Dott. Alberto Magnetti

Il reato d’opinione esiste ancora

Come un regime sanitario dittatoriale si sta sbarazzando dei medici non allineati
Tempo di lettura: 5 minuti

Il reato d’opinione non è ancora stato derubricato. Sembra appartenere ad un passato lontano al quale guardare con orrore. Non dovrebbe piacere a nessuno, tutti, al contrario dovrebbero difendere la libertà di espressione e di opinione. E’ il caso di molti medici,  che per aver espresso liberamente la propria opinione, spesso suffragata da studi e ricerche scientifiche, rischiano la radiazione dagli albi professionali. Medici bravi che rischiamo di perdere!

Si badi bene, non per aver abusato della professione medica, o per aver provocato danni ai propri pazienti, ma semplicemente per aver sollevato legittime obiezioni sulla stesura di una legge sulla vaccinazione obbligatoria. Le voci che si levano a difesa del diritto costituzionale sancito dagli articoli 22 e 33 sono diverse e vale la pena ascoltarle per chiarezza e per onestà intellettuale. Nell’articolo del dottor Alberto Magnetti, un indispensabile chiamata alla coerenza ed alla tutela delle libertà di espressione e di scelta terapeutica.

Cambiamo la legge invece di radiare degli innocenti

Venti medici, oggetto di provvedimenti disciplinari per aver criticato la legge Lorenzin, potrebbero vedersi a breve radiati definitivamente. La denuncia del Prof. Ivan Cavicchi e il suo appello al ministro: «Cambiamo la legge invece di radiare medici innocenti»

Questo è l’intervento del Prof. Ivan Cavicchi, docente di Sociologia delle organizzazioni sanitarie e Filosofia della medicina all’università Tor Vergata di Roma, facoltà di Medicina:

Una ventina di medici rischiano la radiazione dal loro albo professionale, quindi il divieto assoluto di esercitare la loro professione, accusati di reati di opinione. Pochi giorni fa la Ceeps (organo di giurisdizione speciale del Ministero della Salute che giudica le vicende ordinistiche delle professioni) ha svolto una udienza al fine di licenziare, per questi medici, il dispositivo della sentenza definitiva.

Reato di opinione

L’accusa che giustificherebbe la radiazione è quella di aver obiettato non contro i vaccini ma contro quella legge fatta davvero con i piedi (Lorenzin 2017) che sui vaccini prevedeva all’inizio tra le altre cose la loro somministrazione obbligatoria, la sospensione della patria potestà, e pene pecuniarie molto pesanti quindi la sospensione delle più elementari libertà costituzionali. Ricordo che solo pochi mesi dopo l’approvazione di questa brutta legge ne fu approvata un’altra sul consenso informato e sulle Dat (N. 219) che ha stabilito l’obbligo di sottoporre qualsiasi trattamento sanitario, vaccini compresi, al consenso libero e informato della persona interessata (art 1).

Questo processo Ceeps fa tornare alla mente il famoso “complotto dei medici” , un caso giudiziario di staliniana memoria montato ad arte contro i medici, principalmente ebrei, accusati di aver attentato con cure sbagliate alla vita delle alte cariche dello stato.

Nel processo Ceeps si tratta di persone, alcune con 50 anni di laurea, quindi medaglia d’oro alla carriera, che in scienza e coscienza sono contro l’obbligatorietà dei trattamenti perché convinti che per ogni trattamento serva informare il cittadino sui pro e i contro per metterlo in grado di co-decidere con il medico per il meglio.

La radiazione è un provvedimento incoerente e privo di proporzionalità

Tra le voci che con maggiore chiarezza descrivono le contraddizioni emerse da questi procedimenti c’è sicuramente quella della Rete Sostenibilità e Salute. La radiazione è prevista (art.42 del D.P.R. 221/1950) obbligatoriamente solo a condotte aventi rilevanza penale o assimilabili, secondo il canone di proporzionalità tra fatto e sanzione. Essendo i fatti addebitati privi di rilevanza penale, sotto il profilo oggettivo, perché privi di offensività, non risultando che tali sanitari abbiano causato danni personali alla salute degli assistiti, applicare tale sanzione nei loro confronti non appare coerente con i principi di proporzionalità e di ragionevolezza.

Ma il caso in questione solleva il quesito se un medico sia libero o meno di esprimere la propria opinione, spesso costruita su dati scientifici. L’accusa è di aver espresso un pensiero che avrebbe provocato nella popolazione l’idea dell’inutilità e dei rischi dei vaccini, con conseguente riduzione della copertura vaccinale e un potenziale danno alla salute individuale e collettiva. Anche se manca la verifica dei risultati concreti di tali comportamenti, l’articolo 21 della Costituzione afferma che “tutti hanno diritto di manifestare il proprio pensiero con la parola, lo scritto e con ogni altro mezzo di diffusione. D’altro canto l’articolo 33 della Costituzione – ricorda la Rete – afferma che “l’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”. Non può dunque esserci un vincolo a una scienza unica e di Stato e dell’ordine di appartenenza.

