Dott. Sergio Segantini - Tempo di lettura 6 min.

La vita indipendente, la terza età, modelli e prospettive per una salute migliore

Chi vive più a lungo

Nel nostro paese circa il 23% della popolazione ha superato i 65 anni. Indubbiamente non tutta nello stesso modo e con un livello di salute analogo. A questa età l’aspettativa media di vita è sui 15-20 anni e ognuno di noi sa che se non si ammala e muore prima, si deve cimentare, con la gestione dei propri sintomi e dei propri limiti fisici.

Si sa, accettare il passare degli anni con disinvoltura non è proprio semplice e nel mondo occidentale più agiato si pensa che più ci si cura e si prendono farmaci e più ci si può allungare la vita a cui tutti o quasi teniamo. Ed è vero che procedendo in questa direzione di medicalizzazione consolidata e omologata dalla tecnologia e dal sapere medico contemporaneo otteniamo dei benefici almeno quantitativi. La qualità della vita invece man mano che si procede con l’età diventa sempre più scadente.

E chi vive meglio

Secondo Eurostat, che sarebbe una specie di ISTAT europeo, in Italia siamo tra gli ultimi nella graduatoria dell’autonomia, della funzionalità e delle reti di relazioni negli anziani. Soprattutto l’aspetto intellettuale è a livelli molto bassi. Tradotto: ci si aspetta una vita più lunga ma di qualità scarsa almeno rispetto alle altre nazione della UE. Perché?

Abbiamo visto come le residenze per anziani ne favoriscono la depersonalizzazione e l’emarginazione. La sanità italiana in questi ultimi decenni ha incentivato la proliferazione delle RSA dal sud al nord con tutti gli sprechi, le inefficienze e i soprusi emersi.

Il ministro Speranza ha recentemente affermato che la propria casa deve essere il primo luogo di cura, ventilando così un modello che si avvicina di più alla vita indipendente, modello che noi omeopati portiamo avanti da sempre a favore di tutte le fasce più fragili, dai disabili agli anziani.

Purtroppo, in questi decenni le politiche sanitarie nazionali e regionali hanno agito in tutt’altra direzione, quella di creare dipendenza sotto le vesti di una falsa protezione e sicurezza.

Bluff o cambiamento di rotta?

Vedremo se si tratta di una boutade o di una intenzione seria visti gli interessi in gioco. Da alcuni semplici sondaggi vediamo che la popolazione anziana (e tutta l’area della disabilità) cerca di rimanere il più possibile a casa propria. Occorrerebbe una politica chiara per intervenire sulla tipologia dei servizi residenziali, sulle abitazioni, sulle barriere architettoniche, con i relativi supporti nei propri alloggi e nei quartieri. Per evitare l’istituzionalizzazione occorre creare condizioni favorevoli dentro e fuori casa, una assistenza mirata sul territorio circostante, con accessi semplificati, il che significa organizzare le lavanderie, i pasti a domicilio con cibi adatti e biologici, il telesoccorso, l’aiuto per gli spostamenti ecc.

Territorio e stato di salute

In questo periodo pandemico abbiamo constatato quanto siano deficitarie le cure sul territorio. I medici di famiglia, i pediatri di libera scelta sono stati sommersi da un carico di lavoro improbo e hanno abdicato in favore dei Pronto Soccorso e degli ospedali.

Negli ultimi decenni la popolazione si è sempre rivolta con maggiore frequenza ai pronto soccorsi subendo anche terapie improvvisate ma con l’idea di essere curati al meglio. L’anziano è stato indotto a fare delle scelte autolesioniste. La crescita della multimorbilità, la mancanza di autosufficienza e le fragilità crescenti, sono le conseguenze di un approccio medicalizzante rivolto alla malattia e non al paziente e alla salute mentale che dovrebbe essere al centro dell’interesse medico. L’aumento dei farmaci antidepressivi (specialmente in Toscana) ha ulteriormente inibito e spento la sfera mentale ed emotiva che, contrariamente alla visione medica ufficiale, determina grandemente la qualità della vita di tutti noi. In questo modo i benefici di una medicina adatta alla persona non riguarderebbero solo i pazienti anziani ma tutto il SSN.

