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Gli antibiotici devastano il microbiota per molti anni
6 Aprile, 2026

Gli antibiotici devastano il microbiota per molti anni

RedazioneRedazione
Uno studio pubblicato su Nature Medicine mostra che alcune terapie antibiotiche possono lasciare tracce nel microbioma intestinale per molti anni

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La ricerca scientifica sta iniziando a osservare con maggiore attenzione gli loro effetti a lungo termine sull’organismo degli antibiotici, in particolare sul microbiota intestinale, cioè l’insieme dei microrganismi che vivono nel nostro apparato digerente. Una nuova ricerca pubblicata su Nature Medicine suggerisce che l’impronta lasciata dagli antibiotici su questo ecosistema può durare molto più a lungo di quanto si pensasse: in alcuni casi fino a otto anni dopo il trattamento.

Lo studio è stato guidato da un gruppo internazionale di ricercatori coordinati dall’Università di Uppsala. Analizzando quasi quindicimila adulti residenti in Svezia, gli scienziati hanno confrontato la composizione del microbiota intestinale con la storia delle prescrizioni antibiotiche dei partecipanti. I risultati mostrano che l’uso di antibiotici anche quattro o otto anni prima dell’analisi risultava ancora associato alla composizione del microbiota.

Come gli antibiotici influenzano il microbioma

Il microbiota intestinale è un ecosistema estremamente complesso che partecipa a molte funzioni dell’organismo, dalla digestione alla regolazione del sistema immunitario. È noto da tempo che gli antibiotici possono alterare temporaneamente questo equilibrio perché eliminano batteri sensibili al farmaco, permettendo ad altri microrganismi di proliferare.

Finora però non era chiaro quanto a lungo potessero persistere queste alterazioni. I risultati dello studio indicano che la storia dei trattamenti antibiotici può lasciare un’impronta duratura nella composizione del microbiota. Secondo i ricercatori, anche un singolo ciclo di alcuni antibiotici può essere associato a cambiamenti rilevabili diversi anni dopo il trattamento.

Un grande studio basato sui registri sanitari svedesi

La ricerca è stata possibile grazie alla combinazione di due risorse scientifiche particolarmente complete. Da una parte il registro nazionale svedese delle prescrizioni farmacologiche, che raccoglie informazioni su tutti i farmaci dispensati nelle farmacie del Paese. Dall’altra i campioni biologici conservati nelle biobanche delle università di Uppsala e Lund, che permettono di analizzare la composizione del microbiota intestinale. Incrociando queste informazioni, i ricercatori hanno potuto osservare in che modo l’uso di antibiotici negli anni precedenti fosse associato alla diversità e alla composizione delle comunità batteriche intestinali.

Non tutti gli antibiotici hanno lo stesso effetto

Un altro risultato importante riguarda le differenze tra le varie classi di antibiotici. Alcuni farmaci sono risultati associati a cambiamenti più marcati e duraturi del microbiota. Le associazioni più forti sono state osservate per clindamicina, fluorochinoloni e flucloxacillina. Al contrario, la penicillina V, uno degli antibiotici più prescritti nelle infezioni trattate fuori dall’ospedale in Svezia, è risultata collegata a modificazioni più modeste e di durata più breve. Secondo gli autori dello studio questa informazione potrebbe essere utile nelle decisioni cliniche, soprattutto quando due antibiotici risultano ugualmente efficaci contro un’infezione.

Perché il microbiota è così importante

Negli ultimi anni la ricerca ha iniziato a collegare le alterazioni del microbiota intestinale a numerose condizioni di salute. Studi epidemiologici hanno osservato associazioni tra uso frequente di antibiotici e un maggiore rischio di alcune patologie, tra cui diabete di tipo 2 e infezioni gastrointestinali.

Il nuovo studio non dimostra un rapporto diretto di causa ed effetto, ma contribuisce a chiarire un punto fondamentale: l’impatto degli antibiotici sul microbiota potrebbe essere molto più duraturo di quanto si pensasse. Comprendere meglio questi meccanismi potrebbe aiutare in futuro a scegliere terapie sempre più mirate e a proteggere l’equilibrio di questo delicato ecosistema intestinale.

Una ricerca che continua

Gli autori sottolineano che lo studio ha analizzato le prescrizioni registrate negli ultimi otto anni e che osservazioni più lunghe potrebbero fornire ulteriori informazioni. Inoltre il microbioma di ciascun partecipante è stato analizzato una sola volta. Per questo motivo i ricercatori stanno raccogliendo nuovi campioni da una parte dei partecipanti per comprendere meglio i tempi di recupero del microbiota e capire quali persone siano più sensibili alle alterazioni dopo una terapia antibiotica.

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