Dott. Sergio Segantini - Tempo di lettura 7 min.

Chiusure, aperture e omeopatia contemporanea

Durante il precedente lockdown tutta la popolazione italica ha aderito e obbedito con una certa fiducia alle restrizioni imposte, forse le più dure del mondo insieme a quelle adottate nella spietata dittatura cinese.

Abbiamo esibito certificazioni di tutti i tipi, abbiamo seguito i nostri figli nonostante la scuola li avesse lasciati a casa, abbiamo partorito da sole con le mascherine senza poter toccare il nostro bambino fino al risultato del tampone,  abbiamo messo da parte le patologie croniche,  le malattie cardio-vascolari, il cancro ecc. che fanno 20 volte di più morti e danni del Covid per non appesantire il sistema sanitario, già in debito di ossigeno per i precedenti tagli delle strutture sanitarie come i P.S. e le terapie intensive.

Abbiamo interrotto e perso il lavoro, fatto debiti e masticato amaro, specie nei settori più fragili che si sono ulteriormente impoveriti, ricevendo qualche sussidio e fomentando la matrice assistenzialista e dipendente che il governo propone ai settori più colpiti. Con questo comportamento si è messo in evidenza che la popolazione vuole lavorare, non vuole elemosina o “ristori” di sussistenza.

 

Nuovi decreti

Sono passati diversi mesi nei quali si doveva mettere mano a queste carenze sanitarie. E adesso? Si richiudono i luoghi di incontro e di cultura come se fossero i centri di contagio e senza averne le evidenze.

Evidenza, parola che va molto di moda quando la scienza prende lo scettro del potere economico e politico e viene utilizzata allo scopo di proporre delle verità assolute.

Il tono paternalistico usato nell’ultimo DPCM è inacettabile. Sentire parlare di piccoli sacrifici quando si chiudono centri di cultura, musei, teatri, cinema, palestre, piscine, scuole ecc. significa non solo impedire dei servizi essenziali ma calare la scure su tutte le persone che vi lavorano.  Perdere il lavoro non è solo una questione economica, è perdere una parte della propria vita e mettere a repentaglio la sopravvivenza delle famiglie.

Incolpare la gente della seconda ondata è una evidente ingiustizia che la popolazione sta soffrendo. La popolazione è provata, al di là del colore dato alla regione di appartenenza, cerca di rispondere come può alle indicazioni e ai divieti sempre più irrazionali e confusi.

 

E i media?

Tutta la stampa o quasi, è connivente a un sistema che promuove e giustifica tutti gli atti repressivi e mortificanti compiuti in questo periodo.

Ma perché allora i virologi non sono d’accordo tra loro? Non sono d’accordo con gli epidemiologi, e nella scienza regna un caos di opinioni che non è generato da confronto di metodo, ma da logiche parrocchiali determinate da spinte economiche e politiche.

Ogni genere di criticità sostanziale è esclusa e francobollata come negazionismo. Questo termine mutuato da regimi totalitari e usato a sproposito si somma alla terminologia a carattere militare usata dai media.

 

Quello che si leggeva sulla prima pagina di Repubblica è:

Commercianti, ristoranti, allenatori sportivi, organizzazioni neofasciste e movimenti pronti a manifestare in molte città d’Italia. I sindaci: “Servono azioni concrete, faremo di tutto per spegnere violenze”. Titoli analoghi dei giornali sono stati pubblicati a piena pagina dando connotazioni disfattiste a manifestazioni dove si accomunano omeopati, vegani, nazisti, no mask, no vax ecc. in una veste criminale.

 

E gli omeopati?

Gli omeopati conoscono bene fino a che punto la dittatura sanitaria può spingersi per affermarsi e combattere chi non ha le stesse idee sulla salute e sulla medicina. A partire dall’idea di salute, identificabile nella pura sopravvivenza di una popolazione altamente medicalizzata fatta di malati cronici, per finire al concetto di igiene che coincide con l’idea di combattere i microbi per creare un mondo sterile e asettico.

