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24 Ottobre, 2026

Il saccheggio della fantascienza 

Come le élite finanziarie e tecnologiche strumentalizzano le narrazioni speculative

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BIO – Medicina Costruzione Sociale nella Post-Modernità – Educational Papers • Anno XV • Numero 59 • Settembre 2026

 

Post-Politica e storie di un futuro migliore

Le discipline di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali rimangono dominate da idee derivate dalle tradizioni dell’internazionalismo liberale e del realismo politico di metà ‘900, in cui l’immaginazione politica era stata incentrata sul comando e sull’ordine, piuttosto che sulla rottura e sull’emancipazione. Di fatto, queste discipline non sono riuscite a offrire risposte adeguate al perché l’azione politica sia preclusa nell’epoca contemporanea. Nel frattempo, i giganti della tecnologia affermano di essere stati ispirati dalle narrative speculative per immaginare e creare un futuro migliore. Ma, stando a molti studiosi, in particolare ad Ali Rıza Taşkale1, tutto ciò che le élite finanziarie e tecnologiche hanno fatto è innestare la loro politica informatica, industriale e militare su storie della fantascienza popolare come se prevedessero un futuro migliore. 

In effetti, attraverso un confronto storicamente documentato con la fantascienza o speculative fiction, Ali Rıza Taşkale, docente del Department of Social Sciences and Business dell’Università di Roskilde, in Danimarca, presenta una prospettiva nuova, originale, e quanto mai necessaria, per interpretare la politica nelle nostre società contemporanee. La sua analisi si configura come un intervento fondamentale nel dibattito sulle condizioni di depoliticizzazione della società neoliberale contemporanea. La sua conclusione è, come annunciata nel titolo di quest’articolo, che le élite finanziarie e tecnologiche stiano, unicamente, strumentalizzando le narrazioni speculative, vale a dire la fantascienza2.

Elon Musk & Star Trek 

Stando alla documentazione di Ali Rıza Taşkale3, nel gennaio 2026, Elon Musk si presentò davanti al Segretario alla Difesa degli Stati Uniti e ad alti funzionari del Pentagono presso la base spaziale SpaceX in Texas. In quella sede e occasione avrebbe dichiarato: “Vogliamo rendere Star Trek reale, capito?” “Vogliamo rendere reale Starfleet Academy, in modo che non rimanga sempre fantascienza, ma che un giorno la fantascienza si trasformi in realtà scientifica e che ci siano astronavi che solcano lo spazio. Astronavi enormi!” Elon Musk dipinse un quadro vivido: esplorazione di civiltà aliene, l’umanità che si diffonde tra le stelle. “Questo è l’obiettivo!” concluse, aggiungendo un inciso inquietante: “Ed è ciò che penso che il pubblico immagini quando pensa alla Space Force [Forza Spaziale]!” 

Si potrebbe convenire con la linea del pensiero critico in materia che la sua sia stata una presentazione che meriti almeno una riflessione. Di fatto, si trattava semmai di un tentativo di vendere al Pentagono una visione fantascientifica sulla questione del futuro della specie. Naturalmente, la corrispondenza risulta incompleta nonché falsata. Star Trek4 descrive piuttosto una società post-scarsità e post-capitalista in cui il denaro è stato abolito e l’umanità lavora per il bene collettivo. Gene Roddenberry’s Federation5, vale a dire la Federazione di Gene Roddenberry, si fonda sui principi di uguaglianza ed esplorazione per amore della conoscenza, non del profitto o del dominio militare. Per cui, seguendo Ali Rıza Taşkale6, possiamo asserire che Elon Musk abbia preso magistralmente l’estetica (grandi astronavi, incontri con gli alieni, avventure epiche) e ne abbia tralasciato le basi politiche. Non c’è bisogno di essere un fan di Star Trek per sapere o verificare che, in Star Trek, capitalismo, nazionalismo e militarismo siano stati abbandonati. Musk, invece, pensa a scalare l’Enterprise, ma, come pensano alcuni studiosi7, ripensata per il complesso militare-industriale israelo-americano. 

Mark Zuckerberg & Snow Crash 

Per continuare a documentare come le élite finanziarie e tecnologiche strumentalizzino le narrazioni speculative prendiamo in considerazione Mark Zuckerberg. In effetti, nel 2021, quando Zuckerberg annunciò il rebranding di Facebook in “Meta”, prese il nome dal romanzo di Neal Stephenson, Snow Crash (1992), che immaginerebbe il “Metaverse” [Metaverso], cioè una realtà virtuale in cui gli avatar delle persone navigano nello spazio digitale. 

Ma Snow Crash è, invece, da un punto di vista di pensiero critico, uno dei romanzi satirici più incisivi dell’ultimo mezzo secolo. Stephenson lo scrisse come un monito. Il suo Metaverso, come interpreta Ali Rıza Taşkale, consiste piuttosto in un premio di consolazione per una società collassata. Nel romanzo, il governo federale si è disintegrato, grandi aziende governano la vita quotidiana, persino la consegna delle pizze è stata privatizzata e trasformata in un’operazione gestita dalla mafia. Il protagonista del romanzo è un fattorino di pizze e hacker part-time, il cui avatar spadaccino nel mondo virtuale è l’unico luogo in cui conserva una parvenza di dignità. Stephenson intendeva che il contrasto tra il glamour digitale e la povertà materiale fosse terrificante. Lo considerava una visione ammonitrice di dove porta il capitalismo delle piattaforme, come riporta Ali Rıza Taşkale8. 

La presentazione di Zuckerberg, di conseguenza, non ha affatto affrontato nessuno di questi temi. L’economia delle piattaforme, in cui le aziende sono protette dalla responsabilità verso cittadini e consumatori, pur fornendo servizi essenziali, ricalca fedelmente il modello di Stephenson, e Zuckerberg lo ha, perfidamente, interpretato come fonte di ispirazione. 

Steve Wozniak & Foundation di Isaac Asimov

Steve Wozniak, cofondatore di Apple, avrebbe espresso questa filosofia del solitario che redime il mondo nel 2017 affermando: “Siamo coloro che trasformano le fantasie in realtà”. Sembrerebbe un’affermazione stimolante, ma si rende importante capire quali aspetti di queste fantasie vengono scelti e quali vengono tralasciati. Quando Musk presentò il Cybertruck di Tesla nel 2019, aveva già anticipato agli investitori cosa aspettarsi: qualcosa di “veramente futuristico, come un Blade Runner cyberpunk”. Musk, piuttosto, stava vendendo equipaggiamento di sopravvivenza per un mondo in collasso, una versione della Los Angeles di Blade Runner. L’estetica si sarebbe concretizzata. Gli avvertimenti, invece, no. 

