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20 Settembre, 2026

Agroecologia e pesticidi: la salute tra terra e uomo – parte seconda

Pesticidi ed erbicidi di sintesi, malattia agricola e malattia umana

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Il grande limite regolatorio: la scoperta del microbiota è arrivata tardi

Il Regolamento (CE) n. 1107/2009 afferma esplicitamente che la normativa sui prodotti fitosanitari si fonda sul principio di precauzione e che l’industria deve dimostrare che le sostanze immesse sul mercato non abbiano effetti nocivi su salute umana, animale o ambiente.

Lo stesso regolamento richiama la priorità della protezione della salute e dell’ambiente rispetto al miglioramento della produzione vegetale e invita a dare priorità ai metodi non chimici e alle alternative naturali quando possibile (Regulation (EC) No. 1107/2009, 2009).

Nel 2024, nelle EFSA Supporting Publications, è stata pubblicata una roadmap per integrare i microbiota gastrointestinali umani e animali nella valutazione del rischio, segno che il tema è di estremo interesse, ma tuttavia non fa ancora parte dei criteri ordinari nei dossier regolatori (Moreno et al., 2024).

Studi sperimentali come quelli del programma Ramazzini sul glifosato mostrano perché questo aggiornamento sia necessario: anche esposizioni a dosi considerate regolatoriamente accettabili possono produrre segnali biologici misurabili sul microbiota in modelli animali in vivo, pur senza autorizzare automaticamente inferenze cliniche dirette sull’uomo (Panzacchi et al., 2018; Mao et al., 2018).

Qui sta il nodo politico-scientifico: se una molecola è stata autorizzata senza valutare adeguatamente microbiota, esposizione cumulativa, miscele, metaboliti, coformulanti e impatti a basse dosi croniche, allora l’autorizzazione può essere formalmente legale ma biologicamente “incompleta” (European Parliamentary Research Service [EPRS], 2018; Moreno et al., 2024).

Il problema delle miscele: in campo non esiste la molecola isolata

Un altro limite enorme dell’attuale paradigma scientifico in ambito ecotossicologico è la valutazione delle miscele. In laboratorio e nei dossier regolatori si tende spesso a valutare una sostanza singola, una dose, una specie bersaglio, un endpoint.

Ma l’agroecosistema reale funziona diversamente, è una rete (Mesnage et al., 2022; Matsuzaki et al., 2023; Moreno et al., 2024).

Il consumatore non assume una singola molecola da un singolo alimento, ma piccole quantità di residui da una dieta complessa (Mesnage et al., 2022; Chen et al., 2025).

La ricerca recente sulla tossicità globale dei pesticidi, pubblicata su Science nel 2026, ha mostrato che la pressione ecotossicologica complessiva dei pesticidi agricoli è aumentata in modo marcato dal 2013 al 2019.

Questo conferma che la questione non riguarda solo “quanto prodotto usiamo”, ma quanta pressione tossicologica complessiva trasferiamo sugli ecosistemi (Wolfram et al., 2026).

Per un agronomo, per un biologo, per un medico, per un nutrizionista, questo è fondamentale: il rischio va letto in termini di pressione tossicologica funzionale (Wolfram et al., 2026).

Perché l’agroecologia offre una risposta moderna alla sostituzione chimica?

La risposta non può essere semplicemente “togliamo un prodotto e sostituiamolo con uno naturale”.

Questo sarebbe ancora un approccio input-based. L’agroecologia propone qualcosa di più avanzato: ridurre o eliminare la necessità stessa dell’intervento fitosanitario, cioè la dipendenza da molecole di sintesi chimica esterne, costruendo sistemi più stabili e lavorando con una maggiore regolazione biologica interna al sistema tramite:

  • copertura permanente del suolo;
  • sostanza organica stabile;
  • consociazioni e diversificazione colturale;
  • siepi, fasce fiorite e infrastrutture ecologiche;
  • incremento dei funghi micorrizici e della biodiversità rizosferica;
  • uso di compost, estratti vegetali, preparati a basso dosaggio o altamente diluiti, fermentati, microrganismi benefici e biostimolanti naturali.

Sostanze naturali: necessarie, ma usate con intelligenza tecnica

La necessità di usare sostanze naturali non di sintesi va letta in modo professionale. Non tutto ciò che è naturale è automaticamente innocuo.

