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Paracetamolo, l’AIFA lancia l’allarme sugli adolescenti
25 Maggio, 2026

Paracetamolo, l’AIFA lancia l’allarme sugli adolescenti

RedazioneRedazione
L’Agenzia Italiana del Farmaco segnala numerosi episodi di sovradosaggio intenzionale e richiama l’attenzione sui rischi epatici del farmaco più usato contro febbre e dolore

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Il paracetamolo viene usato ogni giorno da milioni di persone come se fosse un prodotto privo di conseguenze. Febbre, influenza, mal di testa, dolori muscolari, piccoli malesseri quotidiani: spesso la risposta automatica è sempre la stessa. Questa abitudine ha contribuito a costruire attorno al farmaco un’immagine di falsa sicurezza che oggi mostra tutte le sue contraddizioni.

L’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha pubblicato una raccomandazione ufficiale per richiamare l’attenzione sull’uso corretto del paracetamolo, con particolare riferimento ai casi di sovradosaggio intenzionale negli adolescenti. Il documento nasce dai dati della Rete Nazionale di Farmacovigilanza e del Centro Antiveleni di Pavia, che segnalano un numero significativo di episodi in questa fascia d’età.

Il problema del farmaco “normalizzato”

L’aspetto più rilevante del richiamo AIFA riguarda la percezione culturale del paracetamolo. Il farmaco viene considerato da molti quasi innocuo, semplicemente perché è diffuso ovunque, acquistabile facilmente e presente nelle case da decenni. Questa normalizzazione porta a sottovalutare il fatto che il paracetamolo resta una molecola attiva con effetti concreti sull’organismo. Quando le dosi vengono superate, il rischio di danni gravi aumenta rapidamente, soprattutto a carico del fegato. L’AIFA sottolinea che il sovradosaggio negli adolescenti può essere legato a gesti impulsivi o dimostrativi. Proprio la reputazione di “farmaco sicuro” può favorire comportamenti superficiali e pericolosi.

I rischi epatici e i danni da sovradosaggio

Nel documento ufficiale, l’AIFA ricorda che l’assunzione di quantità superiori a quelle raccomandate può provocare effetti indesiderati gravi e talvolta irreversibili, in particolare a livello epatico. Il problema è ancora più serio perché i sintomi iniziali possono essere poco evidenti. Una persona può apparire relativamente stabile nelle prime ore dopo il sovradosaggio, mentre il danno epatico è già in corso. Per questo motivo l’Agenzia invita a contattare immediatamente i servizi di emergenza o un Centro Antiveleni anche in assenza di sintomi importanti.

Uno scenario già discusso dalla letteratura scientifica

Il richiamo dell’AIFA arriva dopo anni di crescente attenzione scientifica sugli effetti del paracetamolo. Su Generiamo Salute avevamo già affrontato il tema nell’articolo “Paracetamolo: uno studio rivela nuovi rischi”, analizzando una ricerca britannica pubblicata sulla rivista Arthritis Care and Research.

Lo studio, condotto su oltre 580.000 persone sopra i 65 anni, aveva evidenziato aumenti del rischio di sanguinamenti gastrointestinali, insufficienza cardiaca, ipertensione e malattie renali croniche nei soggetti che assumevano regolarmente paracetamolo. Dati di questo tipo mettono in discussione un approccio medico estremamente diffuso, basato sulla prescrizione quasi automatica del paracetamolo come prima soluzione per dolore e febbre.

Il consumo eccessivo di farmaci come modello culturale

Negli ultimi decenni il ricorso sistematico ai farmaci per qualsiasi sintomo è diventato parte della quotidianità. Dolore, febbre e infiammazione vengono spesso trattati come problemi da sopprimere immediatamente, senza una reale valutazione delle cause o delle condizioni complessive della persona.

Il paracetamolo è diventato uno dei simboli, non l’unico, della medicalizzazione continua della vita quotidiana. Il richiamo dell’AIFA mostra quanto questa abitudine possa avere conseguenze concrete, soprattutto nei soggetti più fragili. L’Omeopatia, all’interno di un percorso medico responsabile e personalizzato, rappresenta per molti pazienti una possibilità terapeutica priva della tossicità associata ai comuni analgesici e antipiretici.

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