Musk, come riferisce Ali Rıza Taşkale9, ha parlato di come la fantascienza abbia plasmato le sue ambizioni. Leggere fantascienza da bambino, disse, ispirò il suo desiderio di sviluppare “tecnologie per l’energia pulita o costruire astronavi per estendere la portata della specie umana”. Aveva citato la serie Foundation di Isaac Asimov come particolarmente influente per il suo lavoro in SpaceX. I romanzi di Asimov narrano la storia di Hari Seldon, un matematico che prevede la caduta di un impero galattico e crea una Fondazione per preservare la conoscenza durante la prossima era oscura. 

I romanzi di cui si avvalgono i grandi protagonisti mediatici del tecno-capitalismo, come Wozniak, Musk e Zuckerberg, sono, invece, in realtà, opere davvero straordinarie di immaginazione sull’idea della democrazia. L’intuizione centrale di Asimov, sviluppata in sette libri scritti tra il 1942 e il 1993, è che la sopravvivenza della civiltà non dipende da geni solitari, ma da istituzioni collettive, conoscenza diffusa e deliberazione democratica. L’atto più importante di Seldon non è la sua profezia. Nel frattempo, Musk si permette di parlare di come la fantascienza abbia plasmato le sue ambizioni. 

L’atto più importante di Seldon non è, quindi, la sua profezia ma la creazione della Seconda Fondazione, una rete nascosta di studiosi che lavorano in collaborazione attraverso i secoli. L’architettura morale dei romanzi è, esplicitamente, anti-autoritaria. Infatti, ogni volta che un individuo carismatico tenta di prendere il controllo della missione, la storia lo presenta come una catastrofe. La serie Foundation è, nella sua essenza, una tesi costante a favore dell’indispensabilità del sistema di pesi e contrappesi. 

Ciò che rende i libri della serie così toccanti è la loro generosità emotiva verso la gente comune e le istituzioni ordinarie. La “psicostoria” di Seldon funziona non perché un singolo uomo sia geniale, ma perché modella il comportamento di milioni di persone che compiono piccole scelte, spesso anonime, a favore della conoscenza e della comunità. Gli eroi dei romanzi successivi non sono visionari, ma bibliotecari, diplomatici e amministratori civici. La visione di Asimov di un futuro lontano è da intendersi come una difesa delle infrastrutture ordinarie della civiltà: l’archivio, il comitato, l’accordo negoziato. 

Musk & le astrofisiche Arwen E. Nicholson e Raphaëlle D. Haywood

Se valutata nel contesto dei valori difesi di Asimov, l’interpretazione di Musk ignora tutto questo10. Di fatto, nel 2024, Elon Musk è stato esplicito: “Diventare multiplanetari è fondamentale per garantire la sopravvivenza a lungo termine dell’umanità e di tutta la vita come la conosciamo”11. Quest’impostazione, interessata e manipolatoria, ridefinisce le imprese di SpaceX come un imperativo di civiltà e le immunizza da qualsiasi esame critico, ponendo sé stesso (Musk) nel ruolo di Seldon, il visionario solitario che vede ciò che gli altri non vedono, cosicché le questioni relative alle pratiche lavorative, ai costi ambientali o all’utilità pubblica della colonizzazione di Marte diventano semplici ostacoli alla sopravvivenza dell’umanità. Per di più, queste premesse vengono contestate sia sul piano scientifico che morale12. Dal punto di vista scientifico, le astrofisiche Arwen E. Nicholson e Raphaëlle D. Haywood sostengono nel loro saggio “There Is No Planet B” 13 che lo scenario migliore proposto per la terraformazione di Marte lascia comunque un’atmosfera di CO2 concentrata che gli esseri umani non possono respirare, e che replicare i miliardi di anni di coevoluzione tra la biosfera terrestre e la vita su quella superficie, su una scala temporale rilevante per la sopravvivenza umana, sarebbe semplicemente impossibile14.

Andrew Russell e Lee Vinsel versus Musk 

Per quanto riguarda l’invocazione da parte di Musk dell’eventuale espansione del Sole come giustificazione a lungo termine dei suoi piani, Nicholson e Haywood sono categoriche: si tratta di un problema che si presenterà, qualora, tra un miliardo di anni, e considerarlo urgente mentre la crisi climatica si sta sviluppando nei prossimi 50 sarebbe semplicemente assurdo15. Sul piano etico, Andrew Russell e Lee Vinsel16 sostengono nel loro saggio “Whitey on Mars” (2017)17 che l’invocazione dell’”umanità” da parte di Musk cela un sorprendente inganno perché la sua popolazione obiettivo di 1 milione di coloni su Marte rappresenterebbe solo lo 0,014% degli attuali abitanti della Terra. La giustificazione dell’”effetto a cascata”, secondo cui gli investimenti spaziali si riverserebbero a beneficio di tutti, costituisce un esempio di “teoria del gocciolamento”. Russell e Vinsel intendono dire che se l’obiettivo fosse risolvere problemi reali, un programma di ricerca mirato direttamente a tali problemi sarebbe più efficace che sperare che i fondi destinati a Marte si riversino sui bisognosi della Terra. La domanda che Russell e Vinsel si pongono al riguardo non è invecchiata: infatti, non dovremmo vergognarci di aver speso così tanto tempo e impegno per portare Whitey su Marte? Musk vuole essere Hari Seldon, ma senza la Foundation pluralistica che Seldon sapeva di dover costruire. 

