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15 Luglio, 2025

Ludwig von Bertalanffy alfiere della Complessità e del Pensiero Sistemico

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Ludwig von Bertalanffy (1901-1972) è stato un biologo austriaco. Attento alla possibilità di considerare la vita dal punto di vista della fisica, è stato tra i primi ad elaborare, fin dalla prima metà del secolo scorso, una Teoria Generale dei Sistemi: dove sia possibile, oltre l’approccio meccanicistico-deterministico, cogliere l’emergenza di un sistema come qualcosa che abbia proprietà non riconducibili a quelle dei suoi elementi. Più che gli elementi contano le relazioni tra di loro; e nel rilevare queste relazioni emergono anche degli isomorfismi tra sistemi differenti. Questa teoria diventa un elogio ed un invito alla interdisciplinarità ed al pensiero olistico ed analogico.
La teoria dei Sistemi con Bertalanffy nasce come una matematica della complessità, ma ha fin da subito chiaro il suo progetto di una sorta di nuovo umanesimo.

Sistemi ovunque

“Il pensare in termini di sistemi gioca un ruolo dominante in un ampio intervallo di settori che va dalle imprese industriali e dagli armamenti sino ai temi più misteriosi della scienza pura.” La cibernetica e l’automazione ne discendono. Ma questa teoria è anche una rivoluzione epistemologica, un cambiamento di paradigma. “Non si tratta unicamente di una tendenza, interna alla tecnologia, a costruire cose più grandi e migliori… si tratta di una modificazione nelle categorie fondamentali del pensiero, e la complessità della tecnologia moderna non ne costituisce che una manifestazione – e forse non è nemmeno la più importante. In un modo o nell’altro, siamo obbligati a trattare, in tutti i settori della conoscenza, con delle complessità, con degli interi, con dei sistemi. E questo implica un riorientamento di base nel pensiero scientifico.”

La fisica ha bisogno di pensare oltre la relazione isolata di due soli elettroni tra di loro; la biologia molecolare ha bisogno di una biologia organicista; la psicologia non può essere ridotta agli schemi meccanici del comportamentismo; i fenomeni sociali stessi devono essere considerati come dei sistemi. Ne consegue quasi una sorta di Filosofia della Storia: “Sembra che gli eventi implichino ben più che semplici decisioni ed azioni individuali, e che siano invece determinati, in modo prevalente, da sistemi socio-culturali, siano questi pregiudizi, ideologie, gruppi di pressione, tendenze sociali , crescite e decadenze di civiltà o altro.” La nostra stessa incapacità di trarre le giuste conseguenze e risoluzioni dalla consapevolezza di una crisi climatica, può essere spiegata in termini sistemici.

La scienza non può più essere pensata come analisi di processi lineari. Le relazioni tra gli elementi di un sistema sono complesse e retroattive.
La fisica non può più risolvere i fenomeni in eventi locali; la concezione organicista è basilare per la biologia moderna; la psicologia della gestalt dimostra l’esistenza ed il primato di irriducibili complessità psicologiche; così come infine il modello sistemico, nelle scienze sociali, sta sostituendo il paradigma atomistico dell’Uomo Economico.

“In questo senso noi postuliamo una nuova disciplina che chiamiamo Teoria generale dei sistemi”. “Una conseguenza dell’esistenza di proprietà generali dei sistemi consiste nella comparsa di similarità strutturali, o isomorfismi, in campi differenti. Si hanno delle corrispondenze tra i principi che governano il comportamento di entità che sono, intrinsecamente, molto diverse tra di loro”.

I sistemi viventi in particolare sono sistemi aperti anentropici in grado di scambiare informazioni e di prendere decisioni. L’interdisciplinarietà deriva proprio dal poter collegare il regno deterministico della causalità a quello contingente della finalità. “La società umana non è una comunità di formiche o di termiti, governata da un istinto intrinseco e controllata dalle leggi della totalità sovraordinata; essa si fonda sulle realizzazioni dell’individuo, ed è condannata se l’individuo è reso pari a un ingranaggio della macchina sociale.”

