Un blog ideato da CeMON

6 Giugno, 2026

Effetti sulla riproduzione umana

Accoppiamenti a lungo termine col “babbo” (partner stabile) o a breve termine col “donnaiolo” (partner momentaneo)

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

Ogni lunedì riceverai una ricca newsletter che propone gli articoli più interessanti della settimana e molto altro.
Tempo di lettura: 12 minuti

BIO – Medicina Costruzione Sociale nella Post-Modernità – Educational Papers • Anno V • Numero 18 • Giugno 2016

Scritto in collaborazione con Eugenia D’Alterio – biologa

Parlare oggi, alle soglie del post-umano, degli accoppiamenti a breve e lungo termine come strategie adattive per accrescere la fitness, cioè il successo riproduttivo di un individuo, sembrerebbe anacronistico, se consideriamo che nei tempi odierni disponiamo di tecnologie e istituzioni sociali che permettono di realizzarla escludendo l’accoppiamento convenzionale tra i due sessi che, però, non elude l’accudimento della prole. Ma ricapitolare la questione degli accoppiamenti a breve e lungo termine come strategie di successo riproduttivo ci consente di destrutturare alcuni preconcetti in materia in modo da poter affrontare, successivamente, questioni più controverse come, ad esempio, la sessualità umana come vestigia nelle società postindustriali. 

Modelli di accoppiamento dominanti nella storia della riproduzione umana

Esaminando le recenti ricerche sulla riproduzione umana, esse indicano che noi umani, secondo il contesto storico e socio-ambientale, ci siamo praticamente riprodotti seguendo, essenzialmente, due modalità di accoppiamento: l’accoppiamento a breve termine e l’accoppiamento a lungo termine. Vi sarebbe poi abbastanza documentazione circa il fatto che, contrariamente alla maggioranza dei mammiferi, noi umani abbiano sviluppato maggiormente una predisposizione per relazioni di accoppiamento a lungo termine con un sostanziale investimento nei figli da parte del genitore maschio. Infatti, i neonati umani, e non solo, richiedono una grande quantità, estesa nel tempo, di cure parentali. Questo ha portato ad eseguire ricerche (come quelle eseguite da Kim Hill, Magdalena Hurtado e David Geary) che suggeriscono che, specialmente nelle società preindustriali, ad esempio, i bambini allevati in nuclei di affiliazione e accudimento senza la presenza frequente del genitore maschio mostravano un tasso di sopravvivenza più basso rispetto a quelli cresciuti in nuclei in cui la presenza del genitore maschio era più stabile1. Che la sessualità umana sia stata modellata sulla preferenza di relazioni di accoppiamento a lungo termine sarebbe anche suggerito dagli studi sulla psicologia sessuale delle donne eseguiti da Kruger, Fisher e Jobling, riguardo la letteratura romantica inglese2. Ugualmente, numerosi studi su diverse culture (come quelli eseguiti da Buss, Gottshall, Rea e Quish) suggerirebbero che le donne sono, per di più, attratte da uomini socialmente affidabili, rispettabili, finanziariamente ben posizionati, ambiziosi, intraprendenti, stabili da un punto di vista emozionale e, anche, romantici, qualità tutte indicative dell’abilità e della disponibilità di sostenere relazioni di investimento parentale a lungo termine3. Certamente, l’evoluzione dei tempi ha portato la donna postmoderna, in alcuni casi e contesti sociali ed economici, ad assumersi completamente la responsabilità genitoriale. 