La conoscenza scientifica si evolve nel tempo

La nota pone l’attenzione su una qualità del dialogo: “la verità è spesso soggetta a mutamenti, ripensamenti e non è detto che permanga immutabile quella proclamata oggi, soprattutto se nuove e più forti prove mettono in discussione e portano a modificare alcune conclusioni, o persino paradigmi correnti. Ma ciò diventa impossibile se, anziché affidarsi alla forza delle prove per respingere argomentazioni che risultino infondate, si reprime il libero confronto con strumenti sanzionatori non solo estranei al dibattito scientifico, ma intimidatori nei confronti di un’intera categoria”.

Per il bene di tutti, per il progresso della medicina, nessun ricercatore, medico o studioso, dovrebbe aver paura di esprimere liberamente i propri convincimenti, su temi attinenti alla medicina e alla pratica medica, fermo restando che le pratiche da raccomandare sono quelle che in un contesto scientifico in continuo divenire si avvalgono delle migliori prove di efficacia al momento disponibili e sicurezza nel tempo.

L’indipendenza e l’autonomia dei medici – rileva il comunicato – sono beni preziosi da preservare, in un ambiente antidogmatico, favorevole al libero dibattito scientifico, trasparente e il più possibile esente da conflitti d’interessi. Il fenomeno mondiale Covid-19, che ha consentito un aperto dibattito internazionale sulle esperienze cliniche in continuo divenire, indispensabile alla condivisione e revisione di approcci che evolvono in tempo reale, sta mostrando la fecondità di un confronto senza pregiudizi sull’efficacia e la sicurezza della pratica medica, anche fra posizioni contrapposte”.

Garantire gli spazi del confronto

“L’altra accusa – precisa la nota – mossa ai medici è stata di aver presentato al pubblico posizioni critiche, anziché limitarle a un contesto scientifico o istituzionale. Si comprende il richiamo all’opportunità di mantenere tale condotta e il suo razionale, ma gli spazi per dibattere in ambito scientifico e istituzionale devono essere effettivamente garantiti. È altrettanto indispensabile che, sempre nel pieno rispetto delle regole del confronto scientifico, anche posizioni oggi di minoranza siano consentite, senza far oggetto il dissenso di discredito, censure e sanzioni, come sta invece purtroppo accadendo”.

Così conclude il comunicato della Rete Sostenibilità e Salute: “Chiediamo dunque in conclusione che, all’interno degli idonei contesti medici e istituzionali, sia garantita in modo effettivo la possibilità di un libero e aperto confronto (oggi di fatto fortemente inibito) tra professionisti che condividono il metodo scientifico e possano pertanto discutere in modo documentato di importanti temi di salute, senza censure né divieti pregiudiziali, né tanto meno correndo il rischio di radiazione”.

“Purga” non atto di giustizia

Radiare qualcuno per quello che pensa somiglia a una “purga” non ad un atto di giustizia. Probabilmente al tempo della legge Lorenzin si temeva che ,sulla base delle loro esperienze, i medici avrebbero costretto la politica a scrivere una legge diversa, più ragionevole, più rispettosa delle difficoltà delle persone, meno liberticida, più disposta alle relazioni consensuali, più umana.

Resta il fatto che aver imposto la museruola non ha reso migliore la legge, al contrario ha acuito la distanza già preoccupante tra medicina e società e, per i medici, ha aperto una contraddizione mostruosa.

Oggi per tante ragioni i medici soffrono di una crisi del ruolo, che li porta ad ogni piè sospinto a rivendicare giustamente un recupero di autonomia. Pensando a quelli che subiscono la radiazione, mi domando che senso ha per un medico avere più autonomia e non avere la libertà di esprimere le proprie convinzioni professionali.

Vorrei rivolgermi al ministro Speranza che, a proposito di vaccini obbligatori, tempo fa, alla televisione, ci ha spiegato che l’obbligatorietà, relativa ai vaccini, non rientrava nella sua cultura e nella sua visione politica e che preferiva di gran lunga lavorare per convincere le persone non già per imporre loro delle coercizioni.

Credo anche io che l’obbligatorietà in medicina, soprattutto in questa società, sia pericolosa e sbagliata. 20 anni fa ho scritto “La medicina della scelta” e del resto l’art 32 della Costituzione recita che “nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge”.

M5S e vaccini

Nel suo governo signor ministro vi è chi, come il M5S ha preso parecchi voti contestando l’obbligatorietà dei vaccini. I voti sono stati dati non per rifiutarli ma per cambiare la legge e renderla più adeguata alle complessità sociali. Il M5S è al governo grazie a quei voti ma la legge non è cambiata e l’unica cosa che si fa è radiare dei medici innocenti.

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