Prof. Gioacchino Pagliaro

Come si affronta una pandemia

Non siamo padroni del pianeta ma suoi ospiti: rispettando la Natura e amando la Terra possiamo difenderci meglio dalle epidemie
Tempo di lettura: 7 minuti
Tratto da Scienza e Conoscenza n.75 gennaio marzo 2021

Gestire un’epidemia non è una cosa semplice per nessuno. Se poi coglie di sorpresa, la vicenda è ancora più complicata. Serve quindi a poco fare polemiche, mentre è necessario individuare gli errori che non bisognerà più compiere in futuro.

L’esperienza insegna che per riconoscerli bisogna analizzare il contesto sanitario, passato e presente. Negli anni passati, decenni di tagli alla sanità, l’introduzione di modelli sanitari di tipo aziendalistico, basati sul risparmio a scapito della qualità delle risposte di cura; e nel presente, le comunicazioni ridondanti, confuse, contraddittorie rivolte alla popolazione durante l’epidemia e le restrizioni esagerate, hanno contribuito ad aggravare pesantemente questa triste vicenda. L’epidemia ha procurato tanto dolore e sofferenza in chi ha perso un proprio caro senza nemmeno poterlo vedere o salutare, o in chi con turni massacranti ha fatto di tutto per curare o per salvare la vita agli ammalati.

Causalismo verso Complessità

Chiarito ciò questo articolo intende offrire un’occasione di riflessione per aiutare il cittadino e le Istituzioni a liberarsi da alcune distorsioni interpretative e rappresentazionali che guidano l’economia, le norme, le relazioni tra gli esseri umani, e il rapporto tra gli esseri umani, l’ambiente e la Natura. Non dirò nulla di nuovo, niente che la scienza non abbia già detto, ma mi limiterò a sottolineare con forza ciò che da decenni molti non ascoltano o addirittura fingono di ignorare.

Ogni intervento su una crisi, in questo caso su un’epidemia, dovrebbe sempre prevedere una analisi rapida, accurata e articolata del contesto in cui si è manifestata, per consentire di individuare sia gli interventi da operare a un livello (macro) ambientale, sia per attivare parallelamente le immediate misure di protezione nei confronti degli ammalati, dei possibili contagiati e delle categorie più a rischio. Ciò consentirebbe di evitare un uso indiscriminato del modello causa-effetto di tipo lineare, che è solitamente utilizzato in modo decontestualizzato e illusoriamente risolutivo. Infatti succede quasi sempre che gli interventi siano rivolti principalmente sugli effetti e anche nel caso della SARS-CoV-2, si sta agendo solo sul virus e non sul contesto che gli ha fornito la forza di attivarsi, di insidiare e di contagiare.

Questo modo di operare perdura nonostante il fatto che fin dai primi del Novecento la fisica ci ha dimostrato che la realtà e i fenomeni rispondono solo in parte, e in alcune occasioni, alle regole del causalismo lineare.

La Teoria Interazionista da George Herbert Mead a Erving Goffman; La Teoria Sistemica ed Ecosistemica da Ludwig Von Bertanlaffy a Paul Watzlawick e Gregory Bateson; e la Teoria della Complessità di Humberto Maturana e Francisco Varela, hanno ampiamente dimostrato che ogni fenomeno o malattia, è sempre legato a una realtà contestuale e ambientale.

A fronte dell’evoluzione scientifica che ha evidenziato i limiti di questa modalità di intervenire, il sistema sanitario è ancora orientato a funzionare secondo le logiche del causalismo lineare, del meccanicismo, che agiscono sulla superficie del problema e non sulla complessa architettura dei processi che lo hanno prodotto. Non a caso Michel Foucault, studiando i documenti storici relativi alla scomparsa dall’Europa della peste, del colera, della lebbra e della sifilide, ha messo in luce la rilevanza di interventi a livello globale (Focault 1963, 1969)

Perché la metafora bellica non ci aiuta

Ad essere determinante è quindi il modo in cui si interpreta la cura e come si interviene contro il virus. Ancora oggi è molto diffusa la metafora bellica, dove la malattia è considerata come un nemico da sconfiggere. Si continua a parlare pedissequamente di un nemico che attacca, di un nemico infido e invisibile, di una guerra da combattere, di ammalati che diventano guerrieri e di curanti eroi che stanno in trincea. Tutte metafore, come scrisse Susan Sontag negli anniSettanta in un suo libro di successo, inutili, riduttive, fuorvianti e pericolose che travisano la vera eziologia della epidemia, le misure da prendere e il modo di interpretare correttamente le cure mediche (Sontag 1978).

La metafora della guerra distorce i modelli esplicativi e di intervento e non responsabilizza la popolazione, che invece, se fosse rapidamente ed efficacemente informata, educata dai sanitari verso i comportamenti tesi ad arginare l’epidemia, darebbe un contributo risolutivo. Se la metafora bellica della malattia è anche inutile perché non aiuta a comprendere l’eziologia dell’epidemia, come si può comprendere cosa scatena il virus? Cosa lo rende così trasmissibile e insidioso?

