Displasie ed eteroplasie del collo dell’utero:  “sindrome della frustrazione sessuale”

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Riassunto

Secondo il paradigma della “scienza umana olistica” la malattia rappresenta un tentativo inconscio di guarigione del nostro mente-corpo guidata dai codici biologici archetipici archiviati nella memoria cellulare (schema corporeo, personalità).
 I virus, come tutti i microrganismi che compongono il microbiota, rappresentano secondo questa nuova visione della fisiopatologia, una rete informazionale intra ed extracorporea, linguaggio dell’organismo “Tutto Pianeta Terra”, indispensabile per l’esistenza, l’adattamento e la riprogrammazione – coevoluzione continua “ambiente – esseri viventi”.
Per la vera prevenzione e terapia delle neoplasie del collo dell’utero vanno “scoperte” eventuali conflittualità croniche inconsce e fatte emergere con l’aiuto del rimedio omeopatico unitario per la loro rielaborazione e rimozione sensata.

Le displasie e le eteroplasie cervicali

Le displasie e le eteroplasie cervicali (epitelio superficiale squamoso del collo dell’utero e orifizio uterino esterno) rappresentano le patologie più frequenti nell’età feconda della donna (max tra 35 – 55 anni).  Istologicamente sono caratterizzate da una crescita e aspetto citologico irregolare delle cellule epiteliali pluristratificate della esocervice uterina, con anomalie nucleari e citoplasmatiche. La diagnosi si effettua con la visita ginecologica, colposcopica, l’esame citologico e/o bioptico e con il tampone microbiologico vaginale, in particolare per la ricerca e la tipizzazione sierologica dei papilloma virus (HPV).

Tradizionalmente le cause sono attribuite genericamente a un precoce inizio e promiscuità dell’attività sessuale propria e/o del partner, predisposizione genetica, stress e malnutrizione, scarsa igiene e indebolimento del sistema immunitario a sfondo immuno – depressivo.

I sintomi sono incostanti e non patognomonici: sanguinamenti – spotting vaginali spontanei o dopo rapporti sessuale, irregolari e non usuali, dolori pelviperineali, dispareunia.

La prognosi delle forme più gravi eteroplasiche può rivelarsi particolarmente severa, con una sopravvivenza a 5 anni (dalla diagnosi) del 68 per cento. In Italia (secondo i dati Istat del 2017) ogni anno circa 500 donne muoiono per questa neoplasia.

Con la diversa strategia olistica omeopatica, psicobiologica e della medicina integrata abbiamo nuove e promettenti possibilità diagnostiche, terapeutiche e prognostiche.

Il nuovo paradigma della “fisiopatologia biologica olistica”

L’epitelio di rivestimento del collo e dell’orifizio esterno del collo dell’utero derivano embriologicamente dall’ectoderma e sono collegati in senso PNEI con lo schema corporeo dell’area cerebrale corticale post sensoria (lobo temporale).  La Corteccia Cerebrale derivante dal foglietto embrionario dell’ectoderma è la parte filogeneticamente più recente, evoluta e complessa del cervello. I codici biologici e lo schema corporeo dell’ectoderma controllano e dirigono i processi e le problematiche sociali più complesse della vita di relazione sociale, comunitaria e familiare (clan).

La “neoplasia” (= nuova forma e funzione cellulare) secondo la visione della scienza umana olistica rappresenta l’estremo drammatico tentativo di risolvere un grave problema personale inaspettato, sconosciuto, che lacera l’anima e mette con le “spalle al muro”, per   adeguarsi a situazioni che mettono in pericolo la nostra coesistenza vitale e ci allontanano dall’armonia – coerenza col “Tutto” in evoluzione. Dalla conoscenza e sperimentazione clinica della fisiopatologia biologica olistica emergono nuove e straordinarie possibilità diagnostiche e terapeutiche.    

                         Schema corporeo della “sopravvivenza – riproduzione”                   

La complessità della sessualità umana sottolinea la straordinaria importanza dell’area cerebrale corticale del “territorio endocrino” e delle emozioni legate a essa; possiamo definirlo “schema corporeo guida” per la speciazione e l’evoluzione degli esseri viventi.                                                                                                        La criticità della sessualità non riguarda solo il suo fine riproduttivo per la sopravvivenza della specie, ma esprime una necessità e un meccanismo essenziale per l’eubiosi – benessere degli organi pelviperineali, per il delicato equilibrio psico fisico individuale, per la vita di relazione, l’organizzazione familiare e sociale – politico in generale.                                        Il benessere genitale, della vita relazionale – sessuale e la gratificazione del ruolo identitario femminile si realizzano con il sinergismo funzionale e il coinvolgimento totale e armonico di tutte le aree psico – neuro – endocrine cerebrali coinvolte negli assi ormonali genitali e dello schema corporeo endocrino cerebrale perinsulare maschile e femminile del “territorio” (presenti in entrambi i sessi).  Quando le attività di queste aree è armonica e globale, sin dall’infanzia, la vita “fluisce” nella salute e benessere PNEI.  Il sistema immunitario (tessuto linfatico associato alle mucose urogenitali – URALT) – microbiota conserva tutta la sua straordinaria Forza Vitale per prevenire le malattie genitali e sessuali e garantire l’energia cellulare per ogni possibile ottimale autoguarigione.                                                                                                                                                                       

