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13 Marzo, 2026

Oltre il dovere: la responsabilità come atto di cura di se stessi

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Ho spesso parlato di responsabilità e di quanto sia fondamentale in ogni processo di cura e di guarigione, da parte del medico ma, soprattutto, del paziente.

Mi rendo conto però che va definito il concetto ed il significato della parola “responsabilità”. Responsabile è colui che si assume la conseguenza delle proprie azioni e delle proprie scelte. Qualunque esse siano.

Se pensiamo a cosa si aspetti la maggioranza delle persone da un soggetto responsabile ci si rende conto che il concetto di responsabilità è stato travisato. Totalmente.

Oggi la persona responsabile è, per definizione, una persona adulta. Ossia, si diventa adulti quando si assumono le proprie responsabilità. E già questo è un punto discutibile. Anche i bambini sono responsabili di ciò che fanno. O meglio, man mano che crescono deve essere insegnato loro ad assumersi la responsabilità delle loro scelte e decisioni. Perché non si diventa responsabili perché si compiono 18 o non so quanti anni. Diventare responsabili è un processo, fatto un passo alla volta, un gradino alla volta. È lo stesso processo che ci porta ad essere noi stessi, a sceglierci per come siamo fatti. Ma per sapere come siamo fatti dobbiamo imparare a conoscerci, a sapere cosa piace a noi, cosa fa stare bene noi, cosa vogliamo, sogniamo, desideriamo ma anche cosa non vogliamo.

E qui viene il secondo punto: oggi la persona è considerata responsabile quando fa ciò che la società, il mondo, si aspetta che un adulto faccia. Un adulto responsabile lavora, si crea una famiglia, ha una casa, un lavoro stabile e sicuro, mette i soldi da parte. Un adulto responsabile è colui che garantisce il meglio possibile ai figli: la migliore istruzione, le migliori vacanze, il cellulare di ultima generazione, lo sport. È colui che non spreca tempo a fare cose inutili ma si impegna a lavorare e produrre. Che limita il piacere a poche ore alla settimana, che fa qualcosa di diverso dal lavoro a patto che questo qualcosa “serva”. Che rispetta ciò che viene richiesto dalla società, non ha né fa colpi di testa.

Ossia, un individuo responsabile è un soggetto che ha abbandonato la passione ed il mondo emotivo nell’infanzia e che ora è guidato dal solo senso pratico.

E invece no. Un individuo responsabile è colui che si distacca dalle aspettative e dal giudizio altrui e sceglie una vita che sia coerente col suo pensiero e sentire. Anche se questo suo sentire è diverso dal sentire sociale.

Un individuo responsabile è colui che fa delle scelte anche se queste non sono accettate da altri o non rispettano mandati ed aspettative familiari. E non le fa per opposizione ma, appunto, per scelta, essendo consapevole – ossia responsabile- di cosa questo comporti. E lo fa lo stesso.

Essere responsabili significa scegliere cosa ci faccia stare bene e seguirlo. Senza dover dare spiegazioni a terzi e senza motivazioni pratiche, ossia senza un fine, una finalità. Se scelgo di rallentare, di lavorare 4 ore e poi prendermi 3 ore per andare a passeggiare vicino al mare invece di cercare altro lavoro. Se scelgo di non avere tante cose, tanti oggetti, o di fare un lavoro creativo, quindi diverso. In tutti i casi sono responsabile se, fatta la scelta, me ne assumo le  conseguenze senza dare la colpa a terzi di un errore nella scelta stessa.

Essere responsabile significa scegliere la propria vita e non quella, forse anche più comoda, che gli altri vorrebbero per noi. Se non si fa questo, anche se abbiamo 60 anni, non siano responsabili. E non siamo, permettetemi, neanche adulti.

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