Ma vi sono anche aspetti sia della sessualità maschile che femminile che mostrano che noi umani non ci siamo riprodotti esclusivamente attraverso accoppiamenti a lungo termine. L’evidenza dell’incidenza dell’accoppiamento a breve termine nella riproduzione umana è più manifesta negli uomini che nelle donne. Alcuni uomini, infatti, palesano un marcato desiderio di variabilità nella loro sessualità, come evidenziano gli studi di Schmitt et al4. Gli uomini sono numericamente più inclini, rispetto alle donne, non solo a fantasticare ma a praticare sesso con più partner diverse.5 6. Il vantaggio di fitness degli accoppiamenti a breve termine è ovvio per gli uomini: vi è una relazione lineare tra il numero di donne con le quali gli uomini fanno sesso e il numero di prole potenziale. Tuttavia, lo svantaggio di questa modalità di accoppiamento umano è stato che gli eventuali figli degli uomini che non investivano in una relazione genitoriale duratura hanno avuto più difficoltà di sopravvivenza rispetto ai figli di quelli che investivano in una relazione genitoriale stabile. Se questo succedeva nel passato, rigurgiti di tali comportamenti c’è ne sono ancora oggi. In ogni caso, un donnaiolo di successo, nel passato, sarebbe stato il padre di una numerosa prole, una buona parte della quale è, probabilmente, sopravvissuta, specialmente in quegli ambienti ricchi di risorse. Questa modalità di accoppiamento è conosciuta, tra i teorici evoluzionisti, come la strategia del donnaiolo (ancora oggi in voga ma con esiti sempre meno evidenti dal punto di vista riproduttivo). Alcuni studiosi (come Barash, Lipton, Draper, Harpending, Gangestad, Simpson, Lancaster e Kaplan) hanno documentato che questa modalità sia stata di successo in alcune circostanze socio-ambientali, come in quelle in cui vi era uno scarso effetto dell’investimento genitoriale maschile sul successo riproduttivo femminile7. 

Certamente, perché una modalità di accoppiamento a breve termine si evolvesse negli uomini, essa doveva essere attraente anche per le donne, ma non forzata. Tuttavia, a breve o lungo termine che sia l’accoppiamento, mentre i vantaggi a breve termine sono evidenti per gli uomini, lo sono meno per le donne. Infatti, ci si potrebbe chiedere perché una femmina abbia accettato evolutivamente l’immenso investimento genitoriale necessario per avere e crescere un figlio sapendo che, senza l’investimento paterno, questo figlio avrebbe avuto difficoltà di sopravvivenza? A parte le diverse situazioni di consenso o meno della donna, una risposta a questa domanda è l’”ipotesi del figlio sexy8. Quando una donna si accoppia consensualmente con un donnaiolo, i caratteri che fanno del padre un maschio di successo sarebbero trasmessi ad un suo potenziale figlio. Poiché un tale figlio sexy conterrebbe anche il 50 % di materiale genico della madre, egli incrementerebbe, attraverso il suo successo sessuale, la fitness della madre, dando a lei numerosi nipoti. Così molti teorici hanno ipotizzato che le donne potrebbero aver sviluppato, in alcune circostanze, la preferenza per uomini con un grande successo sessuale, piuttosto che per uomini propensi ad un investimento genitoriale a lungo termine9. Sarebbe anche ipotizzabile che alcune donne, accoppiate con uomini che investono in un rapporto genitoriale duraturo, avrebbero, anche, rapporti sessuali con donnaioli in modo di beneficiare dei contributi genici di questi maschi. La ricerca conferma, al riguardo, che alcune donne coinvolte in una relazione a lungo termine contrarrebbero rapporti sessuali a breve termine con uomini sexy durante il periodo fertile senza utilizzare metodi anticoncezionali10. Di conseguenza, il ragionamento sarebbe che queste donne cercherebbero di ottenere il meglio di entrambi i mondi: i geni dal “donnaiolo” e l’investimento genitoriale del “babbo”. Di fatto, studi sulla paternità indicano che dal 2 al 30 % dei bambini sono il risultato di un rapporto sessuale della donna con un uomo diverso dal partner a lungo termine (questo avviene sia nelle società tradizionali che moderne)11, fornendo evidenza per una modalità mista di accoppiamento attuata anche dalle donne. 

Questa documentazione costituisce un colpo al mito che propone che gli uomini siano poligami e le donne monogame. Ci sono comunque altre ragioni, oltre a quella di avere un “figlio sexy” per cui le femmine di molte specie, non solo umana, potrebbero avere rapporti sessuali con partner diversi in modo regolare. La diversità genetica della prole fornirebbe un’assicurazione evolutiva contro un ambiente imprevedibile. In una tale prospettiva, un partner supplementare sarebbe preziosissimo, soprattutto, qualora il partner primario risultasse sterile. Un partner supplementare, palesemente nelle specie non umane, fornirebbe alla femmina benefici come risorse che potrebbero migliorare il successo riproduttivo e ridurre sia il tempo che l’energia legati alla ricerca di cibo sia ridurre il rischio della predazione. Inoltre, sempre nelle specie non umane, considerando la possibilità dell’infanticidio o di altri atti commessi dai maschi del gruppo, una femmina beneficerebbe dall’accoppiamento con diversi maschi per confonderne la paternità e incentivare i maschi a proteggere la di lei prole12. 

