Dott. Sergio Segantini

Latte naturale o artificiale?

Tempo di lettura: 4 minuti

Insieme al lancio del cibo artificiale e alle nuove tecnologie messe in atto per le coltivazioni e gli allevamenti intensivi, stiamo assistendo a un ritorno di fiamma – determinato da un nuovo marketing – del latte formulato o latte artificiale.

Fin dagli anni Sessanta e Settanta, l’industria di alimenti per l’infanzia aumentò notevolmente i profitti proponendo il latte formulato come sostituto del latte materno. In tutto il mondo pediatri e medici lo consigliavano senza indugio. 

Sembrava qualcosa di superato, sembrava che l’OMS avesse almeno una volta avuto voce in capitolo proponendo ed evidenziando con studi validati e inequivocabili le superiori opportunità, proprietà e qualità del latte materno rispetto a quello artificiale, ma non è per niente così.

Negli ultimi tempi l’offensiva delle aziende si è fatta via via più aggressiva con nuove formule persuasive. I produttori di latte formulato stanno investendo nei “social” e tra gli “influencer” per ottimizzare l’accesso alle famiglie, alle future madri o cercando di condizionare l’allattamento materno in corso. 

I vantaggi del latte naturale sulla salute

Una maggiore diffusione dell’allattamento materno potrebbe evitare ogni anno circa 800.000 morti di bambini sotto i 5 anni e 20.000 morti per tumore al seno tra le madri. 

È noto che il latte materno contiene anticorpi e altri fattori protettivi che aiutano il bambino a combattere le infezioni. Migliora la crescita neurologica, limita le allergie e può prevenire il diabete giovanile nei bambini geneticamente predisposti. 

L’allattamento al seno è, inoltre, associato a una riduzione del rischio di sovrappeso e obesità in età adulta.

Le madri che allattano al seno hanno un minor rischio di sviluppare tumore mammario e uterino prima della menopausa e di soffrire di osteoporosi in età avanzata.

Non sono vantaggi indifferenti, eppure nel mondo, solo il 40% dei bambini da 0 a 6 mesi è allattato al seno e in appena 23 stati è superiore al 60%.

IL rapporto dell’O.M.S.

Il rapporto si basa su una ricerca che ha analizzato 4 milioni circa di “post” sui social media tra gennaio e giugno 2021. Il marketing digitale detiene un vasto repertorio di dati, utilizzati per direzionare in modo più efficace il messaggio. Utilizzano piattaforme on e off-line e tendono a personalizzare la promozione.

L’indagine dell’OMS riguardante l’alimentazione infantile in 17 paesi, ha raggiunto 2,47 miliardi di persone.

Leggiamo nel documento che questa offensiva viene fatta attraverso tecniche di marketing pervasive, potenti e insidiose che raggiungono i soggetti target nei momenti più vulnerabili e utilizzano il senso di insicurezza per convincere le donne ad approcciare i sostituti del latte materno dissuadendole dall’allattamento al seno. 

Purtroppo non sono solo le ditte produttrici a promuovere questi prodotti, ma parte del mondo sanitario non è per niente contrario ai succedanei formulati. 

I costi

Solo il comparto del latte in formula fattura circa 55 miliardi di dollari all’anno. Si capisce perché, nonostante le Risoluzioni dell’Assemblea Mondiale della Salute, le ditte produttrici di latti formulati continuino a mettere le vendite e gli interessi dei loro azionisti al di sopra della salute dei bambini e della popolazione.

La maggiore mortalità registrata nei bambini alimentati con latte artificiale rispetto a quelli allattati, e nelle madri che non allattano, rispetto a quelle che allattano, si traduce in un aumento della spesa sanitaria. 

Negli USA, in UK e in Australia la spesa è evidente in termini di maggior ricorso a diagnostica, ricoveri e utilizzo di farmaci, documentata in valutazioni economiche inequivocabili. 

