Lo spot “il latte ti fa grande”
Il recente spot televisivo messo in onda dalla RAI e promosso dal Ministero dell’Agricoltura, inizia con un neonato allattato al seno e si finisce con un bicchiere di latte vaccino in primo piano. L’intento pubblicitario è quello di associare il latte vaccino a quello materno dando un valore comune di crescita al latte come alimento.
Lo spot è centrato sull’immagine della crescita di bambini che corrono allegri e vocianti tra i pascoli in mezzo a mucche felici. Le immagini sono rigorosamente artificiali (IA) così come il latte in formula che viene subdolamente proposto come succedaneo di quello materno.
Il Ministero dell’Agricoltura, autore e promotore dell’iniziativa della campagna governativa, non nasconde il sostegno all’industria casearia con i consumatori fedeli al modello vaccino industriale e agli allevamenti intensivi. In pratica si tratta di uno spot commerciale sostenuto dall’autorevolezza governativa. La credibilità del messaggio viene incentivata dall’amore verso la natura ponendo al centro il latticino.
In realtà il latte consumato dalla stragrande maggioranza della popolazione proviene da mucche che vivono in ambienti artificiali, con luci artificiali, private di tutto, geneticamente selezionate per produrre quantità sempre maggiori di latte e con una aspettativa di vita di 4-6 anni, un terzo rispetto delle mucche da pascolo. Questa sarebbe l’immagine della natura secondo il concetto di sostenibilità della zootecnia ortodossa.
Ricordiamo che un vacca frisona allevata (ma anche altre razze) produce 40 litri di latte al giorno con punte di 50-60 a seconda dei periodi. Una mucca non selezionata geneticamente per la produzione di latte (come un bovino in condizioni naturali) produce mediamente dai 4 ai 10 litri di latte al giorno. Non a caso questa quantità corrisponde al fabbisogno quotidiano di un vitello.
Una campagna istituzionale magari avrebbe potuto fare un po’ meglio spiegando come funziona la filiera dove le mucche sono imprigionate e brutalmente sfruttate o parlare di alternative vegetali in un momento in cui c’è una urgenza critica del modo di produrre cibo. Al contrario si esaltano e si propagandano le proprietà di un prodotto facendolo passare come sano e vitale, si nasconde il processo produttivo e si induce al consumo utilizzando immagini artificiali di bambini felici che crescono bene.
Ma la campagna non si ferma qui. Il Ministro Lollobrigida ha avuto la brillante idea di estendere lo spot sui social per renderlo fruibile anche a un pubblico più giovanile. L’inquadratura del bambino Giulio bloccato sul seggiolone a cui viene proposto un bicchierone di latte, propone un modello di consumo rivolto anche a un pubblico in età pediatrica. Le key words sono sempre quelle: latte vaccino, bambini in crescita e bravi allevatori 1
Allattamento materno, ostacoli e campagne
A proposito delle spinte al consumo del latte artificiale, una indagine ha campionato e analizzato quattro milioni di post sui social media sull’alimentazione infantile, in 17 paesi che rappresentano il 61% della popolazione globale. I post hanno raggiunto 2 miliardi e 470 milioni di persone. Un marketing pervasivo sta spostando i consumi incentivando un mercato che fattura già 55 miliardi di dollari all’anno.
Insieme a queste brillanti iniziative le aziende stanno rilanciando sul Web una campagna per convincere le mamme a non allattare al seno. In campo anche influencer e concorsi a premi. Le aziende di latte artificiale pubblicano i contenuti sui loro account nei social circa 90 volte al giorno e applicano tecniche di marketing sempre più incisive e invasive. Finanziano influencer per ottenere l’accesso e orientare le scelte direttamente a donne in gravidanza e alle neo-mamme.
Con il calo demografico, per mantenere i profitti, sono largamente promossi i sostituti del latte materno per condizionare le decisioni che le famiglie prendono su scelte nutrizionali e sull’allattamento dei propri bambini.
Il marketing digitale inoltre offre un ampio flusso di dati personali che sono usati dalle ditte stesse per ottimizzare e rendere più raffinate le loro strategie di mercato2.
Queste formule promozionali possono eludere il controllo e il monitoraggio delle autorità sanitarie che in realtà si stanno manifestando sempre meno disposte a informare la popolazione sui danni reali dei latticini vaccini e sempre più tiepide nel difendere i diritti alla salute. Le informazioni che arrivano alle famiglie dai pediatri e dai medici di famiglia sono spesso approssimative e poco esaustive noi confronti di un tema così importante come la nutrizione e la crescita sana dei loro figli.
Gli omeopati da sempre hanno cercato di informare i consumatori sul valore della qualità degli alimenti. Il tema è sempre più attuale in quanto il cibo processato, latticini compresi, è sempre più diffuso nelle diete proposte da nutrizionisti, pediatri e medici accreditati di essere il non plus ultra della professionalità alimentare.
Per concludere
Le aziende di latti formulati usano interessanti tattiche manipolatorie dove approfittano delle ansie e delle carenze di informazioni in possesso dei genitori. L’industria millanta che i propri prodotti possano risolvere comuni problemi infantili, si presenta come amica e consigliera degna di fiducia e gioca su dubbi e la disinformazione dei genitori.
Se il Ministero dell’Agricoltura della sovranità alimentare e delle foreste promuove ad arte il latte vaccino formulato e facendolo passare per un alimento sano compie un serio atto di disinformazione e un favore notevole alle ditte. Ricordiamo che in questo modo l’allattamento materno viene scoraggiato e anche per questo atteggiamento in Italia si è arrivati a uno scarso 30% di neonati allattati al seno in modo esclusivo nei primi sei mesi di vita.
Ricordiamo al Ministro e al Governo italiano che i vantaggi del latte materno su quello in formula sono enormi per il futuro stesso del neonato. Il latte materno è un vero e proprio tessuto biologico vitale e attivo e non devitalizzato come quello artificiale. Contiene immunoglobuline, cellule staminali in grado di differenziarsi e proteggere il neonato, contiene lattoferrina, lisozima ed enzimi assenti nei latti industriali. La sua composizione varia dinamicamente per rispondere alle esigenze immunitarie del neonato.
Per concludere ricordiamo che la stragrande maggioranza dei latti formulati venduti in Italia non proviene da stalle italiane, ma da allevamenti del Nord e Centro Europa (principalmente Germania, Francia, Austria e Olanda). La produzione della formula richiede impianti industriali di atomizzazione (per trasformare il latte in polvere) altamente specializzati.
I più grandi stabilimenti e le multinazionali storiche dell’infanzia (come Mellin, Nestlé, Humana o Aptamil) hanno le loro filiere e fabbriche concentrate in Europa centrale e anche loro ringraziano il Ministero, la RAI e il Governo italiano per la simpatica promozione.








