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In Italia si vive molto ma in cattiva salute

Abbiamo il terzo tasso di mortalità più alto al mondo: le ragioni sono più d'una
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L’Italia ha il terzo tasso di mortalità da Covid19 più alto del mondo. Secondo l’ultimo report della Johns Hopkins University il nostro 3,8 per cento di morti è battuto (in negativo) solo dal 9,8 per cento del Messico e dal 5,8 per cento dell’Iran. Un dato francamente sconcertante per un Paese che, comunque la si veda, ha una sanità funzionante e aperta a tutti. Per avere qualche termine di paragone tra le nazioni industrializzate e paragonabili a noi per demografia, la Spagna è al 2,8 per cento, la Francia al 2,2 per cento. Perfino gli USA, che ogni giorno bruciano il record di contagi del giorno prima, sono al 2,2.

L'ultimo report della Johns Hopkins University

L’ultimo report della Johns Hopkins University

In Italia si vive a lungo ma in cattiva salute

Com’è possibile? Certo, la capacità di diagnosticare il virus ha una sua incidenza in tutto ciò. È probabile che in molte nazioni con sistemi sanitari più fragili molti decessi sfuggano alla catalogazione. Ma un tasso di mortalità così diverso non può dipendere solo da questa circostanza. Secondo Giovanni Maga, direttore dell’Istituto di genetica molecolare del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Igm), i motivi sono da ricercare soprattutto nella struttura anagrafica e sociale del Paese: “Abbiamo un’età media elevata, tra le più alte d’Europa. Ma non solo: i nostri anziani non sono molto sani. Sono tante le patologie croniche che colpiscono questa fascia di popolazione, normalmente gestite senza grandi problemi. Diabete, ipertensione, obesità, malattie cardiovascolari. Ma sappiamo che queste malattie, associate al Covid, possono aggravare il quadro clinico, fino purtroppo al decesso”.

L’età media a cui arriviamo in  buona salute è di 6 anni inferiore a quella della Svezia

In Italia, in altre parole, si vive tanto, ma si vive male. La nostra aspettativa media di vita è di circa 83 anni, due in più del resto d’Europa e tra le più elevate al mondo. L’età media a cui arriviamo in  buona salute e senza malattie croniche, di contro, non è affatto alta. Mediamente 75 anni, un anno meno dei francesi, due di tedeschi e spagnoli, addirittura sei meno che in Svezia. Ciò si traduce in numero di morti molto più elevato delle altre nazioni europee. Nell’ultima settimana addirittura doppio rispetto alla seconda classificata di questa triste classifica.

Gli anziani sono molto più presenti in famiglia rispetto all’estero

E’ una popolazione anziana e fragile, e questo sicuramente è la spiegazione più rilevante -argomenta Maga – Tanto più che durante la prima ondata si attribuiva l’altissimo tasso di letalità alle difficoltà nell’assistenza. Se poteva essere vero a marzo lo è meno adesso. Pur con tutte le difficoltà la situazione del sistema nel suo insieme è diversa. Dobbiamo poi considerare la struttura sociale. Gli anziani da noi sono molto più coinvolti, stanno di più in famiglia, suppliscono alle carenze del welfare occupandosi dei nipoti. Questo chiaramente alza il livello di rischio. Senza contare poi le criticità emerse nelle Rsa, che erano palesemente impreparate, non tanto per mancanza di strumentazioni o personale ma proprio a livello culturale”.

Purtroppo per vedere calare il numero di morti dovremo aspettare ancora un po’, anche se i dati nell’ultimo periodo migliorano di giorno in giorno. È sempre così: prima calano i casi, poi i ricoveri, infine i decessi.

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