Dire semplicemente come fanno alcuni che le epidemie dipendono dal caso o dalla Natura, non è realistico perché è vero che le epidemie esistevano anche in epoche in cui l’inquinamento non esisteva, ma quelle epidemie, come sosteneva il grande Giulio Alfredo Maccacaro, dipendevano dal rapporto tra l’uomo e la Natura, dove la Natura si autoregolava reagendo agli eventi naturali. Le epidemie della società post-industriale dipendono invece dal rapporto tra l’uomo, la produzione e l’inquinamento, dove la Natura, in questa relazione, si ribella alla devastazione provocata dall’uomo.

Virus, Inquinamento, Globalizzazione

Su questi temi le grandi potenze devono fermarsi a riflettere e operare scelte ambientaliste. La folle iperproduzione di cibo che potrebbe sfamare almeno il quintuplo della popolazione mondiale e che in realtà sfama solo un terzo della popolazione del pianeta, il saccheggio del suolo, l’inquinamento, la deforestazione finalizzata a creare gli allevamenti intensivi o lo sfruttamento minerario, l’eccessiva cementificazione, la deviazione dei fiumi, l’intrusione dell’uomo negli habitat naturali: tutti questi interventi aggressivi hanno rotto gli equilibri della Natura e hanno favorito la diffusione e il passaggio dei virus dagli animali all’uomo. Diversi studi hanno dimostrato che il 60% delle malattie infettive avvengono per un salto di specie.

Inquinamento e pandemia non sono cose distinte, dipendono esclusivamente dal saccheggio delle risorse e dagli squilibri devastanti negli ecosistemi. Emblematico è il fatto che un aumento della deforestazione del 4% in Amazzonia, ha incrementato del 50% l’incidenza della malaria. L’epidemia della SARS-CoV-2 è quindi il risultato di come viviamo e di come trattiamo il Pianeta. Purtroppo questa pandemia da coronavirus non è arrivata per caso, è l’esito di scelte economiche scellerate che tuttora persistono e di comportamenti di tutti noi, che sono da modificare rapidamente.

Secondo il World Economic Forum, a seguito della deforestazione e dell’aumento del gas serra, che provocherà un eccessivo riscaldamento, avremo nei prossimi anni un incremento delle epidemie. Le pandemie vanno affrontate con una strategia politica che deve vedere coinvolte tutte le nazioni prospere e ricche e che integri strategicamente la tutela dell’ambiente, la rete sanitaria con le cure adeguate, il supporto psicologico e sociale e la promozione della salute. Come sostengo da anni la salute non può basarsi solo sulle condizioni fisiche del singolo individuo, ma anche sulle condizioni ambientali. L’essere umano è parte dell’ambiente in cui vive e la Natura dovrebbe essere percepita come una sua estensione.

È necessario cambiare radicalmente le nostre modalità produttive e i nostri comportamenti da subito, se non vogliamo trovarci in futuro in situazione molto più gravi. Far fonte in modo corretto alle epidemie implica attivare parallelamente un intervento sanitario adeguato alle necessità dei territori, con una pronta risposta della rete sanitaria territoriale e ospedaliera, che per essere tale necessita di investimenti finalizzati alle cure, alla ricerca, al personale, alle strutture, alle tecnologie e ai dispositivi sanitari.

Disturbi psicologici: cosa ci lascerà la pandemia

È inoltre necessario comprendere che le limitazioni sociali durante le epidemie devono essere adeguatamente calibrate, per evitare il rischio di creare seri problemi alla salute psicologica e fisica. L’emergenza prolungata, l’isolamento sociale o la limitazione dei rapporti sociali e relazionali, possono avere gravi ripercussioni sui comportamenti delle persone e sulla loro salute, anche quando questi finiscono e la vita torna alla normalità. Gli studi esistenti riguardanti i disturbi psicologici delle persone che hanno vissuto queste esperienze di blocchi, quarantene e limitazioni hanno evidenziato la presenza di instabilità del tono dell’umore, sintomi da stress post-traumatico, ansia, depressione, frustrazione, senso di fragilità, insonnia e rabbia.

La rabbia conseguente alle limitazioni, alla perdita del lavoro che si trasforma in aggressività è un problema drammatico di cui si non si parla a sufficienza. Ancor più preoccupante è l’aumento della violenza tra le mura domestiche con numeri e forme drammaticamente allarmanti. Tuttavia ciò che dovrebbe far riflettere ancor di più è che molti dei sintomi sopracitati sono stati purtroppo rilevati anche nei bambini. Ognuna delle misure di contenimento non può non tener conto dei bisogni primari dei bambini e dei ragazzi: il rischio è quello di crescere una generazione insicura, fragile, ma anche portatrice di disturbi psicologici.