Inoltre i costi stessi del latte in polvere sono nel nostro paese incredibilmente elevati: nonostante le numerose segnalazioni  rimangono molto superiori rispetto ad altre nazioni. 

In particolare, sono stati citati i prezzi praticati in Italia da una grande catena di distribuzione, Auchan, pari a: 32,00/Kg per Humana, 23,00/Kg per Nidina, 30,37/kg per Plasmon e 30,00/kg per Aptamil.  In Austria sono stati rilevati i seguenti prezzi: 7,98/900gr. per Humana; 10,49/900gr. per Aptamil; 8,49/900gr. per Milumil.

Ancora oggi, a distanza di oltre 5 anni dalla multa dell’Antitrust, le case produttrici continuano a praticare prezzi differenti nell’Unione europea, e sempre a scapito degli utenti italiani.

Le leggi internazionali

La promozione del marketing del latte artificiale, viola il Codice internazionale per la commercializzazione dei sostituti del latte materno, adottato dall’Assemblea mondiale della sanità del 1981. 

Il Codice è un importante accordo sulla salute pubblica progettato per proteggere il pubblico in generale e le madri dalle pratiche di marketing aggressive dell’industria degli alimenti per l’infanzia che hanno un impatto negativo sulle pratiche di allattamento al seno. 

“La promozione delle formule commerciali di latte avrebbe dovuto essere interrotta decenni fa”, ha affermato il dott. Francesco Branca, direttore del dipartimento dell’OMS per la nutrizione e la sicurezza alimentare.

LA SICUREZZA

L’industria delle formule per i bambini deve rispondere a dei test di sicurezza che sono orientati per lo più verso la determinazione di agenti batterici che possono sopravvivere nei preparati. Dopo le recenti infezioni da Cronobacter negli USA nel latte artificiale della Abott, sono stati pubblicati documenti che indicano che le industrie produttrici hanno ottenuto regole meno rigorose per garantire la sicurezza di questo prodotti. 

Al di là di questo il problema che sorge non è inerente alla sicurezza quanto alla qualità del latte formulato che è scadente rispetto a quella del latte materno. Il latte vaccino è adatto al vitello che ha indici di crescita maggiori, contiene molte più proteine e grassi saturi producendo una tendenza all’obesità.

LATTE MATERNO ARTIFICIALE

L’idea è venuta per la prima volta a Leila Strickland nel 2013, dopo aver sentito parlare del primo hamburger al mondo coltivato in laboratorio. Strickland si chiedeva se una tecnologia simile potesse essere utilizzata per coltivare «cellule che producono latte umano». 

Secondo Strickland il prodotto di BIOMILQ, in confronto, corrisponde meglio al profilo nutrizionale del latte materno rispetto all’artificiale, con proporzioni più simili di proteine, carboidrati e grassi. Il team di BIOMILQ crea quindi il suo prodotto da cellule prelevate dal tessuto mammario umano e dal latte, donate dalle donne della comunità locale, che ricevono in cambio una sorta di gift card. 

BIOMILQ fa crescere le cellule in flaconi, quindi le incuba in un bioreattore che imita l’ambiente in un seno. Qui, le cellule assorbono più nutrienti e secernono componenti del latte. Il progetto è finanziato con un miliardo di dollari dal fondo Breathrough Energy Ventures, co-fondato da Bill Gates insieme a Mark Zuckeberg, Jeff Bezos e Richard Brenson.

Però numerose start up competono.  TurtleTree Labs a Singapore spera alla fine di “sostituire tutto il latte attualmente sul mercato”, Mentre, Helaina, con sede a New York, emulerà il latte materno attraverso tecniche di fermentazione.

Hanno in programma di lavorare con donne incinte, prelevando campioni delle loro cellule mammarie e coltivandole per creare latte personalizzato da usare quando arrivano i loro bambini. Successivamente, sperano di creare un’opzione generica più economica utilizzando cellule donatrici.

Come con il lancio del cibo artificiale si sostiene che il progetto è ecosostenibile.

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