Questa rubrica si è spesso occupata di Filosofia della Complessità. Il filosofo spagnolo Daniel Innerarity, nato a Bilbao nel 1959, si è ampiamente occupato di ridefinire i confini ed i compiti della democrazia considerando la complessità dei problemi di fronte a cui essa è oggi posta, ed alla complessità delle società che deve poter governare.
Indignazione e Perplessità
In un suo scritto del 2015, La politica en tiempos de indignacòn, Innerarity, a partire dal movimento spagnolo degli indignados, affronta una discussione di ampio raggio sul valore del sentimento di indignazione in Democrazia. Questo sentimento manifesta un senso di frustrazione proprio a fronte di maggiori opportunità di partecipazione, dal momento che la politica viene vista come indifferente ai reali bisogni, corretta ovvero influenzata da gruppi di potere economico, oppure condizionata da un’élite di cosiddetti esperti. In particolare le misure di austerità vengono percepite come imposte da autorità esterne.
C’è effettivamente dietro questi movimenti di protesta una componente emotiva, una sorta di nuova lotta per il riconoscimento innestata dalla globalizzazione, dove si annidano offese, risentimenti, indignazioni. Proprio le maggiori aspettative che la democrazia nutre creano una forma di disillusione, che può tradursi pure in una sorta di cinismo.
Queste forme di protesta vanno tuttavia lette come una risorsa, a cui rispondere in termini di maggiore equità e pluralismo. La gestione delle emozioni è fondamentale per il buon funzionamento delle istituzioni democratiche, senza che esse sfocino in populismo. Accordi e disaccordi sono alla base della democrazia, ma se le istituzioni sono deboli il dialogo costruttivo viene sostituito dall’antagonismo ritualizzato e fomentato dai media.
C’è effettivamente una crisi di rappresentanza; ma se la partecipazione elettorale sta diminuendo, ci sono tuttavia nuove forme di attivismo. La democrazia indiretta, quella della consapevolezza dei limiti e della trasparenza delle procedure, va comunque tutelata; ma ai fini di una nuova fiducia tra rappresentanti e rappresentati, occorrerebbe un comune sentimento etico. Che solo può essere nutrito da quella che Innerarity chiama un’intelligenza collettiva.
In un altro testo del 2018, Politica para perplejos, Innerarity indaga comunque quanto la fragilità della democrazia possa creare un clima di incertezze e di perplessità. Rassegnazione, populismo, manipolazione dei fatti sono fenomeni tra loro collegati. Nella mancanza di un’oggettività condivisa, nella crisi dei grandi racconti, la società moderna appare volatile ed imprevedibile. La politica è influenzata da emozioni come l’ansia e la rabbia. C’è un nuovo capitalismo che premia l’avidità e che porta ad una disconnessione tra lavoro e comunità.
Tutte queste sono ulteriori prove del fatto che la politica contemporanea deve affrontare sfide complesse. Ma per governare efficacemente una società complessa, più delle singole persone è cruciale che siano in atto dei sistemi intelligenti. La resilienza della democrazia dipende, più che dai comportamenti individuali, dalla loro possibilità di interagire in un modo intelligente.
Conoscenza e Ignoranza
La società della conoscenza deve affrontare anche le sue forme di ignoranza ed incertezze. È una conseguenza della sua complessità. “Complessità significa disconnessione da evidenze immediate, inintelligibilità, informazione frastornante.” Dobbiamo imparare a gestire anche quello che non sappiamo.
L’ignoranza è un’utile sfida alla democrazia che si creda basata e fondata sulla conoscenza. “Coltivare l’incertezza potrebbe rivelarsi un inaspettato fattore di approfondimento della democrazia. È proprio lì dove la nostra conoscenza è incompleta che si rendono sempre più necessarie istituzioni e procedure che favoriscano la riflessione, il dibattito, la critica, il consesso indipendente, l’argomentazione ragionata, la concorrenza di idee e visioni. Le istituzioni democratiche non sono ostentazione di quanto sappiamo, ma forme di riconoscimento della nostra ignoranza.”Tecnocrazia e populismo sono da questo punto di vista due pregiudizi complementari.
Il sapere – spiega Innerarity – non va inteso come un possesso esclusivo, ma come la possibilità di fare nuove esperienze; ed è talvolta necessario disimparare qualcosa. Nella riflessività con cui le conoscenze vanno gestite, ci può essere anche l’arte dell’oblio. Oltre le competenze che diventano automatiche, la vera formazione attinge alla nostra capacità di essere creativi. Occorre saper “gestire, identificare, formulare o ripensare i problemi stessi”.
L’intelligenza collettiva deve poter disporre di persone istruite e creative. “La cultura è un campo di riflessione, interpretazione e autocomprensione. Nessuna società può procedere realmente sul cammino del progresso, senza un tale spazio critico e riflessivo in cui discutere le proprie possibili interpretazioni di se stessa.” La riflessività e il pluralismo sono i modi con cui i sistemi intelligenti si rapportano alla complessità. “Solo concependo le nostre democrazie come società che interpretano se stesse, abbiamo migliori possibilità di sfuggire al paradigma dominante che intende la società della conoscenza come incontro verticale tra masse ed esperti.”
Di questo ha bisogno una democrazia complessa. Una democrazia che sappia guardare al futuro deve essere: transnazionale, intergenerazionale, paritaria, ecologica. Una sfida di inclusione. “La sfida che dobbiamo affrontare, in tal senso, è su quattro fronti: quello di aprire le nostre decisioni in modo da includere i nostri vicini, ma anche le generazioni future, di facilitare la partecipazione delle donne alla vita politica, considerando al contempo però anche la natura come soggetto politico.” La sovranità, anziché essere esercitata in forme sempre più invisibili, deve essere trasformata in responsabilità condivisa.
Etica dell’ospitalità
La fragilità del mondo contemporaneo richiede un’etica di cura e responsabilità. La condizione umana stessa è complessa. L’ospitalità è una categoria che la riflette, implicando tra le persone una relazione di accoglienza e di incontro e non di mera reciprocità. Noi siamo vulnerabili, il conflitto e la sofferenza sono circostanze imprevedibili ed imprescindibili.
L’identità ha bisogno del riconoscimento reciproco. Un’etica della generosità e della gentilezza, più che della moderazione, diventa una predisposizione alla felicità ed alla bellezza di piccoli gesti.
Innerarity rivendica il diritto della scrittura all’ironia ed alla gioia, e si è divertito a scrivere, insieme allo chef Andoni Luis Aduriz un libro, come lui dice di gastrosofia, intitolato Cocinar, comer, convivir (2012).
Così come già nel 1995 aveva proposto La Filosofìa como una de las bellas artes. La ragione deve saper essere ingenua, narrativa, discorsiva, comica.
Il Filosofo è sulla scena: “La Filosofia non è un esercizio mentale oggettivo, esteriore ed astratto, completamente estraneo a ciò che realizza”. La Filosofia è una innocente distrazione, ma non indifferente. “La radicalità della filosofia consiste nella sua radice esistenziale”. La Filosofia può essere un’utile guida dei Perplessi.