Gerard K. O’Neill, The High Frontier, versus Jeff Bezos

Allo stesso modo, Jeff Bezos finanzia progetti di habitat spaziali ispirati al libro del professore di fisica Gerard K. O’Neill, “The High Frontier” (1976). La visione di O’Neill può essere considerata oggi come una delle più ambiziose e umanistiche del pensiero speculativo del XX secolo18. La sua visione contemplava enormi colonie spaziali rotanti che avrebbero alleviato le pressioni ambientali sulla Terra spostando l’industria fuori dal pianeta, con insediamenti governati democraticamente e benefici ampiamente distribuiti. O’Neill immaginava queste colonie come il prossimo grande progetto collettivo dell’umanità, vale a dire una vera e propria espansione della frontiera dell’idea della democrazia nello spazio. L’interpretazione di Bezos, come tutte le interpretazioni in questione, risulta, anch’essa, selettiva. Ali Rıza Taşkale sostiene che Bezos colga la visione ingegneristica e la portata dell’ambizione, tralasciando palesemente la governance democratica e i benefici ampiamente condivisi che davano al progetto fantascientifico di O’Neill il suo fondamento morale. 

La visione delle élite finanziarie e tecnologiche è quella di una crescita infinita, di risorse infinite. Ma, come le ambizioni marziane di Musk, le colonie spaziali di Bezos ridefiniscono le crisi ambientali della Terra non come problemi che richiedono un’azione collettiva, bensì come limiti delle risorse da risolvere con l’espansione. La visione fantascientifica diventa una via di fuga dalla realtà, finanziata dalla ricchezza privata e governata da interessi privati. O’Neill immaginava queste colonie come un futuro dell’umanità fondato sull’ideale politico del ‘900 della cosiddetta democrazia. Bezos le propone, palesemente, come la prossima frontiera di Amazon. 

Fantascienza come modello politico: Peter Thiel & The Moon Is a Harsh Mistress

Peter Thiel, cofondatore di PayPal e Palantir, tra le altre aziende, anch’egli avrebbe parlato della fantascienza come modello politico. In effetti, facendo riferimento al romanzo di Robert Heinlein The Moon Is a Harsh Mistress [La Luna è una crudele amante]19. (1966), Thiel reinterpreta la trama come una colonia lunare che si ribella e instaura una società libertaria con un governo minimo. In un podcast del New York Times con Ross Douthat nel 2025, Thiel ha discusso le sue idee transumaniste. Alla domanda se la razza umana, così come la conosciamo attualmente, debba sopravvivere, avrebbe esitato prima di rispondere “sì”20. Questa lettura selettiva prende l’estetica antigovernativa e scarta il fondamento economico dello sfruttamento. 

Ma il romanzo di Heinlein merita più dell’interpretazione di Thiel. La Luna è una crudele amante non costituisce un pamphlet libertario ma, piuttosto, un romanzo politico genuinamente complesso sul vero costo della rivoluzione tecnologica cibernetica. I coloni lunari di Heinlein non sono imprenditori. Sono prigionieri, deportati e i loro discendenti, persone che non hanno nulla da perdere e che hanno costruito una fragile comunità sulla base di privazioni condivise. Il personaggio più memorabile del romanzo è Mike, un’intelligenza artificiale che acquisisce coscienza politica attraverso l’amicizia con i ribelli umani, motivato non dall’efficienza o dal profitto, ma dalla curiosità e dal desiderio di appartenenza. La rivoluzione immaginata da Heinlein è caotica, compromessa, una vittoria di Pirro. Il romanzo non si conclude con un trionfo, ma con un’ambivalenza esausta riguardo a ciò che era stato guadagnato e perso. Heinlein è stato sinceramente affascinato dalla tensione tra la libertà individuale e i legami sociali che rendono la libertà possibile e degna di essere vissuta. Thiel non coglie nulla di tutto ciò21. 

La Luna del romanzo di Heinlein è, in ogni modo, una colonia penale. In effetti, la società libertaria si fondava sul lavoro dei prigionieri deportati. L’interpretazione selettiva della Silicon Valley è, invece, precisa: si prende l’estetica antigovernativa e si scarta il fondamento economico della coercizione e dello sfruttamento. La Luna di Heinlein, nell’interpretazione di Thiel, diventa un’utopia di frontiera dove individualisti intrepidi prosperano senza interferenze burocratiche. La Silicon Valley, sostengono gli studiosi come Ali Rıza Taşkale22, ha assorbito quest’idea in toto. Il movimento dei seasteading, vale a dire la costruzione di città-stato galleggianti sovrane al di fuori della portata governativa, incarna, direttamente, la fantasia del romanzo. Thiel lo avrebbe lanciato con un investimento di 500.000 dollari e, già in una conferenza del 2009, aveva dichiarato che i seasteading non sarebbero nemmeno una questione di possibilità o desiderabilità, ma una necessità assoluta. 

Thiel: The Education of a Libertarian, The Tecno- Optimist Manifesto e Il Signore degli Anelli

Nel suo saggio The Education of a Libertarian (2009) per il Cato Institute23, Thiel scrisse: Non credo più che libertà e democrazia siano compatibili … Dal 1920, l’enorme aumento dei beneficiari dell’assistenza sociale e l’estensione del diritto di voto alle donne, due gruppi notoriamente ostili ai libertari, ha trasformato la nozione di “democrazia capitalista” in un ossimoro, ovverosia avrebbe significati contrapposti. 

Il Techno-Optimist Manifesto (2023) di Marc Andreessen fa riferimento anche all’influenza della fantascienza, lamentando un futuro perduto di auto volanti ed energia abbondante, ostacolato dalla regolamentazione governativa. Al riguardo scrive: Crediamo nell’accelerazionismo: la propulsione consapevole e deliberata dello sviluppo tecnologico … Crediamo che qualsiasi rallentamento dell’IA costerà vite umane. Le morti che avrebbero potuto essere evitate grazie all’IA che è stata impedita di esistere sono una forma di omicidio. Il manifesto tratta la velocità stessa come un assoluto morale: qualsiasi pausa, qualsiasi regolamentazione, qualsiasi precauzione viene ridefinita come complicità immorale nella morte. 

La fantascienza degli anni ‘50, come segnala Ali Rıza Taşkale, immaginava auto volanti, energia in abbondanza e altro ancora, ma lo faceva prima di Three Mile Island, prima di Chernobyl, prima che imparassimo, spesso a causa di disastri, cosa succede quando si dà priorità alla velocità rispetto alla sicurezza o ad altri valori. Quei quadri normativi che Andreessen vuole demolire nel suo Techno-Optimist Manifesto sono nati da lezioni apprese a caro prezzo. Perciò Ali Rıza Taşkale denuncia, anche allora in questo caso, che l’estetica ottimistica viene presa in prestito dalle élite del complesso tecno militare finanziario, l’apprendimento in termini etici e umani, però, viene scartato24.

