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L'osteopatia entra nel SSN, finalmente
25 Giugno, 2026

L’osteopatia entra nel SSN, finalmente

RedazioneRedazione
Dopo quasi dieci anni di battaglie istituzionali, il decreto pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 22 maggio 2026 sancisce l'ingresso definitivo dell'osteopatia nel Servizio Sanitario Nazionale. Una notizia che cambia il panorama della salute in Italia

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L’Italia ha impiegato otto anni per fare quello che i suoi cittadini avevano già deciso in autonomia: dare all’osteopatia il posto che merita nella sanità pubblica. Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto sulle equipollenze dei titoli in osteopatia, il 22 maggio 2026, si è completato formalmente un percorso lungo quasi un decennio, dando pieno riconoscimento istituzionale a una professione che migliaia di persone già frequentano da anni per prendersi cura della propria salute.

Un iter durato quasi dieci anni

Il percorso ha preso concretamente avvio con la Legge 3 del 2018, la cosiddetta legge Lorenzin, che all’articolo 7 ha individuato e istituito la professione sanitaria dell’osteopata, ponendo le basi per il suo inserimento nel Servizio Sanitario Nazionale. Da lì, una serie di passaggi graduali ha costruito l’impalcatura normativa oggi completa: il DPR n. 131 del luglio 2021 ha recepito l’Accordo Stato-Regioni del 2020, definendo il profilo professionale dell’osteopata e le relative competenze, mentre con il Decreto Interministeriale n. 1563 del novembre 2023 è stato disciplinato l’ordinamento didattico del corso di laurea in Osteopatia, introducendo il percorso universitario abilitante all’interno della classe di lauree in professioni sanitarie della prevenzione. Il decreto di maggio 2026 rappresenta l’ultimo tassello di questa costruzione. Il provvedimento recepisce l’Accordo Stato-Regioni del 18 dicembre 2025 e stabilisce come valutare l’esperienza professionale degli osteopati già attivi prima dell’avvio del percorso universitario abilitante.

Cosa prevede il decreto

Chi esercita da anni potrà ottenere il riconoscimento del proprio titolo e accedere agli elenchi speciali a esaurimento, passaggio necessario verso il futuro albo professionale. Il decreto introduce anche misure compensative formative: alcuni professionisti dovranno acquisire crediti in discipline specifiche per completare il percorso di equipollenza. Gli osteopati in possesso dei requisiti possono accedere agli elenchi speciali ad esaurimento presso gli Ordini TSRM-PSTRP e da lì avviare il passaggio verso il riconoscimento del titolo o dell’equipollenza, con esame entro sei anni dall’iscrizione. Dal 1° settembre 2026 cambierà anche il sistema formativo. I corsi abilitanti potranno essere attivati soltanto dalle Università accreditate dal MUR. Le storiche scuole private non scompariranno dall’oggi al domani, però il loro ruolo cambierà in modo radicale.

La voce della categoria: “un momento storico”

Mauro Longobardi, presidente del Registro Osteopati d’Italia, ha dichiarato: “Oggi celebriamo un momento che resterà inciso nella storia della nostra professione. La pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del 22 maggio 2026 dell’ultimo decreto attuativo previsto dalla Legge 3 del 2018 rappresenta molto più di un passaggio legislativo: è il compimento di un percorso, il riconoscimento di una storia fatta di professionisti, la consacrazione di un impegno collettivo”. Un approdo che, nelle parole dello stesso Longobardi, “per alcuni può apparire come un compromesso difficile, persino doloroso, ma che rappresenta anche la scelta necessaria per difendere l’esistenza stessa dell’osteopatia come professione autonoma, riconosciuta e pienamente inserita nel sistema sanitario”.

Cos’è l’osteopatia e perché interessa anche chi si avvicina alla salute olistica

L’osteopatia è una disciplina manuale che agisce sul corpo attraverso tecniche specifiche, con l’obiettivo di ripristinare l’equilibrio strutturale e funzionale dell’organismo. Il suo fondamento teorico è l’interconnessione tra struttura e funzione: una restrizione nel movimento di un distretto corporeo si ripercuote sull’intero sistema. L’indicazione più appropriata, dove vi sono evidenze scientifiche della grande efficacia del trattamento manipolativo osteopatico, è la lombalgia cronica aspecifica, il classico mal di schiena. L’osteopatia cura anche tutte le affezioni dolorose del rachide, dal rachide lombare a quello cervicale. Uno dei principali vantaggi dell’osteopatia è il suo approccio personalizzato e olistico. Gli osteopati valutano ogni paziente come un individuo unico, considerando non solo i sintomi fisici ma anche gli aspetti emotivi e psicologici del dolore. Questo approccio integrato garantisce che il trattamento sia adattato alle specifiche esigenze del paziente, migliorando così l’efficacia complessiva della terapia. È proprio questa visione a renderla affine all’approccio della medicina integrativa: il paziente al centro, nella sua complessità, e il corpo come sistema unitario capace di autoregolazione.

Un segnale per tutta la medicina integrativa

Il riconoscimento dell’osteopatia nel SSN è una notizia che va letta oltre i confini della professione stessa. Segnala un cambiamento culturale nel modo in cui le istituzioni guardano alla salute: con una disponibilità crescente a includere pratiche che mettono al centro la persona e non solo la patologia, l’intervento manuale e non solo farmacologico, la prevenzione e non solo la cura. In un sistema sanitario sotto pressione, in cui le liste d’attesa si allungano e i costi aumentano, aprire le porte a professioni capaci di lavorare sul corpo con approcci non invasivi rappresenta una risposta intelligente alle esigenze dei cittadini. Una risposta che arriva, stavolta, direttamente dallo Stato.

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