Alcuni uomini sembrano specializzarsi in entrambe le modalità di accoppiamento, cioè sia a breve che a lungo termine. Questo ragionamento è stato reso più convincente dagli antropologi, Patricia Draper e Henry Harpending e dallo psicologo Jay Belsky, che hanno trovato che, nei più svariati contesti culturali, “donnaioli” e “babbi” mostrano cluster distinti di tratti di personalità che sembrano essere organizzati per il successo nelle loro rispettive strategie di accoppiamento. Draper e Harpending considerano che “donnaioli” e “babbi” siano due differenti fenotipi [MORPH] umani, così come le operaie e le regine sono differenti fenotipi [MORPH] di formiche, e che qualunque cosa un uomo diventi, babbo o donnaiolo, scaturisce, essenzialmente, da un detonatore ambientale: la presenza o l’assenza del padre nel gruppo familiare dove si cresce. Secondo questa teoria, la presenza o l’assenza di un padre nell’ambiente iniziale di vita dei figli indica se nella società di riferimento l’investimento genitoriale è la norma o meno. I figli dei nuclei familiari dove il padre è assente, tipicamente, diventano dei “donnaioli” e i figli di quei gruppi familiari dove il padre è presente diventano, tipicamente, dei “babbi”13

Anche se la letteratura descrive una dicotomia tra “babbi” e “donnaioli”, da un punto di vista evoluzionistico, è possibile che gli uomini siano distribuiti lungo un continuo di babbi e di donnaioli. È anche possibile che la strategia di un singolo maschio possa variare con l’età o secondo fattori ambientali e che gli uomini possano spostarsi tra accoppiamenti brevi e investimenti genitoriali a lungo termine secondo i rispettivi vantaggi. Ma i maschi possono pure fornire investimento genitoriale a lungo termine ad una partner primaria e, allo stesso tempo, esercitare accoppiamenti brevi per ottenere rapporti sessuali da una partner secondaria. Tuttavia, vi sono limiti a queste modalità, poiché i segnali che rendono un donnaiolo attrattivo come partner sessuale sono difficili da falsificare. Così, un maschio che insegue una modalità da donnaiolo senza avere i requisiti indicativi della sua fitness genetica non potrebbe ottenere molto credito e successo. 

Una delle conclusioni più affidabili negli studi biologici del comportamento sessuale è che la competitività sessuale dei maschi è proporzionale al grado di poligamia in una specie14. Le società poligamiche sarebbero più competitive delle società monogame perché più femmine un maschio può fecondare, meno opportunità ci sono per gli altri maschi di accoppiarsi. Ad esempio, se un maschio lascia in gravidanza 15 femmine, egli nega ad altri maschi l’opportunità di fare lo stesso per tutto il periodo della gravidanza e dell’allattamento. Di conseguenza, più alto è il grado di poligamia, più è intensa la pressione selettiva sui maschi per sviluppare mezzi efficaci nella competizione sessuale. Draper, Harpending e Belsky argomentano che poiché i “donnaioli” sono più poligami dai “babbi”, dicotomia che si avvierebbe durante lo sviluppo adolescenziale, i “donnaioli” devono essere più altamente competitivi che i babbi. La loro revisione nella letteratura al riguardo supporta questo punto di vista. Attraverso i più svariati contesti culturali, i maschi provenienti da nuclei familiari di padre assente preferirebbero la modalità di accoppiamento sessuale promiscua, si mostrerebbero più misogini e riluttanti a coinvolgersi nell’investimento genitoriale, inoltre, si mostrerebbero anche più aggressivi e più disposti a prendersi rischi. In relazione ai ragazzi provenienti da nuclei senza la figura paterna, i ragazzi provenienti da nuclei familiari centrati sulla presenza del padre sarebbero invece più propensi a ritardare l’esperienza sessuale, si mostrerebbero predisposti a stabilire rapporti a lungo termini con le femmine, e ad avviare buone relazioni con il genere maschile e ad accettarne, eventualmente, l’autorità15. 