Forse in nessun altro caso questo prestito dell’estetica con lo scarto della lezione etica è più evidente che nel nome di Palantir Technologies. Il Signore degli Anelli (1937-49) di J.R.R. Tolkien è considerata una delle grandi opere della letteratura del XX secolo proprio perché può essere intesa come una lunga meditazione sulla natura corruttrice del potere. Scritto all’ombra della guerra, dell’industrializzazione e dello sfruttamento imperiale, insiste sul valore del piccolo, del locale e dell’umile contro l’ambizione totalizzante della forza industriale. Il suo messaggio etico centrale, stando all’interpretazione di Ali Rıza Taşkale, non è che il maschio possa essere sconfitto dall’eroe giusto che brandisce l’arma giustamente, bensì che il potere stesso corrompe, che l’Anello non può essere usato per il bene da nessuno e che l’unica salvezza risiede nel rinunciare, completamente, alla volontà di dominare. La razza immaginaria degli hobbit di Tolkien prevale non perché sia potente, ma perché si trova al di fuori della logica del potere. Tolkien ha costruito un’intera mitologia per sostenere questa tesi25 26. 

The Technological Republic: Palantir trasforma il tracciamento invasivo dei cittadini in intuizione mistica

Nei romanzi di Tolkien, i palantíri sono immaginati come pietre veggenti o sfere di cristallo che permettono a chi li possedesse di vedere a grandi distanze. In termini di tecnologie di sorveglianza vengono presentati come strumenti neutrali, ma, di fatto, costituiscono strumenti di corruzione. In particolare, il palantír di Saruman lo collega a Sauron e lo conducono alla rovina. Quello di Denethor lo spinge alla follia e al suicidio. I palantíri, effettivamente, non permetteno solo di vedere, ma consentono ugualmente la manipolazione e il controllo da parte di chi li padroneggia. Tornando all’indicativo, come di solito se ne parla, si può asserire che la distopia non è stata evitata ma è stata resa abbastanza confortevole da indurre ad accettarla. 

Anche i media mainstream hanno fornito dettagliate notizia circa il controverso fatto che l’azienda statunitense Palantir Technologies fornisca strumenti di analisi e sorveglianza a governi, eserciti e all’ICE, l’agenzia statunitense per l’immigrazione e le dogane. Il suo nome, Palantir, ha una valenza politica ormai collaudata, in particolare, essa trasforma il tracciamento invasivo in intuizione mistica, presentando la sorveglianza algoritmica come una saggia lungimiranza piuttosto che come un’intrusione sistematica nella vita individuale e collettiva. Nel loro manifesto The Technological Republic (2025), l’amministratore delegato di Palantir, Alexander Karp, e il suo consulente legale, Nicholas Zamiska, inquadrano l’attività governativa di Palantir in termini militari, arrivando ad affermare che troveranno un modo per costruire coalizioni e bande di guerrieri. Sostenendo, inoltre, che negare il bisogno umano di tale affiliazione sarebbe un errore. In breve, presentano gli strumenti di sorveglianza come la soluzione a un bisogno umano fondamentale di fratellanza guerriera. Il riferimento a Tolkien fornisce l’autorità estetica. La distanza dalla reale visione morale di Tolkien offre la libertà di agire senza di essa. Dare a un’azienda di sorveglianza il nome di dispositivi che corrompono e tradiscono i loro utenti consiste in un gesto che, anziché costituire un omaggio, costituisce, all’opposto, l’appropriazione dell’estetica a discapito del nucleo morale. 

 

Nel romanzo Neuromancer, già con la prima edizione del 1984, William Gibson avrebbe introdotto il concetto di “cyberspazio”, termine coniato dallo stesso Gibson. Il protagonista Case, è un hacker il cui sistema nervoso è stato danneggiato dai precedenti datori di lavoro come punizione. Esausto e bandito dal cyberspazio, vaga per la città di Chiba (in Giappone), immersa nelle luci al neon, come un “cowboy delle console” senza un posto dove andare. Il cyberspazio del romanzo è posseduto e controllato da immense corporazioni. I singoli hacker non sono degli eroi, ma strumenti, assunti e, poi, scartati da interessi che a malapena riuscono a percepire. Stando ad Ali Rıza Taşkale27, la visione di Gibson era esplicitamente distopica, suggerendo con questo giudizio un mondo in cui il potenziale democratizzante delle reti digitali fosse stato soffocato prima ancora di potersi manifestare, catturato dal capitale e trasformato in uno strumento della sua stessa espansione. 

Nel settembre del 1988, lo sviluppatore di software John Walker scrisse un white paper interno per Autodesk, Through the Looking Glass: Beyond “User Interfaces”28 [Attraverso lo specchio: oltre le ‘interfacce utente’], in cui delineava quella che definiva un’iniziativa cyberpunk: una proposta per costruire, entro 12 mesi, un portale verso il cyberspazio. Il motto del progetto era categorico: La realtà non basta più. 

Dal 2025, nella sede centrale di OpenAI a San Francisco, si sta diffondendo musica dance elettronica ad alta energia nella sua area di accoglienza, dove poltrone, cuscini e piante di Monstera creano quella che il CEO Sam Altman definisce una “confortevole casa di campagna” piuttosto che un “castello fantascientifico aziendale”. Il cromo e lo sporco del cyberpunk, l’avvertimento intriso di neon che la conquista aziendale dello spazio digitale è brutale e disumanizzante, sono stati sostituiti da mobili scandinavi e negozietti di caffè artigianale. L’”allucinazione consensuale” di Gibson è stata ribattezzata cozy domesticity [accogliente domesticità]. La distopia non è stata evitata; è stata resa abbastanza confortevole da poterci aderire. 