La tirannia del bambino interiore

Tra le aree dello schema corporeo cerebrale associate a quella del “territorio endocrino – sessuale perinsulare” sono più frequentemente coinvolte clinicamente quella del cuore (sistema energetico cardio circolatorio), dello “stomaco e dei dotti biliari e pancreatici” (digestione – assimilazione del cibo per produrre energia) , della vescica e del retto (strumenti per marcare il territorio). Queste aree cerebrali si sono specializzate funzionalmente nel corso di milioni di anni di evoluzione come supporto – salvaguardia per lo schema guida per la “riproduzione – sopravvivenza” della specie umana. Particolare importanza riveste anche l’area orale. Nella sua accezione affettiva – sessuale (bacio, carezze) le labbra – bocca rivivono il ricordo ancestrale dell’accoglienza e del primo rapporto col mondo esterno rappresentato dai genitori, in particolare dal corpo della mamma (occhi e mammelle).  Il rapporto sessuale – amoroso risveglia le prime emozioni che ci ricordano la vita extrauterina e nutrono il bambino volubile nascosto in noi eternamente desideroso di carezze, coccole, amore disinteressato, nutrimento affettivo e fisico (latte materno). Allorché questi bisogni primordiali non vengono soddisfatti sufficientemente, il nostro “bambino interiore” è destinato a restare per sempre immaturo, “ferito”, pronto a strillare la sua insoddisfazione, rabbia repressa e rancore ogni qualvolta sarà messo di fronte ai “no” e alle vicissitudini della vita.  Diventiamo vittime della sua tirannia e la nostra ferita emozionale sanguina a ogni occasione.  

Concetto di “Territorio”

Il concetto del “Territorio Biologico” include tutti gli spazi esistenziali organizzati e i contesti socio – ambientali – familiari che ci appartengono,  riteniamo di essenziale importanza per il nostro vissuto quotidiano e placano il nostro “ego”: la casa, la famiglia – clan, l’ufficio, il giardino, la stanzetta, la scrivania, il circolo sociale, l’associazione culturale.                                                                                                                                L’integrità degli organi genitali, la capacità riproduttiva e il senso innato della protezione della prole, si arricchiscono evolutivamente di funzionalità sempre più complesse e integrate. Oltre alla performance sessuale e il numero di figli occorre migliorare la “qualità” della coppia sociale e riproduttiva per l’evoluzione della specie. L’area genitale si arricchisce sempre più di nuove e maggiori articolate relazioni – integrazioni PNEI con strutture e organi capaci di proteggere e coadiuvare il network riproduttivo del “territorio nido”.

Psicobiologia sessuale            

La genesi dei conflitti genitali e delle conseguenti “malattie” è sempre legata all’idea e alle problematiche della “procreazione – sessualità – sopravvivenza”, nella prospettiva della qualità della vita relazionale, rispetto della femminilità, per la difesa del “territorio – nido”.

Quando nella donna s’insinua il dubbio, il timore della mancanza di rispetto per il suo ruolo – identità ed esistenzialistica femminilità, di essere abbandonata, non amata e non gradita, perde autostima e fiducia in se stessa, con conseguente disfunzione dello schema corporeo cerebrale endocrino sessuale e dell’eubiosi pelviperineale.  Alle displasie ed eteroplasie del collo dell’utero, si possono associare disritmia mestruale, sterilità o infertilità, dismenorrea, acne – irsutismo, deficit di serotonina (con conseguente depressione, disforia – sindrome pre mestruale).  Tutte queste problematiche PNEI possono derivare da due fondamentali tipi di vissuti conflittuali biologici genitali – sessuali:

  • –  Conflitto di “territorio”: non riuscire a difendere – proteggere se stessi e/o i propri cari per affermare la propria personalità, femminilità, indipendenza e capacità di “essere madre”.
  • Conflitto di “perdita – separazione”, non aver più diritto a far parte del clan, perdere un ruolo importante e gratificante all’interno di esso, essere abbandonati dal partner o da chi si ama, perdere affetti familiari e amicali, complicità, solidarietà.