La vita come sistema aperto

Alla teoria meccanicistica può sfuggire la differenza tra un organismo normale, uno malato ed uno morto. L’ordine del vivente non è riconducibile a quello di una macchina. “Una struttura dell’organismo organizzata come una macchina non può costituire la ragione ultima dell’ordine dei processi della vita, in quanto la macchina stessa si mantiene in un flusso ordinato di processi. L’ordine primario deve pertanto trovarsi nel processo stesso.”

I sistemi viventi sono sistemi aperti. “Un sistema aperto è definito come un sistema che scambia della materia con l’ambiente circostante, esibendo la capacità di importare ed esportare materiali e di operare nel senso di produrre e distruggere strutture con i propri componenti materiali”. Nel processo stesso dei sistemi viventi c’è la possibilità di far decrescere l’entropia. “Gli organismi viventi si mantengono in uno stato di ordine elevato e di improbabilità, e possono addirittura evolvere verso valori crescenti della differenziazione e dell’organizzazione”. La morfogenesi è il più complesso esempio di questa specificità del vivente.

La relazione lineare tra due variabili non è sufficiente a spiegare e comprendere un sistema aperto: nell’organizzazione dinamica dei processi sono invece determinanti i principi di interazione multivariabile e di differenziazione. “La cinetica e la termodinamica convenzionali non sono applicabili a molti processi che si verificano nell’organismo vivente”. Nella cellula e nell’organismo c’è una continua destrutturazione e rigenerazione di materia ed energia. “I sistemi viventi si mantengono, nei confronti dei loro componenti, in stati di scambio più o meno rapidi, di degenerazione e rigenerazione, di catabolismo ed anabolismo. L’organismo vivente è un ordine gerarchico di sistemi aperti.”

Retroazione ed omeostasi sono fondamentali meccanismi di regolazione, nei quali l’informazione è un decisivo valore aggiunto. “I tipici fenomeni r omeostatici  o retroattivi o sono aperti rispetto all’informazione in ingresso, ma sono chiusi  rispetto alla materia e all’energia”.
La vita è degna di immensa ammirazione, almeno quanto – Bertalanffy suggerisce a margine di Kant – il cielo stellato sopra di noi e la legge morale dentro di noi.

Il mondo come organizzazione

“Il XIX secolo e la prima metà del XX hanno concepito il mondo come un caos. Il caos era il citatissimo gioco cieco degli atomi che, nella filosofia meccanicista e positivista, sembrava rappresentare la realtà ultima, intendendo la vita nei termini di prodotto accidentale dei processi fisici e la mente come un epifenomeno”. Siamo ora alla ricerca di una diversa prospettiva di base: il mondo come organizzazione.

Il semplice schema Stimolo-Risposta è insufficiente alla spiegazione di molti nostri comportamenti e di molti aspetti del mondo. “Lo schema S-R lascia in disparte quella vasta sezione del comportamento che è espressione di attività spontanee, quali il

gioco, il comportamento esplorativo e tutte le forme di creatività.” Bertalanffy fa qui riferimento a Bergson. La vita è élan vital: “spinta inesorabilmente verso più elevate forme di esistenza”.

L’organizzazione del mondo è ad un bivio. La natura globale della nostra forma di civiltà ed il processo tecnologico rappresentano enormi potenzialità. E tuttavia la diagnosi presentata da Bertalanffy è critica. “L’egemonia dell’uomo-massa e la soppressione dell’individuo da parte di un meccanismo sociale in continua espansione; lo sfaldamento del sistema tradizionale dei valori e la sua sostituzione con pseudo-religioni che vanno dal nazionalismo al culto dei simboli dello stato, all’astrologia, alla psicoanalisi e alle sette californiane; la decadenza della creatività nell’arte, nella musica e nella poesia, la compiacente sottomissione delle masse all’autoritarismo, sia che esso si manifesti come dittatura personale, sia che si tratti della dittatura di una élite; le colossali lotte tra un numero sempre più piccolo di superpotenze: sono questi alcuni sintomi della nostra epoca”.

Se forse siamo giunti, dice Bertalanffy, al tramonto dell’Occidente, bisogna guardare oltre.