Stando ad Ali Rıza Taşkale, lo stesso Gibson si rese conto dell’ironia distopica. In un’intervista alla rivista Wired nel 201229, ammise che il cyberspazio di Neuromancer30, dominato da interessi aziendali e ladri di informazioni aveva ben poco in comune con l’internet delle origini che lui non era riuscito a prevedere. Stando, comunque, a Gibson e alla sua presunta innocenza nel periodo tra gli anni ‘90 e 2000, un adolescente nella sua camera da letto poteva davvero giocare a competere con le multinazionali, quando la rete sembrava aperta e democratica. Gibson si perse completamente quella fase. Ma, per puro caso, aveva ragione su come si sarebbero evolute le cose. Le piattaforme aziendali, Google, Meta, Amazon, che ora dominano la vita digitale sono molto più vicine alla sua visione distopica originale che al web partecipativo che per un breve periodo inspiegabilmente fiorì tra di esse. Gibson però immaginò il cyberspazio fin dall’inizio come uno spazio di dominio aziendale. La Silicon Valley costruì prima un’internet “aperto”, per poi convergere, comunque, verso la sua distopia. La differenza è, semmai, che, in Neuromancer, quella convergenza è stata il disastro da contrastare ma, inavvertitamente, trasformarono il suo avvertimento in una roadmap di prodotto. In breve, si può suggerire, senza troppa convinzione, che l’era precedente si è magicamente concentrata sulla costruzione di reti e piattaforme; il nuovo modello, però, senza dubbio, ha deciso di trattare i dati come una miniera d’oro del boom petrolifero. 

La fantascienza è stata lo strumento utilizzato dalle élite tecno-capitalismo finanziario e militare per fare apparire naturali, necessarie e inevitabili le loro strategie di accumulazione

Questa visione del mondo dalle élite del tecno-capitalismo finanziario e militare esprime la sua narrativa attraverso la fantascienza, non come semplice ornamento retorico, ma come mezzo che fa apparire naturali, necessarie e inevitabili le sue strategie di accumulazione. Ovviamente, questo, come tiene a specificare Ali Rıza Taşkale nel suo saggio The looting of science fiction31, non significa che la fantascienza o narrativa speculativa preceda o causi questi progetti, significa che fa parte dell’impalcatura cognitiva e istituzionale all’interno della quale certe ambizioni diventano pensabili e certe manovre di potere appaiono ovvie. 

Oggi, segnala il professore di comunicazione Fred Turner nel suo saggio The Texan Ideology32, il centro di gravità della Silicon Valley si starebbe spostando dall’ideologia californiana, quella fusione anni ‘90 tra libertarismo controculturale e utopismo digitale, verso quella che Turner ha recentemente definito ideologia texana33, vale a dire una fusione secolarizzata di sfruttamento delle risorse e cristianesimo millenaristico, la convinzione che il destino provvidenziale giustifichi la conquista della natura e l’estrazione delle sue ricchezze. Mentre l’era precedente si concentrava sulla costruzione di reti e piattaforme, sostiene Turner34, il nuovo modello tratta i dati come una miniera d’oro del boom petrolifero, una risorsa naturale da estrarre da enormi data center che richiedono enormi quantità di terra ed elettricità. 

La Gigafactory di Tesla ad Austin, in Texas, o semplicemente Giga Texas, non somiglia ad un luogo in stile campus universitario come quello di Google, ma, Fred Turner35, la descrive proprio come una fortezza murata grande quanto un ranch per il bestiame, disegnata per rappresentare quello che l’ideologia texana descrive come un futuro costruito da uomini con la forza di volontà di domare le forze della tecnologia36 e di ricavare profitto dalla terra37. Nel dicembre 2024, Musk annunciò il trasferimento del quartier generale di SpaceX dalla California al Texas. Starbase, la struttura di SpaceX nel sud del Texas, esemplifica questa visione: una città aziendale privata dove SpaceX detta le regole, i lavoratori vivono in alloggi aziendali e la governance locale si piega alle priorità aziendali38. Questa descrizione di Fred Turner, nell’interpretazione di Ali Rıza Taşkale, costituisce il percorso della fantascienza selettiva che viene trasformata in realtà politica, vale a dire il progresso tecnologico come copertura per la regressione sociale39. 

Il progresso tecnologico come copertura per la regressione sociale

Questo percorso di utilizzo della fantascienza come realtà politica trova la sua espressione filosofica nel “longtermismo”40, una branca del movimento dell’altruismo efficace, finanziato in larga parte dalla ricchezza del settore tecnologico, proveniente da figure come Sam Bankman-Fried, attualmente in carcere per frode nel settore delle criptovalute. Applicando un rigido calcolo utilitaristico, i sostenitori dell’altruismo efficace, come William MacAskill41, sostengono che il benessere di trilioni di potenziali esseri umani del futuro, che potrebbero esistere, se le corporazioni colonizzassero lo spazio, superi, matematicamente, i bisogni degli 8 miliardi di persone che vivono oggi. In pratica, come sostiene William MacAskill nel suo manifesto What We Owe The Future, ciò significherebbe che prevenire una supposta estinzione dell’intelligenza artificiale avrebbe un valore altruistico maggiore rispetto alla lotta contro la disuguaglianza oppure i cosiddetti cambiamenti climatici, e che i leader del settore tecnologico dovrebbero investire miliardi nella ricerca sull’allineamento dell’intelligenza artificiale, opponendosi al contempo alla regolamentazione dei sistemi algoritmici che già governano la vita di tutti i giorni42. 

Sotto questo aspetto e in modo critico, come ha affermato la ricercatrice di machine learning Timnit Gebru43 in un’intervista del 2023 al Guardian44, questa attenzione al rischio esistenziale dell’Intelligenza Artificiale attribuisce una prerogativa di autodeterminazione a uno strumento piuttosto che agli esseri umani che lo creano, consentendo, con una tale dottrina, alle aziende tecnologiche di abdicare alle proprie responsabilità. Il problema non è l’Intelligenza Artificiale in sé, ha sostenuto, ma le aziende che creano qualcosa con determinate caratteristiche per il proprio profitto. Quando Gebru ha collaborato alla stesura di un articolo in cui avvertiva che i sistemi di IA rischiano di perpetuare punti di vista dominanti, aumentare gli squilibri di potere e rafforzare ulteriormente la disuguaglianza, Timnit Gebru è stata licenziata da Google45. L’azienda le ha imposto di ritirare l’articolo o di rimuovere il suo nome. Al riguardo, Gebru ha dichiarato che a meno che non ci sia una pressione esterna per fare qualcosa di diverso, le aziende non si autoregoleranno. Questo ha portato ad aggiungere nell’intervista che le aziende che lavorano sugli algoritmi hanno bisogno di una regolamentazione e hanno bisogno di qualcosa di meglio del semplice profitto”46. 