Per l’omeopata la scienza che viene sempre citata a sproposito, non è il regno indiscusso dell’oggettività, della neutralità, del dogma e della verità assoluta. Questa è solo una visione semplicistica e limitata del discorso scientifico. La storia della scienza da’ ragione a chi mette in discussione e da’ il via a ipotesi alternative per alimentare l’atteggiamento critico che è alla base delle scoperte e della conoscenza scientifica.

 

Pensiero unico e indiscutibile

Proprio in questi giorni si stanno giudicando medici per il solo fatto di essersi espressi ponendo dubbi e perplessità su alcuni dogmi della scienza ufficiale.

Stiamo vivendo un momento oscurantista dominato da un fasullo concetto di scienza unica dove persino il diritto di esprimere il proprio pensiero viene meno. Inoltre reati di opinione sono giudicati e sanzionati da fonti non autorevoli e non designate a questo scopo come gli Ordini dei Medici che dovrebbero svolgere ben altri compiti.

Il pensiero scientifico totalitario sta esercitando il massimo della pressione proprio in occasione della pandemia per arrivare a persuadere i governi che il nemico è solo il virus, un nemico invisibile, subdolo, da eliminare con tutte le risorse a disposizione.

Mattarella nei giorni scorsi rivolto a tutta la popolazione, ribadiva: “Non dimentichiamo che il nemico numero uno è il virus”

 

E i virus che fanno?

La posizione del sapere omeopatico è di tutt’altro genere. Sappiamo bene che combattere un virus unico è come combattere una lotta contro i mulini a vento. Esistono almeno 320.000 virus che possono infettare i mammiferi. Il concetto culturale di energia vitale che anima la visione omeopatica, suggerisce che occorre curare la persona, nel suo insieme, con una prevenzione efficace, solo così si può un consistente rafforzamento dell’immunità della popolazione generale.

L’idea o la teoria di creare un ambiente asettico, che la scienza auspica è destinata inesorabilmente a un fallimento. Anzi l’incapacità di convivere con il mondo dei batteri (vedi resistenza agli antibiotici) e dei virus, potrebbe diventare una delle determinanti di ondate continue di viremie, epidemie, pandemie inarrestabili.

 

La prevenzione dimenticata dalle istituzioni sanitarie

La popolazione colpita è quella più debole, che va sicuramente protetta, sono gli anziani, i soggetti fragili, i malati cronici ecc. L’aumento della aspettativa media di vita nelle società più ricche non è stato supportato da un adeguato stile di vita. Le persone sane sviluppano in contatto con il virus una reazione efficace. Parlare di numeri in assoluto, di tamponi e non di persone, rende ancora più torbido il quadro epidemiologico e i reletivi provvedimenti razionali.

L’arma che abbiamo in più è quella del farmaco omeopatico che si sta rivelando efficace, anche se le famose evidenze sono limitate per via della censura alla medicina omeopatica operata da tutte le strutture sanitarie, da quelle formative (università) a quelle cliniche ospedaliere e dagli Istituti di ricerca. Nonostante questo il modello che l’omeopatia propone è un modello valido scientificamente ed efficace clinicamente e proprio per questo viene avversato.

 

Prospettive

La storia dell’omeopatia come sappiamo è costellata da pregiudizi, conflitti e repressioni a partire da quelle subite dal suo fondatore fino ai giorni nostri.  La storia ci insegna a non ritenere un paradigma dominante come inossidabile e immutabile, anzi la scienza è il luogo del confronto, del dialogo, della costruzione, proprio il contrario di quella che è diventata la scienza ufficiale attualmente, tranne rare eccezioni.

A fine ottobre è stato istituito in Baviera un Dipartimento di Omeopatia all’interno del Ministero della Salute tedesco. Insieme a Svizzera e India vediamo delle aperture vero la medicina omeopatica da parte delle sanità di diverse nazioni con delle culture e tradizioni mediche diverse tra loro ma che promuovono un dialogo che nel nostro paese è assente. Un confronto che tutto il mondo omeopatico italiano richiede a gran voce e che fino a oggi di fatto viene costantemente negato.

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