Per evitare che ciò accada è fondamentale che nei Comitati Tecnici Scientifici ci sia una nutrita componente di esperti in Psicologia Clinica, Psicologia dell’Emergenza, Psicologia dell’Età Evolutiva, Psicologia della salute, Psicologia Sociale, Psicologia Ospedaliera.

Prevenzione e Promozione della Salute

Un‘altra importante opportunità da mettere in gioco è legata alla prevenzione e alla promozione della salute attraverso campagne informativee formative, con le quali si educa la popolazione in un’efficace integrazione tra Medicina Preventiva, Psicologia della Salute e Psicologia di Comunità. Tali campagne sono note da un lato per aver promosso numerosi interventi sui corretti stili di vita (alimentazine equilibrata, adeguata attività motoria, prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili, screening, prevenzione delle dipendenze, gestione dello stress), dall’altro per aver dimostrato come il sistema immunitario, attraverso le corrette abitudini, può migliorare la sua capacità di tutelare la salute. Ecco pertanto per chi si occupa di programmazione degli interventi sulle pandemie, alcuni importanti aspetti emersi dalla ricerca scientifica di questi ultimi trenta anni, dai quali non si può prescindere.

  1. Gestire lo Stress

Le tecniche di rilassamento, i gruppi di discussione, il supporto psicologico, le pratiche di Consapevolezza (Meditazione, Yoga, Qi Gong, Tai Chi),l’agopuntura, alcuni omeopatici, alcuni tipi di vitamine e di fitoterapici svolgono un’azione importante sullo stress e sull’ansia riportando equilibrio, lucidità e benessere che riattivano la funzionalità del Sistema Immunitario.

  1. Gestire Paura e Ansia

La paura come è noto è una emozione che sconfina facilmente in diverse forme di disturbo psicologico e psicopatologico (panico, scatti d’ira, angoscia, fobia), con effetti disfunzionali sul sistema immunitario, sul sistema nervoso e sull’intero organismo. Nei bambini e nei preadolescenti può creare serie forme di disagio e di malessere a livello interpersonale o addirittura di tipo psicopatologico. Molto utili sono le psicoterapie, alcuni farmaci omeopatici, alcuni fitoterapici, l’agopuntura e nelle forme più marcate gli psicofarmaci.

  1. Regolare il Sonno

Un rapporto sonno veglia disturbato da un ridotto numero di ore o da una pessima qualità del sonno, alla lunga non crea solo disturbi alla capacità cognitiva e verbale, ma ha anche un effetto negativo sul Sistema Immunitario. È infatti noto che le citochine, tipiche proteine che vengono rilasciate durante il sonno, svolgono una parte decisiva nei processi di regolazione dei meccanismi difensivi e dei processi infiammatori.

  1. Attività Motoria Regolare e Costante

L’attività motoria, svolta all’aperto, regolare e costante e che tiene conto dell’età, delle abitudini, e delle eventuali patologie svolge un’importante azione sul sistema immunitario e sul benessere psicologico.

  1. Alimentarsi in Modo Adeguato al Fabbisogno

Oggi più che mai è bene seguire una dieta sana, equilibrata, adeguata al fabbisogno della persona. Per questo è sconsigliato procedere da soli nella scelta di una corretta alimentazione ed è consigliato invece rivolgersi ai medici specialisti della materia, ai biologi nutrizionisti e al dietista. Una dieta ricca di fibre, frutta, verdura fresca di stagione ben lavata, noci e semi, è utile per la buona funzionalità del Sistema Immunitario. È anche importante, come sostiene il dottor Stefano Fais, prevenire l’acidificazione eccessiva che sta alla base dell’infiammazione (Fais 2019)

  1. Promuovere il Benessere Individuale

Creare nelle persone sane una forma di sensibilità e di attenzione verso se stessi per continuare a mantenersi in salute è un obiettivo irrinunciabile. Di particolare rilevanza è l’introduzione nel proprio stile di vita di una pratica quotidiana di Meditazione, di Yoga, di Tai Chi, per mantenere il proprio benessere, per aprire la mente e per liberarla dall’egoismo. Questa forma di risveglio dall’annebbiamento mentale prodotto dagli egoismi apre all’altruismo, alla cooperazione e alla scoperta del senso di Unità con la Natura e con la Terra. C’è nella Natura una straordinaria energia di recupero, ma soprattutto di armonia che può riparare i danni che le abbiamo arrecato e che ci siamo arrecati.

Basta solo consentirle di farlo.

Gioacchino Pagliaro

Direttore U.O.C. Psicologia Ospedaliera, Dipartimento Oncologico, Ospedale Bellaria, Ausl di Bologna

Presidente dell’Attivismo Quantico Europeo – Bologna, Italia – Center for Quantum Activism (USA)

Componente dell’Osservatorio Medicine Non Convenzionali della Regione Emilia-Romagna.

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