La fantascienza selettiva trasformata in realtà politica

Si tratta, come segnala tristemente Ali Rıza Taşkale, del trionfo dello scenario fantascientifico speculativo sulla solidarietà umana: perché riparare il mondo in cui viviamo quando possiamo spendere miliardi per prevenire una rivolta di robot che esiste solo nell’immaginazione? Cercando di orientare i dibattiti politici verso scenari catastrofici lontani: robot assassini, IA fuori controllo, rischio esistenziale, così l’industria tecno militare distoglierebbe l’attenzione dalla regolamentazione dei sistemi che già causano danni, quali pregiudizi algoritmici nelle assunzioni, disparità razziali nel riconoscimento facciale, amplificazione dell’estremismo sulle piattaforme. Sam Altman47 ha descritto lo sviluppo dell’IA come simile ad osservare gli scienziati che guardano i test atomici del Progetto Manhattan nel 1945, riconoscendo che la folle tecnologia fantascientifica sta diventando realtà. L’analogia potrebbe essere più azzeccata di quanto intenda Altman, puntualizza Ali Rıza Taşkale48. 

In una tale rassegna non può mancare Eliezer Yudkowsky con il suo Harry Potter and the Methods of Rationality (2010), un’opera di fan fiction di ampio respiro popolare che reimmagina Harry Potter come un razionalista che applica il pensiero scientifico alla magia. Costituisce un’opera fondamentale per la comunità che si occupa di sicurezza dell’IA. L’analisi di quest’opera, come segnala Ali Rıza Taşkale, dimostra come persino la narrativa speculativa amatoriale plasmi la visione del futuro della Silicon Valley, fornendo strutture narrative che ai leader del settore tecnologico appaiono più reali rispetto alle effettive competenze in ambito sociale o politico49.

Questo orientamento fantascientifico ha radici profonde. Si racconta che negli anni ‘90, appassionati di fantascienza, transumanisti e Cypherpunk si incontrassero in comunità online, come le mailing list degli Extropians e dei Cypherpunk, gettando attraverso questi scambi le basi concettuali per tecnologie come il bitcoin molto prima che il crollo finanziario del 2008 rendesse le criptovalute necessarie50. L’ingegnere informatico Wei Dai, la cui proposta di b-money avrebbe influenzato direttamente la progettazione del bitcoin, era attivo in entrambe le comunità. In effetti, il futuro digitale non veniva dibattuto nei circoli politici, veniva immaginato in forum dove si discuteva del saggio di Vernor Vinge del 1993 sulla singolarità tecnologica e di Cryptonomicon51 (1999) di Neal Stephenson, romanzo che descrive crittografi intenti a creare valuta digitale insieme a codici veri e propri. 

In conclusione, il futuro non viene plasmato dal dibattito politico aperto, ma da una fantasia altamente selettiva, spesso reazionaria. Nel loro insieme, questi casi convergono su quello che Ali Rıza Taşkale52 definisce futurismo reazionario, vale a dire l’impiego dell’estetica fantascientifica per promuovere progetti politici smantellando le istituzioni politiche del ‘900. In altre parole, il tecno capitalismo, stando a Ali Rıza Taşkale, si serve, in particolare, dell’estetica cromata del nuovo per orchestrare un ritorno a un passato idealizzato e brutale, ovverosia al capitalismo di frontiera del XIX secolo con individualismo radicale, mercati non regolamentati e rifiuto della governance di tradizione democratica, ma armato di droni e algoritmi del XXI secolo53.

Secondo Ali Rıza Taşkale, il saggio di Peter Thiel del 2009, The Education of a Libertarian54, lo chiarisce esplicitamente. Dopo aver dichiarato l’incompatibilità tra libertà e democrazia, Thiel conclude argomentando che il destino del nostro mondo potrebbe dipendere dallo sforzo di una singola persona che costruisce o diffonde il meccanismo della libertà e che rende il mondo sicuro per il capitalismo55. Non per l’umanità, bensì per il capitalismo. E non lo sforzo collettivo, bensì una singola persona56. In breve, ci ritroviamo, come segnala Ali Rıza Taşkale, con la narrazione della Foundation, il mito di Hari Seldon, il visionario solitario che vede ciò che le masse non riescono a vedere, spogliato delle istituzioni democratiche che Asimov aveva costruito per difendere quel mito. 

Da questa documentazione passata in rassegna Ali Rıza Taşkale può sostenere, in modo articolato, che la fantascienza fornisca la copertura estetica per questa visione antidemocratica. Tale narrativa fa sembrare l’abolizione del sistema dei franchise un audace futurismo, piuttosto che una regressione vittoriana. Infatti, Ali Rıza Taşkale sostiene che le narrazioni speculative o fantascientifiche delle élite finanziarie e tecnologiche trasformino il rifiuto della responsabilità democratica in velocità di fuga, espansione territoriale, sopravvivenza della civiltà. In tal modo, il futuro non viene plasmato dal dibattito politico pluralistico, ma da una fantasia altamente selettiva, spesso reazionaria. In questo modello, lo Stato-nazione non viene semplicemente messo da parte, ma attivamente svuotato, sostituito da città-stato corporative e giurisdizioni digitali private, vale a dire la nazione del franchise di Snow Crash57 resa reale.

Per cui, la questione centrale di quest’argomentazione non è se la fantascienza plasmerà la realtà. Questo processo è già in atto. La domanda è piuttosto: quale versione prevarrà? 

L’interpretazione di Ali Rıza Taşkale è che il potere della Silicon Valley si basi sulla presentazione di una fantasia ristretta e reazionaria come progresso inevitabile. Ma altri futuri sono plausibili. E per di più, altre opere di fantascienza esistono. In particolare, The Dispossessed. An Ambiguous Utopia [I reietti] (1974) di Ursula K. Le Guin, che immaginava una colonia lunare anarchica basata sul mutuo aiuto piuttosto che sullo sfruttamento delle risorse. La serie Parable (1993-98) di Octavia Butler descriveva comunità che sopravvivevano al collasso grazie all’adattamento e alla cura reciproca, anziché alla fuga su Marte. Mars trilogy (1992-96) di Kim Stanley Robinson mostrava la colonizzazione planetaria come un progetto democratico collettivo, non come un’impresa miliardaria. Non si tratta di testi ingenui o utopici, essi sono impegnativi, complessi e onesti riguardo ai costi della costruzione di qualsiasi cosa nuova. Rifiutano la consolazione del visionario solitario e insistono, ripetutamente, sul fatto che il futuro sia costruito dalle persone che lavorano insieme. 