Rame, zolfo, oli essenziali, estratti vegetali, microrganismi e metaboliti naturali richiedono comunque competenza, dose corretta, finestra fenologica, compatibilità, selettività e valutazione degli effetti non bersaglio.

La differenza sostanziale, però, è che molte strategie nature-based non agiscono come semplici biocidi, ma possono lavorare come:

  • induttori di resistenza;
  • biostimolanti;
  • modulatori della rizosfera;
  • competitori ecologici dei patogeni;
  • supporti alla biodiversità funzionale.

Questa è la vera transizione, un cambio di paradigma: non passare dal pesticida sintetico al “pesticida naturale”, ma passare da una logica di soppressione a una logica di regolazione ecologica.

Alimentazione biologica e riduzione dell’esposizione

Gli studi di intervento alimentare mostrano che il passaggio a una dieta composta da alimenti ottenuti con tecniche di agricoltura biologica possono ridurre rapidamente alcuni biomarcatori urinari di esposizione a pesticidi.

Uno studio su adulti e bambini statunitensi ha rilevato una riduzione significativa dei livelli urinari di diversi pesticidi e metaboliti dopo un intervento con una dieta composta da prodotti alimentari biologici (Hyland et al., 2019).

Un altro studio del 2020 ha osservato una riduzione significativa di glifosato e AMPA urinari in adulti e bambini dopo pochi giorni dall’inizio della dieta biologica (Fagan et al., 2020).

Un ulteriore studio crossover randomizzato ha mostrato, in bambini ciprioti, che una dieta basata su cibi biologici riduceva i biomarcatori relativi all’esposizione a piretroidi e neonicotinoidi e, nel tempo, alcuni biomarcatori di stress ossidativo e infiammazione (Makris et al., 2019).

Questo dato è importante anche per medici e agricoltori: produrre biologico non è solo una scelta di mercato, ma una scelta che può ridurre l’esposizione chimica lungo la filiera alimentare (Hyland et al., 2019; Fagan et al., 2020; Makris et al., 2019).

Ma la qualità del cibo è solo assenza di residui?

Una meta-analisi pubblicata sul British Journal of Nutrition, basata su 343 pubblicazioni peer-reviewed, ha rilevato che le colture biologiche presentano, in media, maggiore concentrazione di alcune classi di antiossidanti, minore cadmio e minore incidenza di residui di pesticidi rispetto alle colture convenzionali (Barański et al., 2014).

La qualità dei prodotti biologici dipende però una serie di fattori, il metodo di coltivazione applicato, il tipo di suolo, la cultivar, il clima, la gestione agronomica, il grado di maturazione, di conservazione e trasformazione.

Tuttavia, il dato conferma un punto essenziale: il metodo di coltivazione lascia una firma chimica e biologica nell’alimento e risulta quindi estremamente importante nell’ottenimento di prodotti con un profilo nutrizionale, fitochimico e tossicologico più favorevole (Barański et al., 2014; Mesnage et al., 2022).

Il futuro della qualità alimentare non potrà quindi essere ridotto al solo concetto di “residuo sotto soglia”, ma dovrà comprendere profilo fitochimico, densità nutrizionale, biodiversità microbica, impatto ecologico e sicurezza sistemica (Barański et al., 2014; Moreno et al., 2024).

Cosa dovrebbe cambiare nella valutazione dei fitofarmaci?

Alla luce della letteratura recente, la valutazione dei prodotti fitosanitari dovrebbe includere anche:

  1. effetti sul microbiota intestinale umano e animale;
  2. effetti sul microbiota del suolo e della rizosfera;
  3. studio delle miscele;
  4. effetti dei coformulanti;
  5. effetto delle basse dosi croniche;
  6. monitoraggio post-autorizzazione;
  7. valutazione comparativa con alternative agroecologiche.

Cosa può fare concretamente un’azienda agricola?

Per un’azienda agricola convenzionale che fa uso di chimica di sintesi o semplicemente orientata alla riduzione degli input chimici di sintesi, il messaggio operativo è molto concreto.

Prima di effettuare un trattamento chimico, bisogna chiedersi:

  • la coltura è davvero a rischio economico o si sta intervenendo a calendario?
  • il problema nasce da una causa ecologica o da un patogeno isolato?
  • c’è eccesso di vigoria, ombreggiamento, ristagno, carenza di calcio, squilibrio azotato?
  • il suolo è coperto o nudo?
  • ci sono antagonisti naturali?
  • la biodiversità funzionale è sufficiente?
  • posso usare un induttore di resistenza invece di un insetticida?
  • posso intervenire con un prodotto microbiologico o vegetale a basso impatto?
  • posso modificare il sistema invece di eliminare solo il sintomo?

