Dott. Bruno Zucca - Tempo di Lettura 5 min.

La salute individuale è un impegno della società

Secondo L. Von Bertalanffy La salute è la capacità di mantenere tutti i gradi potenziali d’espressione di un individuo, la malattia è la limitazione di questa libertà”.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità “La salute è il benessere fisico, mentale, sociale, non l’assenza di malattia”. Questi principi della cultura umanistica del XX secolo sono oggi pesantemente messi in discussione dalla cultura tecnologica, materialistica e senz’anima del XXI secolo, dove il corpo è privato della psiche. In ambito medico istituzionale vige una completa sordità verso qualsiasi sussurro o grido possa salire dall’inconscio: ci si deve prefiggere esclusivamente efficienza lavorativa, prestanza fisica e azzeramento dei sintomi.

La salute individuale

I valori della medicina umanistica sono oggi incarnati principalmente dalle pratiche mediche che si fanno promotrici del benessere della persona nella sua complessità, ed in particolare dalle medicine non convenzionali. La medicina ufficiale spesso si limita a considerare la salute come assenza di sintomi e la guarigione come la loro scomparsa. Per l’Omeopatia e le altre Medicine Olistiche, la malattia è l’espressione locale di uno squilibrio psico-fisico ed energetico più generale; la medicina istituzionale, che ha una concezione meccanicistica, considera invece le malattie come manifestazioni sintomatologiche dovute ad alterazioni esclusivamente biochimiche. La concezione unitaria e psicosomatica dell’uomo considera gli organi interconnessi tra loro in un tutt’uno integrato; questo si differenzia dalla visione medica dominante che scinde le competenze tra specialisti che si occupano di psiche e specialisti che si occupano di apparati corporei, suddividendo sempre di più apparati e organi in sottocategorie frammentate.

Tra psichico e fisico non esistono però separazioni: l’esistere è il risultato di una costante interazione e scambio tra elementi della vita psichica e corporea ed è il Sé che decide di volta in volta con quale organo esprimere il proprio disagio a seconda della finalità che si propone e delle occasioni che l’ambiente esterno gli fornisce, esprimendosi per esempio con un linguaggio asmatico o colitico, diabetico o cardio-circolatorio a seconda dei casi. Il modello olistico descrive la condizione di salute come un processo dinamico: essere sani include la possibilità di sviluppare sintomi e ammalarsi, di avere un’interlocuzione con il dolore e con la problematicità dell’esistenza. In quest’ottica la malattia è un campanello d’allarme molto importante: la modalità psicoattitudinale e relazionale di un soggetto grazie al malessere può essere riconosciuta nella sua specificità patologica e terapeuticamente aiutata ad esprimersi nella sua essenza creativa e trasformativa.

La salute collettiva

Nel concetto di salute descritto all’inizio emergono altri due aspetti essenziali: la libertà di espressione
individuale e il benessere sociale. È indubbio che la salute e l’armonia di una società siano legate al
benessere degli individui che la compongono, cioè alla loro capacità di espressione creativa ed affettiva; è altrettanto vero che un individuo è più sano se vive in una società ed in un ambiente naturale che gli consente di esprimersi al meglio, sia biologicamente che psichicamente; è più felice se vive in un contesto che lo mette nelle condizioni materiali e spirituali di realizzazione personale e professionale. La salute è dunque una importante questione sociale, di cui Istituzioni, Servizi e Ministeri dovrebbero efficacemente occuparsi per il benessere dei cittadini.

Esistono per questo strutture preposte ad operare ed a vigilare affinché ci sia una adeguata prevenzione e cura del malessere sociale. Dovrebbe essere al primo posto nelle preoccupazioni di tali Istituti la salvaguardia del diritto al lavoro e alla pensione, là dove invece tali bisogni vengono spesso disattesi, così come la tutela dell’ambiente di vita e di lavoro, là dove inquinamento chimico ed elettromagnetico invece sono la norma. Dovrebbe essere nell’agenda operandi degli uomini preposti alla salvaguardia della salute un piano di educazione alimentare e degli stili di vita a partire dalla scuola, là dove invece si promuove una prevenzione “primaria” esclusivamente farmacologica.

Dovrebbe stare a cuore alle figure istituzionali la presenza nel territorio di strutture sanitarie capillari in grado di accogliere e curare le persone più deboli e malate, sia nelle condizioni di normalità che di eccezionalità epidemica: quanto accaduto in Lombardia nei mesi scorsi descrive concretamente l’assenza di strutture adeguate. Nei bilanci economici delle istituzioni governative dovrebbe essere prioritaria la salvaguardia dei posti letto in ospedale e non il loro taglio costante. Tali istituti dovrebbero applicare scrupolosamente il principio di precauzione anche per l’installazione nel territorio di strutture tecnologiche e comunicative di nuova generazione dagli effetti inquinanti imprevedibili, non soltanto per proteggere i cittadini con lockdown antiepidemici.

Risulta alla fine poco credibile che le stesse cariche istituzionali che hanno nel recente passato dimostrato uno scarso spessore morale, facendo scempio del miglior servizio sanitario del mondo senza alcuna doverosa autocritica, abbandonando anziani e categorie fragili al loro destino, si occupino sinceramente ed appassionatamente dei loro cittadini col benevolo intento di proteggerli dai mali del mondo, soprattutto quando impongono obblighi sanitari incostituzionali. È più probabile che le loro scelte non siano esenti da conflitti di interesse macroeconomici o da sudditanze ad elìtes finanziarie.

In conclusione, l’Individuo può essere più sano se vive in una società che appaga i suoi bisogni, la collettività stessa può avvantaggiarsi della presenza di individui più realizzati e liberi. Perché ciò accada occorre un cambio di paradigma morale ai vertici dello Stato, dove la politica della salute ed il reale benessere dei cittadini torni ad essere al primo posto. È necessario altresì che si diffonda nella popolazione la consapevolezza che principi di cura salutari e a misura d’uomo non possono provenire da chi specula economicamente sulla salute creando malattie per trasformarle in consumi. In questa fase storica ognuno di noi è chiamato a fare la sua parte per realizzare il bene comune, così in alto come in basso.

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