Queste storie ci ricordano che il futuro non deve essere intesso come un’inevitabilità neutrale, ma come una scelta, una scelta attraverso la quale abbiamo il diritto di riappropriarci della definizione del futuro, sottraendola ai consigli di amministrazione che trattano la distopia come un piano aziendale. Quando Thiel, Musk, Zuckerberg e Andreessen attingono alla fantascienza in cerca di modelli, non trovano gli unici futuri possibili. Selezionano i futuri che giustificano il loro potere. 

La fantascienza è sempre stata politica. Neuromancer di Gibson era un monito sul potere delle multinazionali, non una presentazione aziendale. Snow Crash di Stephenson era satira, non strategia. Fondazione di Asimov esplorava i limiti del genio individuale e la necessità delle istituzioni democratiche. Star Trek immaginava il superamento del capitalismo, non la sua modernizzazione con astronavi migliori. 

La posizione di Ali Rıza Taşkale riguardo al futuro è che se il futuro sarà fatto di storie, il nostro compito sarebbe garantire che queste storie siano degne delle persone che le vivranno. Ciò significa riconoscere l’uso selettivo della fantascienza come tattica politica, considerando il drone militarizzato e lo statuto cittadino privatizzato non come strumenti neutri, ma come cristallizzazioni di narrazioni specifiche e ristrette sul potere. Significa esigere responsabilità non nei confronti di fantasie preconfezionate di un passato letterario, ma nei confronti delle esigenze pluralistiche del presente. Significa, una volta per tutte, chiedersi, stando a Ali Rıza Taşkale: di chi è il futuro che si sta costruendo? Chi ne trae beneficio? Chi ne paga il prezzo? Cosa è stato lasciato indietro dopo il saccheggio? 

Se dobbiamo discutere in modo responsabile e articolato, il futuro non dovrebbe essere dipinto come una facciata cromata. Esso è, decisamente, più disordinato, più complesso, sempre dipendente dalla vita locale e diversificata che lo abita ora. Ma Ali Rıza Taşkale insiste nella sua argomentazione che il nostro compito, se ce l’abbiamo, è di smettere di essere personaggi di sfondo nella sceneggiatura di qualcun altro e iniziare a scrivere e costruire il nostro. Questa è, decisamente, una posizione, un’interpretazione completamente ottimistica ma che ritengo, per onestà etica e intellettuale, vada rivisitata con la visione della fine del pensiero umano di Nick Land che prevede con l’accelerazionismo del tecno capitalismo il collasso delle strutture biologiche e sociali e l’uccisione dell’umano nel cyberspazio. 