L’interpretazione di Draper, Harpending e Belsky coinciderebbe con la ricerca circa le modalità di accoppiamento delle femmine. L’ipotesi centrale in questo ambito è che se le femmine, nel corso dell’evoluzione, avessero sviluppato esclusivamente la ricerca dell’accoppiamento a lungo termine, i loro interessi sessuali sarebbero stati uniformi in tutti i contesti e avrebbero sempre preferito maschi che mostrassero un’abilità e un desiderio per l’investimento genitoriale. Tuttavia, alcuni studi recenti mostrano che le femmine hanno differenti criteri per scegliere i compagni a lungo e a breve termine e che i tratti che loro cercano per i partner a breve termine corrispondono abbastanza bene con i tratti del donnaiolo che Draper e Harpending hanno descritto. Questi risultati evidenziano il fatto che le femmine intraprendono un ruolo attivo nella selezione e relazione sessuale, contribuendo alla differenziazione nelle modalità di accoppiamento dei maschi. Questi risultati consentiono anche di affrontare la questione del perché le femmine si innamorino di “tipi non affidabili”. 

Ad esempio, Kelly e Dumbar hanno trovato che le femmine valutano l’audacia, sostanzialmente di più della gentilezza, nei partner a brave termine ma nei rapporti a lungo termine valutano tutte e due le qualità16. Anche come partner a breve termine le femmine desidererebbero maschi che provino di essere desiderati e cercati da altre donne ma queste qualità non sarebbero così importanti per le femmine riguardo i partner a lungo termine17. Questi risultati delle ricerche di Draper e Harpending supportano l’ipotesi che nella scelta dei partner a breve termine le femmine, anche se inconsapevolmente, cercano maschi sessualmente competitivi, che si prendano rischi e che danno a loro una prole con un’alta qualità genica, implicando che i figli somiglino ai loro padri. 

I tratti di un’alta dominanza sono (secondo Mazur, Halpern e Udry) anche associati con la promiscuità maschile18. Le persone dominanti hanno un portamento eretto, si muovono con facilità e libertà, guardano la gente fissamente e senza pudore, sono più propensi a violare lo spazio personale di altre persone non-dominanti, e sorridono meno spesso di quanto lo facciano i non-dominanti perché sorridere è, spesso, un gesto di pacificazione19. Seguendo questo ragionamento sarebbe ragionevole considerare i tratti dei maschi dominanti come parte dello stesso cluster di caratteristiche dell’aggressività poiché i tratti del dominio sarebbero, fondamentalmente, tratti di sfida e provocazione verso gli altri. 

Ci sono anche alcune evidenze che mostrano che anche nelle donne si sono sviluppate modalità di accoppiamento sia a breve che a lungo termine e che il loro percorso di sviluppo è stato, ancora una volta come nei maschi, influenzato dalla prima infanzia. Belsky, Steinberg e Draper hanno sostenuto che il “processo di attaccamento”, o lo sviluppo dei legami affettivi tra bambini e genitori, è un meccanismo dello sviluppo psicologico che si è evoluto per valutare le condizioni di vita e di scegliere una strategia riproduttiva adeguata date le probabili circostanze future. Secondo questo modello, i bambini che si sentiono amati e accettati dai loro genitori sperimentano un “attaccamento sicuro”, quelli che si sentono non amati e non accolti sperimentano una forma di “attaccamento insicuro”. Belsky, Steiberg e Draper considerano che l’attaccamento insicuro ai genitori potrebbe essere un segnale ambientale che induce ad interiorizzare che i rapporti monogami a lungo termine non sono una modalità sostenibili nel mondo sociale in cui una bambina sta crescendo. Di conseguenza, le femmine con legami affettivi insicuri con i genitori sono più inclini a inseguire la modalità di accoppiamento a breve termine e a preferire il “donnaiolo” invece del “babbo” preferito, invece, dalle femmine che hanno sperimentato un attaccamento genitoriale sicuro. Secondo Belsky, Draper & Steinberg, la loro teoria spiegherebbe evidenze empiriche che suggeriscono che le femmine cresciute in nuclei familiari senza la figura paterna mostrano un’attività sessuale molto prima delle femmine provenienti da nuclei in cui vige la figura paterna, e anche una mancanza di interesse o abilità per formare e mantenere relazioni monogame a lungo termine20. 

