano il malato, ovvero come si dice, guarirlo.
Solo da poco tempo l’Accademia parla di individualità, di rapporto con il malato, magnificando tutto questo come una svolta umanizzante.
Chi si interessa di omeopatia come medicina della persona, ovviamente gioisce, perché questo modo nuovo di pensare è la conferma dei principi che la metodologia omeopatica insegna da oltre duecento anni.
La verità è una, e prescinde dalle divisioni settarie.
Chi pratica la medicina, con il fine supremo di ridare la salute con il principio di “primum non nocère, anche se appartiene all’Accademia, applica sani principi universali che prescindono da definizioni settarie di metodologie, essendo soltanto principi giusti.
L’uomo nella singolarità del suo essere è l’unica ragione del perché siamo medici.
Un abbraccio,
Francesco Eugenio Negro»
Pubblico su questo Redazionale del lunedì, queste amabili e nobili considerazioni che ho ricevuto, via mail, da Francesco E. Negro, il giorno successivo all’evento del 24 u.s., relativo alla presentazione della “Raccolta dell’archivio di Gioacchino Pompili” ideata ed iniziata proprio dal Maestro Negro.
In realtà Francesco Negro ha delle qualità, a lui forse sconosciute perché spontanee, di tradurre e di svelare al prossimo le ovvietà di un mondo reso incomprensibile alla luce dei preconcetti sempre più strutturati del vivere comune e di idee comuni e di verità comuni volatili e superate dalla nuova e incalzante suggestione del pensiero di gruppo in una sorta di interferenza continua della ragione speculativa vuota, sull’intelletto che caratterizza il sé.
Il Nostro argomenta con esempi semplici, familiari, e traduce tutto come se si parlasse del piatto di maccheroni, come parafrasava all’occorrenza il mio amato e seguito Professore di Filosofia, Francesco Ferone, del Liceo della S.M. Nunziatella.
In realtà, ascoltando Francesco Eugenio Negro, viene da dire: lo sapevo, è così semplice, è ovvio.
Sì, perché il Maestro non dice cose nuove, non servono, come non serve al cromosoma incompiuto dello scimpanzè, o del gorilla di turno, conoscere o riconoscere quella parte che non gli appartiene (?)…
Il Maestro può solo risvegliare e svelare ciò che è già in nuce nell’allievo; nel suo potenziale di consapevolezza più che proporre una somma di concetti senza l’anima che li rende coerenti; come Aristotele identificò nel suo concetto di forma, che era lungi da una somma e più vicino ad una essenza… come nell’olismo…
Potenziale umano velato dal rumore di fondo e dalla nebbia dell’ignoranza che delega “il così si fa” alla moda di turno.
La consapevolezza, che ha sede nell’intelletto, solo quando è libera dalla suggestione esterna, ri-conosce, per affinità elettiva, il senso delle cose!
Il 24 u.s., il pubblico in sala era stato selezionato attraverso inviti mirati, come pure chi si collegava, oltre 100, doveva farne richiesta esplicita dando la propria mail alla nostra segreteria.
I miei riferimenti in sala, scappato Francesco, causa orario treni per Roma, sono stati entusiasti di avere avuto l’opportunità di ascoltarlo.
Tra tutti ho scelto una frase che trascrivo, tralasciando le note ed i saluti personali. La nota mi è arrivata in serata via wapp: “Tutto perfetto, organizzazione eccellente, relatori da lasciare senza parole…”: da parte di una nota intellettuale e professionista di esperienza, presente in sala.
Sì, perché il 24 u.s., per rendere più esplosiva la miscela, se possibile, ed è stata una sorpresa dell’ultima ora per Negro, ho inseguito (telefonicamente) per richiederne la presenza, il Prof. Gennaro Rispoli, storico raffinato ed eccelso della medicina, e referente dell’area di Santa Maria della Pace, compresa La Sala/Chiesa del Lazzaretto, sotto la tutela dell’Unesco a Napoli.
Rispoli, fine ed abile conferenziere si è inserito nel racconto del Negro, senza attrito, e le due narrazioni sono confluite unitariamente rafforzandosi l’un l’altra, suonando così un unico spartito, usando la metafora dell’orchestra, proprio della lettera di Francesco Negro.
A presto, se possibile,
Carlo Melodia
P.S.: Naturalmente e doverosamente un plauso va a tutta l’organizzazione resa possibile dalle nostre gentili e accoglienti segretarie Pina e Valeria, al supporto irrinunciabile della signora Titina, a chi ha gestito la parte tecnica delle riprese, alla dottoressa Daniela Bolignano che ha gestito il rapporto con il pubblico dosando le richieste, al coordinamento generale di “Peppino” Spinelli che, nonostante sia un noto tifoso del Napoli, ha rinunciato a vedere la partita, risucchiato nel traffico Napoli-Sorrento.
Un ringraziamento, particolare, va a Flora Rusciano che da volontaria, per la LUIMO, ogni lunedì, alle otto e mezza, si impegna a pubblicare i nostri editoriali, lavorando di domenica sera anche nella correzione. Spesso la impegno anche il lunedì mattina all’alba, quando, rileggendo un articolo, mi accorgo di avere saltato punteggiature o aver saltato un riferimento citato, oppure trascritto una data sbagliata: ma spesso la sua attenzione mi aveva preceduto. Scusa Flò e grazie per la pazienza!