La difesa fitosanitaria del futuro sarà sempre meno costituita da una sequenza di trattamenti e sempre più una vera e propria diagnosi ecologica integrata, in cui si cercherà di eliminare le cause e non solo gli effetti.

Una posizione chiara: serve maggiore prudenza

Il principio di precauzione, oggi, dovrebbe essere aggiornato alla luce della microbiologia.

Non basta affermare: “non abbiamo prove definitive di danno”.

Quando emergono dati coerenti su effetti non bersaglio, attività antimicrobica su batteri intestinali, alterazioni metaboliche, effetti su impollinatori e criticità regolatorie, la domanda corretta diventa: abbiamo prove sufficienti di sicurezza sistemica? (Roux et al., 2025; Chen et al., 2025; Almasri et al., 2022; EPRS, 2018; Moreno et al., 2024).

In un’epoca in cui conosciamo l’importanza del microbiota, continuare a valutare i pesticidi senza includere pienamente questo livello biologico appare scientificamente arretrato (Jain, 2026; Moreno et al., 2024).

La vera innovazione agricola non è immettere sul mercato molecole chimiche sempre nuove.

La vera innovazione, per il benessere del pianeta e dei suoi abitanti, consiste nel progettare sistemi agricoli che non abbiano bisogno di molecole esterne e di chimica di sintesi.

Conclusione

Il tema pesticidi-microbiota apre una frattura profonda nel modo in cui abbiamo pensato la protezione delle colture agricole e degli alimenti.

Per anni abbiamo trattato il fitofarmaco come uno strumento tecnico puntuale: problema, molecola, controllo patologia.

Oggi la scienza ci obbliga a una visione più ampia: ogni intervento chimico locale interagisce con reti ecologiche, microbiche e metaboliche estremamente complesse che arrivano all’essere umano (Roux et al., 2025; Chen et al., 2025; Matsuzaki et al., 2023).

Per gli addetti ai lavori questa non è una minaccia né una sfida, ma una grande opportunità professionale.

Chi sarà in grado di osservare ed analizzare gli agroecosistemi come sistemi viventi complessi e leggere le correlazioni tra campagna e città, suolo, pianta, microbiota, alimento, animale e uomo, sarà molto più avanti rispetto a chi continuerà a ragionare solo in termini di principio attivo e dose.

La transizione agroecologica è una risposta tecnica, moderna e scientificamente coerente a un problema che la tossicologia classica ha riconosciuto troppo tardi: la vita microbica è il tessuto invisibile che connette fertilità, salute e qualità del cibo.

Bibliografia

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Barański, M., Średnicka-Tober, D., Volakakis, N., Seal, C., Sanderson, R., Stewart, G. B., Benbrook, C., Biavati, B., Markellou, E., Giotis, C., Gromadzka-Ostrowska, J., Rembiałkowska, E., Skwarło-Sońta, K., Tahvonen, R., Janovská, D., Niggli, U., Nicot, P., & Leifert, C. (2014). Higher antioxidant and lower cadmium concentrations and lower incidence of pesticide residues in organically grown crops: A systematic literature review and meta-analyses. British Journal of Nutrition, 112(5), 794–811. DOI: 10.1017/S0007114514001366.

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Hyland, C., Bradman, A., Gerona, R., Patton, S., Zakharevich, I., Gunier, R. B., & Klein, K. (2019). Organic diet intervention significantly reduces urinary pesticide levels in U.S. children and adults. Environmental Research, 171, 568–575. DOI: 10.1016/j.envres.2019.01.024.

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Mesnage, R., Bowyer, R. C. E., El Balkhi, S., Saint-Marcoux, F., Gardere, A., Ducarmon, Q. R., Geelen, A. R., Zwittink, R. D., Tsoukalas, D., Sarandi, E., Paramera, E. I., Spector, T. D., Steves, C. J., & Antoniou, M. N. (2022). Impacts of dietary exposure to pesticides on faecal microbiome metabolism in adult twins. Environmental Health, 21, 46. DOI: 10.1186/s12940-022-00860-0.

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