In conclusione, l’evidenza degli studiosi, presi in considerazione in questo approccio evoluzionistico alle modalità di accoppiamento nella riproduzione umana, suggerisce che entrambi maschi e femmine attuino modalità di accoppiamento a lungo e breve termine. Per cui, alcuni maschi agiscono come “babbi” che attraggono le femmine mostrando le loro abilità e disponibilità ad investire genitorialmente e durevolmente nella prole, tendendo ad essere compassionevoli, gentili, romantici ed operosi. Mentre, altri maschi, che si spendono come donnaioli, attirano le femmine mostrando che loro sono altamente competitivi e che darebbero figli con i loro stessi tratti di potenza, impetuosità, ribellione e capacità di assumere dei rischi. 

Uno degli aspetti più affascinante di questa teoria è la corrispondenza con l’esperienza di tutti i giorni. Infatti, nel quotidiano, ci sono uomini che cercano di attirare la donna attraverso la strategia del “tipo cortese”, gentile, sensibile e coinvolgente, ma ci sono anche uomini che cercano di attirare la donna facendo il maschio dominante. Guardando le risposte delle donne a queste tipologie di maschi, possiamo dedurne che entrambe le strategie funzionano in qualche modo per cui si può asserire che anche la donna può attuare strategie di accoppiamento a lungo e/o a breve termine in funzione delle circostanze. 

Accoppiamento e riproduzione: storia ancora aperta

Nel contesto della contesa tra i gender, la narrativa convenzionale propone che il maschio domini la femmina ma, analizzando l’ipotizzata contesa tra i gender dal punto di vista dell’evoluzione più allargata del regno animale21 oppure dal punto di vista della bio-politica22, ci accorgiamo dei pregiudizi nascosti nei nostri modelli interpretativi convenzionali circa la sessualità, l’accoppiamento, la riproduzione umana e circa il potere stesso che esercita un gender sull’altro. 

Da queste prospettive di più largo respiro, emerge una visione in cui i nostri comportamenti quotidiani sono codificati in dinamiche bio-culturali che ridimensionano le nostre interpretazioni della condizione umana, mettendo a nudo, anche, le forti emozioni che avviano in noi le tonalità ideologiche di parole quotidiane quali: “vita”, “riproduzione”, “femmina”, “maschio” e cosi via. Da qui, l’intenzione di questo excursus sulle modalità di accoppiamento convenzionale a fini riproduttivi, intese come strategie adattive di fitness, non è soltanto schiudere la dimensione emotiva – ideologica celata in questi aspetti dell’esistenza umana ma, anche, quella di fare luce sui nostri preconcetti in materia e di offrire spunti che concretizzino la nostra auto-conoscenza come specie nell’accettare cambiamenti, a riguardo, inarrestabili che sollecitano le nostre coscienze. 

 

