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28 Agosto, 2026

La mia prima volta

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Cala la sera. Con essa s’alza un vento gelido, in modo brusco, senza gradualità. Giunge dopo una giornata calda in cui il cielo è stato limpido e sereno.

Tremo e sento freddo. Il mio corpo è invaso da brividi e spasmi dolorosi. Ho anche molta sete. Sicuramente è febbre.

Già, la febbre. Penso che questo sia il primo segnale di vero malessere, oltre al pensiero della morte che mi sta ossessionando.

Non so che cosa mi stia accadendo. Provo sensazioni nuove, che non so spiegare bene, iniziate nel preciso momento in cui ho esplorato un mondo straordinario ed eccitante: ho appena avuto la prima esperienza sessuale.

Per riuscirci, ho abbandonato l’essere timido e impacciato che trascinavo in giro, chiamandolo “me”.

Poi, però, sono precipitato in un’angoscia nera e infinita.

Forse è per questo motivo che, adesso, ho tanta paura.

Guardo attraverso uno squarcio tra le cime degli alberi. Osservo nuvole nere scendere dalle montagne e screziare d’ombre mutevoli il terreno del sottobosco. Ascolto il glaciale silenzio che filtra dai rami. Mi sento solo.

Dopo l’amore Ida, la mia fidanzata, mi è rimasta vicino. Ma nel suo sguardo brilla una luce strana, maligna e feroce. Mi ferisce, anche se chiudo gli occhi. Come una lama tagliente attraversa le palpebre e mi lacera la coscienza.

Ida mi odia? Che sciocchezza!

Invece, tutti gli amici sono scomparsi, svaniti in qualche recesso oscuro di questa strana serata, ostile e inquietante. Mi mancano, anche se sono sempre stato sbeffeggiato e preso di mira a causa della mia ingenuità. Sono fatti così: spavaldi, arroganti ma generosi. Infatti, sono stati loro a rassicurarmi, a incitarmi, a dirmi: “Dai, provaci. Ida è cotta di te!”

Ida, la più bella di tutte. Per me un sogno impossibile. I tratti del viso ben marcati, un corpo perfetto, alta, con lo sguardo così fiero che, quando si posava su di me, sembrava dire: “Allontanati, minuscolo sgorbio!”

Non avrei mai trovato il coraggio di farmi avanti. Credevo di non avere alcuna possibilità. Aveva già esaminato tanti pretendenti e nessuno pareva attrarla.

“Tu sei diverso dagli altri.” Insistevano gli amici, sorridendo e lanciandosi occhiatine furbesche, quasi volessero tirarmi un altro dei loro stupidi scherzi.

Ancora fatico a credere di esserci riuscito. Quando mi avvicinai a lei, ero imbarazzato e sicuro di essere respinto, ma fu sufficiente uno scambio di occhiate per creare un’intesa. Ci abbracciammo e venimmo in questo bosco a fare l’amore.

Sono passati solo alcuni minuti, ma tutto è cambiato, come colpito da un’influenza improvvisa avverto un malessere acuto, con febbre alta insorta bruscamente, tachicardia, pelle arrossata, bruciante e secca, sete viva di grandi quantità d’acqua. Sento che tra qualche istante morirò.

Ida avanza. Mi viene vicino. Sento il suo odore ostile. La sua enorme ombra mi sovrasta e mi schiaccia. Come un vento gelido, pungenti formicolii mi strisciano attorno alla bocca, mentre il mio corpo trema e l’animo è sconvolto da cupi scricchiolii di terrore. Prendo una monodose di Aconitum napellus e dico:“Cosa c’è che non va, Ida?” A parlare, anzi a balbettare, è la mia voce: “Noi siamo due mantidi religiose, io un maschio, tu una femmina, e abbiamo appena fatto l’amore. Posso capire che a te non sia piaciuto, ma smettila di guardarmi come se volessi mangiarmi!”

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