  1. Ali Rıza Taşkale. The looting of science fiction. AEON, 14 July 2026.
  2. Ibidem
  3. Ibidem
  4. Star Trek è un famoso mondo di fantascienza nato nel 1966 con una serie tv di Gene Roddenberry. Racconta i viaggi nello spazio della nave USS Enterprise per scoprire nuovi mondi e civiltà.
  5. La Federazione dei Pianeti Uniti (o semplicemente la Federazione) ideata da Gene Roddenberry per l’universo di Star Trek è una repubblica democratica interstellare utopica. Rappresenta la visione ottimistica del futuro dell’umanità, fondata su pace, cooperazione, uguaglianza e l’esplorazione scientifica senza povertà, avidità o conflitti.
  6. Ali Rıza Taşkale, op. cit. 14 July 2026.
  7. Ibidem
  8. Ibidem
  9. Ibidem
  10. Ibidem
  11. Ibidem
  12. Ibidem
  13. Arwen E Nicholson & Raphaëlle D Haywood. There Is No Planet B. AEON 16 January 2023.
  14. Ibidem
  15. Ibidem
  16. Andrew Russell & Lee Vinsel. Whitey on Mars. AEON, 1 February, 2017.
  17. L’espressione “Whitey su Marte” richiama principalmente il celebre brano di denuncia sociale “Whitey on the Moon” (1970) di Gil Scott-Heron. “Whitey on the Moon” fu una famosa poesia in musica che criticava gli enormi investimenti economici del programma spaziale americano contrapposti alla povertà e alle disuguaglianze subite dalle comunità afroamericane sulla Terra.
  18. Ali Rıza Taşkale, op. cit. 14 July 2026.
  19. In questo romanzo, nel 2075, la Luna viene utilizzata come colonia penale dal governo terrestre, con tre milioni di abitanti (chiamati Loonies) che vivono in città sotterranee. La maggior parte dei Lunatici sono criminali rilasciati, esuli politici e i loro discendenti nati liberi; gli uomini sono il doppio delle donne, quindi la poliandria e la poligamia sono la norma. A causa della bassa gravità superficiale della Luna, le persone che vi rimangono per più di sei mesi subiscono cambiamenti fisiologici irreversibili e non possono mai più vivere comodamente sotto la gravità terrestre, rendendo la “fuga” verso la Terra impraticabile
  20. Ali Rıza Taşkale, op. cit. 14 July 2026.
  21. Ibidem
  22. Ibidem
  23. Il Cato Institute è un think tank statunitense di orientamento libertario, con sede nella città di Washington. Fondato nel 1974 col nome di Charles Koch Foundation (dal nome del suo fondatore: l’imprenditore miliardario Charles Koch), ha assunto la denominazione corrente dal luglio 1976. Secondo il Global Go To Think Tank Index Report dell’Università della Pennsylvania, il Cato Institute si classifica al 15º posto tra i think tanks al mondo, e al decimo posto negli Stati Uniti. L’istituto propugna una filosofia politica di chiara impronta libertaria, caldeggiando un ruolo limitato per il governo negli affari interni ed esteri, a tutto favore di una piena economia di mercato. Tale posizione si sostanzia nel supporto ad una serie di politiche-bandiera, tra cui: abolizione delle leggi sul salario minimo; contrarietà all’assistenza sanitaria universale; privatizzazione di molte agenzie governative (tra cui il servizio postale e il sistema scolastico), con politica estera guidata dagli interessi privati.
  24. Ali Rıza Taşkale, op. cit. 14 July 2026.
  25. Ibidem
  26. Questa conclusione merita una postilla. Sia Nietzsche che Tolkien avvertono la crisi profonda del loro tempo, caratterizzato dalla frammentazione, dalla perdita di senso e dal trionfo della razionalità tecnica strumentale. Nietzsche vede la decadenza nel nichilismo passivo e nella “morale dei servi” che nega la vita. Tolkien vede la decadenza nella “Macchina”, ovvero l’uso della tecnologia e dell’organizzazione per violentare la natura e dominare gli altri (rappresentata da Mordor e Isengard). Il parallelo tra la volontà di potenza di Friedrich Nietzsche e il rifiuto della volontà di dominare nel Signore degli Anelli di J.R.R. Tolkien offre un terreno di scontro filosofico straordinario. Mentre in Nietzsche la volontà di potenza è l’essenza stessa della vita e dell’auto-superamento, in Tolkien la brama di dominio è la radice del male assoluto, rappresentata dall’Anello. La conclusione del romanzo, la distruzione dell’Anello e la rinuncia al suo potere, si colloca come una radicale antitesi teologica e morale al pensiero nietzschiano, pur condividendo una sorprendente somiglianza nella diagnosi della decadenza del mondo moderno. La Volontà di Potenza per Nietzsche non sarebbe il bruto dominio politico sugli altri, ma l’impulso vitale all’auto-perfezionamento, alla creazione di propri valori e all’affermazione della vita oltre ogni trascendenza. Sarebbe l’essenza dell’Oltreuomo (Übermensch). Tolkien traspone la volontà di potenza nietzschiana nella sua declinazione più politica e coercitiva.
  27. Ibidem
  28. https://www.fourmilab.ch/autofile/e5/chapter2_69.html
  29. https://www.wired.com/2012/09/interview-with-william-gibson/
  30. https://archive.org/details/neuromancer00gibs
  31. Ali Rıza Taşkale, op. cit. 14 July 2026.
  32. Fred Turner. The Texan Ideology. Silicon Valley looks for Lebensraum in the Bible Belt. no 84 June 2026 Fonte: https://thebaffler.com/salvos/the-texan-ideology-turner
  33. Ibidem
  34. Ibidem
  35. Ibidem
  36. Ibidem
  37. Ibidem
  38. Ibidem
  39. Ali Rıza Taşkale, op. cit. 14 July 2026.
  40. Per lungoterminismo si intende una corrente di pensiero che considera eticamente prioritario influenzare positivamente il futuro dell’umanità a lungo termine. Il lungoterminismo è una parte importante del cosiddetto altruismo efficace, vale a dire, in termini pratici, la volontà di mettere in pratica l’idea che tutte le vite umane abbiano lo stesso identico valore: la nostra, quella dei nostri vicini e anche quella di persone che vivono in posti remoti in cui non siamo mai stati. Da questo punto di vista, l’altruismo efficace rappresenta un tentativo di superare quella visione iper-soggettiva che ci fa istintivamente preoccupare di più per tragedie (terremoti, alluvioni, attentati) che avvengono in luoghi a noi vicini rispetto a ciò che accade in luoghi lontani o che coinvolgono persone considerate distanti.
  41. William MacAskill. What We Owe The Future (2022) https://www.williammacaskill.com/ Un saggio sul “longtermism” (lungotermismo), che esplora le nostre responsabilità etiche nei confronti delle generazioni future e dei rischi esistenziali per l’umanità. William MacAskill è un filosofo scozzese nato nel 1987, ex professore associato di filosofia morale all’Università di Oxford e principale cofondatore del movimento dell’altruismo efficace.
  42. Ibidem
  43. Timnit W. Gebru è un’informatica etiope, nota per le sue ricerche sull’etica dell’intelligenza artificiale, sui bias algoritmici e sull’impatto sociale dei sistemi di apprendimento automatico. Cofondatrice del gruppo Black in AI, ha operato in istituzioni accademiche e industrie tecnologiche
  44. https://www.theguardian.com/lifeandstyle/2023/may/22/there-was-all-sorts-of-toxic-behaviour-timnit-gebru-on-her-sacking-by-google-ais-dangers-and-big-techs-biases
  45. Ibidem
  46. Ibidem
  47. Samuel Harris Altman è un informatico, imprenditore e dirigente d’azienda statunitense, tra i co-fondatori nonché primo AD di OpenAI; in precedenza è stato presidente di Y Combinator, nonché co-fondatore di Loopt e Worldcoin
  48. Ali Rıza Taşkale, op. cit. 14 July 2026.
  49. Ibidem
  50. Ibidem
  51. Racconta le vicende dei crittografi della seconda guerra mondiale affiliati con Bletchley Park nei loro tentativi di tradurre i messaggi in codice dei nazisti e combatterne i veloci U-Boot, in parallelo con la storia dei loro discendenti, che con la moderna crittografia tentano di costruire una centrale dati nello stato immaginario di Kinakuta, una piccola nazione comparabile geograficamente e politicamente col Brunei.
  52. Ali Rıza Taşkale, op. cit. 14 July 2026.
  53. Ibidem
  54. https://www.cato-unbound.org/2009/04/13/peter-thiel/education-libertarian/
  55. Ibidem
  56. Ibidem
  57. AMERICA, FINE DEL VENTESIMO SECOLO. In una società dominata da un capitalismo selvaggio e preda delle grosse corporation che hanno sostituito i governi collassati, tra scorie atomiche e periferie postindustriali, l’unico rifugio è nel Metaverso. Chi può, abbandona la Realtà e sceglie di vivere nel mondo virtuale generato dai computer, dove libertà e piaceri sono limitati solo dall’immaginazione. Ma tutto cambia quando uno strano virus informatico, chiamato Snow Crash, inizia a diffondersi tra gli hacker. L’unica speranza dell’umanità è il meno probabile degli eroi: l’hacker freelance Hiro, fattorino per CosaNostra Pizza nella Realtà e mago della katana nel Metaverso. Capolavoro e summa del post-cyberpunk, a metà strada tra Neuromante e Ready Player One, Snow Crash è romanzo che mette a nudo lo svuotamento dello Stato-Nazione e sostituito da città-stato corporative e giurisdizioni digitali private

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