  1. Hill Kim & Magdalena Hurtado. Ache Life History: The Ecology and Demographic of a Foraging People.
    Aldine De Gruyter. Hawthorne, NY, 1966 Geary David. Male, Female: The Evolution of Human Sex Differences. America Psychological Association. Washington, D.C. 1998.
  2. Kruger, Daniel J., Maryanne Fisher & Ian Jobling. Proper Hero Dads and Dark Hero Cads: Alternate Mating Strategies Exemplified in British Romantic Literature. In “The Literary Animal. Evolution and the Nature of Narrative”, Northwestern University Press. Evanston, Illinois, 2005
    Buss, D. M. The Evolution of Desire: Strategies of Human Mating. Basic Books, New York, 1994.
  3. Gottschall, J., J. Martin, J. Rea & H. Quish. Sex Differences in Mate Choice Criteria Are Reflected in Folk Tales from Around the World and in Historical European Literature. In “Evolution and Human Behavior”, 25:102-12, 2004.
  4. Schmitt, D. P., and 118 Members of the International Sexuality Description Project. Universal Sex Differences in the Desire for Sexual Variety: Tests from 52 Nations, 6 Continents, and 13 Islands. In “Journal of Personality and Social Psychology” 85: 85-104, 2003.
  5. Buss, D. M. op. cit.
  6. Mealey, Linda. Sex Differences: Developmental and Evolutionary Strategies. Academic Press. San Diego, 2000.
  7. Barash, D. P., & J. E. Lipton. The Myth of Monogamy: Fidelity and Infidelity in Animals and People. Freeman, New York, 2001
    Draper, P., & H. Harpending. Father Absence and Reproductive Strategy: An Evolutionary Perspective. In Journal of Anthropological Research”, 38:252-73, 1982
    Draper, P., & H. Harpending. A Sociobiological Perspective on the Development of Human Reproductive Strategies. In “Sociobiological Perspectives on Human Development”, edited by K. B. MacDonald. 340-72. Springer, New York, 1988
    Gangestad, S., & J. A. Simpson. The Evolution of Human Mating: Trade-offs and Strategic Pluralism. In “Brain and Behavioral Sciences”, 23:573-644, 2000
    Lancaster, J. B., & H. Kaplan. Human mating and Family Formation Strategies: The Effects of Variability among Males in Quality and the Allocation of Mating Effort and Parental Investment. In “Topics in Primatology”, Vol. 1, Human Origin, edited by Toshisada Nishida, 21-33. Springer, New York, 1992.
  8. Weatherhead P. J. & R. J. Robertson. Offspring Quality and the Polygyny Threshold: The Sexy Son Hypothesis. In “American Naturalist”, 113:201-8, 1979.
  9. Barash, D. P. & J. E. Lipton, op. cit. & Gangestad, S., & J. A. Simpson, op. cit.
  10. Bellis, M. & R. Baker. Do Females Promote Sperm Competition: Data for Humans. In “Animal Behavior”, 40:197-99, 1990.
  11. Martin Voracek, Maryanne Fisher & Todd K. Shackelford. Sex Differences in Subjective Estimates of Non-Paternity Rates in Austria. Archives of Sexual Behavior, July 2009.
  12. Hrdy, S. B. Mother Nature: A History of Mothers, Infants, and Natural Selection. Pantheon, New York, 1999
    Smith, R. L. Human Sperm Competition. In “Sperm Competition and the Evolution of Animal Mating Systems”, edited by R. Smith, 601-59. Academic Press, New York, 1984.
  13. Draper, P., & H. Harpending. 1982, op. cit.
    Draper, P., & H. Harpending. 1988, op. cit.
    Draper, P., & J. Belsky. Personality Development in Evolutionary Perspective. In “Journal of Personality”, 58:141-61, 1990.
  14. Divale, W. T., & M. Harris. Population, Warfare, and the Male-Supremacist Complex. In “American Anthropologist”, 78:521-38, 1976.
  15. Draper, P., & H. Harpending. 1982, op. cit.
    Draper, P., & J. Belsky, 1990, op. cit.
  16. Kelly, S., & R. I. M. Dunbar. Who Dares Wins: Heroism Versus Altruism in Women’s Mate Choice. In “Human Nature”, 12:89-105, 2001.
  17. Buss, D. M. op. cit.
  18. Mazur, A., C. Halpern, & J. R. Udry. Dominant Looking Male Teenagers Copulate Earlier. In “Ethology and Sociobiology”, Vol. 15, Issue 2, pp. 87-94, 1994.
  19. Maclay, G., & H. Knipe. The Dominant Man: The Pecking Order in Human Society. Delacorte, New York, 1972 Sadalla, E. K., D. T. Kenrick, & B. Vershure. Dominance and Heterosexual Attraction. In “Journal of Personality and Social Psychology”, 52:730-38, 1987.
  20. Belsky, J., L. Steinberg & P. Draper. Childhood Experience, Interpersonal Development, and Reproductive Strategy: An Evolutionary Theory of Socialization. In “Child Development”, 62:647-70, 1991.
  21. Al riguardo si veda Vargas, R. O. & D’Alterio E. Il sesso delle anatre. Conflitto sessuale ed evoluzione estetica. In “BIO Educational Papers, Medicina Costruzione Sociale nella Post-Modernità, Retroscena”, Anno III, No. 12, Dic. 2014, pp. 30-41.
  22. Al riguardo si veda Vargas, R. O. & D’Alterio E. Neo-liberalizzazione della riproduzione umana. Sviluppo di una nuova economia. In “BIO Educational Papers, Medicina Costruzione Sociale nella Post-Modernità, Retroscena”, Anno IV, No. 13, Marzo 2015, pp. 3-5 e Vargas, R. O. & D’Alterio E. Fertilità assistita nel contesto dei mercati globali: Il precariato riproduttivo. In “BIO Educational Papers, Medicina Costruzione Sociale nella Post-Modernità, Retroscena”, Anno IV, No. 13, Marzo 2015, pp. 6-19.

Lascia il primo commento