Economie e fallimenti

Per andare in bancarotta basta avere delle previsioni di spesa non confortate dalla realtà di bilancio. Fallire è facile, riemergere un po’ meno, chiediamolo a chi c’è riuscito anche nel microcosmo di una azienda. Allargando il discorso al sistema salute, si può notare come il modello del consumo libero e selvaggio, dei mercati transnazionali, etc., sia abbondantemente fallito. Per il semplice fatto che proporre una crescita come se le risorse fossero infinite è decisamente entropico.

Non è che non si sappia, i grandi esperti di economia ci arrivano anche, ma si fermano lì, perché la macchina è inarrestabile fino a quando l’industria agro-alimentare insieme a quella farmaceutica mantengono le redini del commercio (né equo, né tantomeno solidale).

Cibo e anziani

Gli anziani mangiano troppo e male. Così come assumono farmaci in eccesso, le abitudini alimentari degli anziani nostrani sono da parecchi decenni direzionate sui consumi inconsapevoli, spinti da una errata cultura del cibo e condizionati da informazioni fuorvianti. L’educazione alimentare dell’anziano è scadente come la qualità media dei suoi consumi.

Abbiamo visto che gli anziani colpiti dalla pandemia più gravemente avevano co-morbilità per lo più a carattere vascolare o metabolico, spesso determinate da uno stile di vita malsano, senza escludere la componente dell’inquinamento ambientale.

Non solo l’anziano, ma gran parte della popolazione subisce le indicazioni dai media e dalla pubblicità e fa scelte alimentari nefaste, anche perché i geriatri e i medici di famiglia non hanno presente le nozioni basiche del cibo naturale e consigliano alimenti inadatti. I consumi di cibi processati sono in vertiginoso aumento e la qualità del frumento, dei latticini, delle carni è in continua discesa.

Ripartire dopo il Covid

Alcuni studi fatti sulla popolazione toscana(1) che si cura con Medicina Tradizionale Cinese e omeopatia evidenziano che chi ricorre a queste medicine ha una qualità della vita migliore rispetto al resto della popolazione. Questi dati interessano anche gli anziani e probabilmente riflettono una tendenza di tutta la popolazione del mondo occidentale.

In un periodo così pericoloso per la terza età rilanciare una cultura della prevenzione primaria diventa necessario. Cambiare si può, anche se ci sono patologie croniche in atto riprendendo una vita più consona, moderando e migliorando l’alimentazione, facendo movimento adatto, incentivando la vita all’aperto, si può aiutare la popolazione anziana in modo molto più consistente di quello che si sta facendo. La tendenza attuale è decisamente tecnocratica ma l‘operatore sanitario che persegue un approccio umanista sarà sicuramente gratificato dai risultati che ottiene.

Modelli vecchi e nuovi

Viste le premesse quello omeopatico in senso lato è un modello sociosanitario che rispetta tutti i più rilevanti canoni salutistici. Propone una medicina del territorio accurata, limita l’uso delle indagini invasive a quelle essenziali, fa calare l’ospedalizzazione, limita il consumo di farmaci tossici se non quelli necessari, promuove uno stile di vita sano, include negli obiettivi il benessere mentale dei pazienti, il tutto con un risparmio notevole per il SSN e un assicurato aumento della salute individuale e collettiva. Quindi ragionevolmente potrebbe essere almeno più utilizzata o meno avversata e invece no.

Il motivo ricade sulla prevalenza assoluta del modello tecnocratico della sanità che propone la risoluzione di tutti i problemi in un progressivo acquisire di mezzi tecnici a costi enormi e con la spinta al consumo selvaggio di farmaci.

L’industria agro-alimentare poi domina la scena: da questa settimana torna il grano canadese e torna il glifosato nella pasta italiana, adesso viene usato come disseccante e non più etichettato come erbicida!

 (1)Lifestyles and Complementary Medicine: A Survey in the Region of Tuscany Sonia Baccetti, Mariella Di Stefano Elio Rossi , Maria Valeria Monechi  Barbara Cucca, Sergio Segantini, Elisabetta Barbara Cortesi, Fabio Voller, Eleonora Fanti, Alice Berti, Stefano Bravi.

4 Commenti

  1. Se si amasse di più la VITA invece che il denaro, il mondo andrebbe meglio.
    Luigi. Gallo

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  2. sono una donna di 66 anni e sogno un mondo dove anziani e giovani vivano nel sostegno e nella reciproca stima, dove si cancelli la vergogna dell’emarginazione e dove allungare la vita non sia solo un fatto anagrafico.

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    • È un sogno che desideriamo sognare insieme a lei.

  3. Temi importanti e ben spiegati. Grazie.

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