C’è un momento, dopo l’operazione, in cui il tumore è stato rimosso ma la stanchezza rimane. Una fatica profonda, difficile da spiegare, che accompagna migliaia di donne nel percorso di recupero dopo un carcinoma mammario. È esattamente su questo che si concentra un nuovo studio clinico italiano, avviato grazie a una sinergia inedita tra l’Università di Camerino (Unicam), l’Azienda sanitaria territoriale di Macerata e la Fondazione Onlus L’Anello della Vita di San Severino Marche. La ricerca si propone di valutare se la vitamina D sia in grado di ridurre o risolvere la fatigue oncologica, uno dei sintomi più debilitanti e meno trattati nella fase post-operatoria del tumore al seno. Il progetto ha ottenuto il parere favorevole del Comitato etico delle Marche e coinvolgerà circa 140 donne operate per carcinoma mammario negli ospedali di San Severino, Macerata, Civitanova e Camerino, su un arco temporale di oltre due anni.
Il ruolo del volontariato nella ricerca
A rendere possibile lo studio è stata una donazione di 100mila euro da parte della Fondazione Anello della Vita, presieduta dall’avvocato Marco Massei. Il finanziamento deriva da un lascito testamentario specifico per la ricerca, disposto da Andreina Pallotto a favore della Fondazione, che ha ritenuto il progetto di elevato valore scientifico. Con quella donazione è stata finanziata una borsa di studio per la dottoranda Alba Ciattaglia dell’Università di Camerino, figura centrale nella conduzione della sperimentazione clinica. È la prima volta che uno studio farmacologico promosso da Unicam prende vita grazie al contributo determinante di un’associazione di volontariato, in stretta collaborazione con istituzioni pubbliche. Un modello che il rettore Graziano Leoni ha definito un riconoscimento concreto alla qualità della ricerca dell’ateneo e alla sua capacità di generare ricadute dirette sulla vita dei pazienti.
Come funzionerà la sperimentazione
Il disegno scientifico è stato curato dal professor Gianni Sagratini, direttore della Scuola di scienze del farmaco e dei prodotti della salute di Unicam, che ha guidato la fase di progettazione in collaborazione con la docente Rosita Gabbianelli per la parte biologica. La parte clinica è coordinata dal reparto di oncologia di San Severino, diretto da Luca Faloppi, responsabile scientifico per l’Ast Macerata, con estensione a tutte le strutture del Dipartimento oncoematologico dell’Ast, guidato da Nicola Battelli. Le pazienti parteciperanno nel pieno rispetto del consenso informato e della normativa vigente. Lo studio sarà condotto su donne già operate per tumore alla mammella, con l’obiettivo di misurare in modo rigoroso l’impatto della vitamina D su uno dei sintomi più invalidanti del post-trattamento oncologico.
Qualità della vita, non solo sopravvivenza
Il direttore generale dell’Ast di Macerata Alessandro Marini ha inquadrato lo studio all’interno di una visione più ampia della cura: la tutela della qualità di vita delle pazienti oncologiche è parte integrante della missione sanitaria, non un obiettivo secondario rispetto alla remissione della malattia. Una prospettiva che la medicina integrativa sostiene da tempo, valorizzando l’attenzione al benessere globale della persona accanto ai protocolli terapeutici convenzionali. Le donne che sceglieranno di partecipare allo studio contribuiranno, con la loro esperienza, a migliorare le cure di chi verrà dopo di loro. Un atto di solidarietà scientifica che trasforma la propria esperienza di malattia in conoscenza collettiva.
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