Patogenesi displasie

L’analisi psicobiologica delle pazienti affette da malattie a carico dell’epitelio del collo dell’utero rivela, nella maggior parte dei casi, vissuti (inconsci) conflittuali “di separazione” in conseguenza di delusione e sofferenza per  tradimenti, perdita della persona amata o al contrario insofferenza con  la volontà di “liberarsi” di un  partner indesiderato.  

Come per tutte le strutture epiteliali derivanti  dall’ectoderma (cute esterna), nella fase acuta simpaticotonica si determineranno micro ulcerazioni della mucosa cervicale per “distruggere” le terminazioni nervose sensitive, in particolare i recettori TRPV1 (Transient Receptor Potential Vanilloid 1): in modo da  “anestetizzare” quella parte del corpo in sofferenza inconsolabile  e lenire il dolore di separazione (distacco dalla persona amata), per non essere state più “toccate in quel posto”, preferite, desiderate e accarezzate.

Nella fase conflittuale acuta simpaticotonica (dolore del distacco) la sintomatologia sarà incostante: ansia, insonnia, irritabilità, possibile perdita della libido, anorgasmia, dispareunia, spotting durante e dopo i rapporti sessuali, disuria, secchezza vaginale, leucorrea sierosa con lieve prurito.

Nella fase post conflittuale vagotonica, si avràla riparazione (riepitelizzazione) delle micro ulcerazioni cervico-uterine da parte del sistema immunitario, con il concorso decisivo del microbiota vaginale, in particolare dei virus HPV, operai specialisti dell’ecosistema delle mucose pelviperineali. La sintomatologia sarà caratterizzata dagli esiti dei fenomeni riparativi infiammatori, con ricrescita del tessuto sano e l’eliminazione di quello ulcerato, distrofico, necrotico e può essere anche molto eclatante: leucorrea trasparente, acquosa in genere non maleodorante, sanguinamento,  prurito insistente,  dolore bruciante urogenitale, ma si avrà contemporaneamente un miglioramento dei sintomi mentali e generali con sensazione di ritrovato benessere emozionale (essersi liberati di un fardello insopportabile). Nei casi di conflitti recidivanti di frustrazione sessuale l’epitelio cervicale non giunge mai a completa guarigione, rimanendo costantemente disepitelizzato (erosione), con il conseguente quadro clinico della cervicite cronica (detta popolarmente “piaghetta”) e la cronica positività al test siero – citologico per l’HPV.   

Analisi statistica dei vissuti conflittuali patogenetici

Analizziamo i vissuti conflittuali più frequentemente riscontrati nelle donne affette da queste patologie nel nostro studio osservazionale clinico trentennale.

  • – Frustrazione sessuale associata alla sensazione di “svalutazione impotente” di non essere in grado di stabilire un rapporto sentimentale di coppia accettabile, di una sessualità soddisfacente per ottenere una gravidanza.
  • – Non sentirsi donna matura per assumere il ruolo di madre capace di assumersi la responsabilità di guidare una famiglia e crescere dei figli.
  • – Frustrazione affettiva di “dipendenza dal partner”: troppo indifferente, distaccato e freddo o troppo premuroso, affettuoso, sedulo, geloso (gabbia affettiva).
  • – Frustrazione affettiva in conseguenza di abbandono, separazione: “non ho più contatto sul collo dell’utero”, non sono in grado di “ospitare il sesso e lo sperma del maschio” (nella cervice).
  • – Timore di una gravidanza indesiderata, violenze o forzature sessuali con la connotazione di un vissuto d’insudiciamento.
  • – Illusione di non essere abbastanza bella, desiderabile, di non appartenere a nessuno dal punto di vista affettivo, sentimento di solitudine affettiva, non aver sperimentato mai l’amore disinteressato. Il conflitto dell’assente o insufficiente amore disinteressato materno è stato rilevato incredibilmente frequente.
  • – Paura di essere tradita dalle persone che si amano, di non poter competere con donne più giovani e/o belle.
  • – Vissuti sessuali frustanti indiretti per essere costrette a frequentare ambiente sociale o di lavoro maschilista, poco rispettosi dell’identità e dell’onore femminile.

I conflitti possono essere vissuti anche per trasposizione (identificazione affettiva) di familiari o persone care.  

Il microbiota vaginale e l’HPV

L’eubiosi del microbiota vaginale rappresenta un baluardo insostituibile per il benessere sessuale e riproduttivo della donna. In particolare svolgono un ruolo fondamentale per la guarigione – riparazione delle displasie epiteliali cervicali, gli infiniti sierotipi e varianti dei virus HPV ancestrali saprofiti delle mucose urogenitali, dotati di una particolare affinità per le cellule basali dell’epitelio della esocervice uterina. Come tutti i virus, i HPV sono privi di una loro DNA polimerasi: per sopravvivere e moltiplicarsi necessitano di cellule che ne sono ampiamente fornite e che siano in permanente e rapida moltiplicazione.

I HPV hanno, inoltre, un particolare tropismo per le cellule cheratiniche che sintetizzano, assieme alle cellule neuro endocrino immuni, l’ACTH, l’ormone dell’asse dello “stress – paura – allarme” guidato dal CRH ipotalamico.  

I mediatori biochimici ed elettromagnetici informazionali, tra cui i HPV in situazioni di forte stress e conflittualità associate alla sensazione della paura stimolano i cheratinociti ad aumentare la produzione dell’ACTH, che caratterizza la fase acuta simpaticotonica conflittuale.  

Si conoscono più di 200 sierotipi di HPV tra quelli che hanno contemporaneamente tropismo elettivo verso la mucosa cervico vaginale e quella orale delle prime vie respiratorie. Questa analogia conferma la sinergia funzionale nello schema corporeo del Territorio tra l’area genitale e quella della bocca – laringe. La localizzazione laringea svela un duplice conflitto vissuto contemporaneamente: voler gridare, sfogarsi, implorare per lanciare l’allarme per minacce di aggressione nel Territorio e quello di “non poter gridare” per la paura di essere scoperti. In ogni caso si rischia gravemente per la propria incolumità.

  Il tropismo dell’HPV verso i cheratinociti rivela il vissuto di paura che accompagna la papillomatosi genitale.  Paura del rapporto sessuale, del contatto fisico con i genitali maschili, a volte associata a ripugnanza verso il partner infedele (timore di essere contagiati da malattie veneree) e a impotenza (per dipendenza affettiva ed economica).

Nei casi di vissuti cronici di repulsione sessuale possono associarsi altre manifestazioni cliniche HPV correlate, quali i condilomi o verruche genitali (vagina, vulva, perineo), laringei e naso – buccali. A livello perineale possono assumere l’aspetto diffuso e ipertrofico (polipoide) di condilomi acuminati (creste di gallo), evocando il tentativo di “difesa del Territorio genitale”, intimidendo e scoraggiando l’intrusione di persone indesiderate.

Conclusioni

La malattia costituisce un programma ancestrale bio “logico” che agisce come un “set di istruzioni” attivando, automaticamente e inconsciamente, speciali “codici biologici” o “archetipi PNEI – organici” archiviati nella memoria mente-corpo (schema corporeo PNEI – DNA – rete membrane – citoscheletro) di ogni essere vivente, selezionati tra gli innumerevoli tentativi di sopravvivenza migliori possibili operati da ogni specie nella sua vita – evoluzione millenaria.

Le patologie non vanno considerate riduttivamente “cose brutte” e vissute con paura, rinuncia e autosvalutazione, ma come strategie e tentativi, anche estremi, di sopravvivenza – adattamento a nuove richieste e condizioni ambientali che il nostro mente-corpo mette in atto automaticamente e inconsciamente in caso di pericolo dell’integrità psicofisica.

Questo studio di ricerca clinica introspettivo psico-bio-patografico e prognostico delle pazienti affette da displasie ed eteroplasie cervicali, in particolare quelle HPV correlate, contribuisce a riconoscere la nuova filosofia della “scienza umana olistica” promulgata da Hahnemann, clinicamente verificata da molti omeopati unicisti e sperimentalmente confortata dalle ricerche contemporanee della fisica e medicina quantistica. I virus, come tutti i microrganismi che compongono il microbiota, rappresentano, secondo questo nuovo paradigma, relazioni intra ed extracorporea, “messaggeri informazionali”, linguaggio universale del “Tutto” per l’adattamento e la riprogrammazione – evoluzione continua inscindibile “ambiente – esseri viventi”.

Tutti gli organismi nel micro o macrocosmo, cellule – citoscheletri, DNA e matrice – molecole rappresentano un’infinita rete in continua relazione vibrazionale ritmica tra vari domini di coerenza specie specifica: la loro sinergica e armonica attività oscillatoria favorisce l’ottimale fisiologia metabolica – PNEI e lo stato di salute e benessere. La malattia deriva da una perdita della coerenza vibrazionale tra cellule di uno stesso organismo o tra persone di uno stesso ambiente (indotta da veleni informatici mediatici).

Per la vera prevenzione e terapia delle neoplasie del collo dell’utero vanno “scoperte” eventuali conflittualità croniche inconsce personali, familiari e relazionali, fatte emergere con l’aiuto del rimedio omeopatico unitario “simillimum” per la loro rielaborazione e riconsiderazione – comprensione biologica.

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