Redazione

Norme ingiuste e burocrazia penalizzano l’uso dell’omeopatia

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Lo stato applica ai farmaci omeopatici gli stessi costi di registrazione dei medicinali tradizionali sebbene si  tratti di un  mercato con un  fatturato complessivo molto minore. Questi provvedimenti penalizzano gli oltre 10 milioni di pazienti che si curano con questi farmaci. Basterebbe prendere ad esempio la soluzione adottata da altri paese come Francia o Spagna.

E’ diretto Giovanni Gorga (presidente di Omeoimprese, associazione delle aziende produttrici di medicinali omeopatici) nell’esprimere le difficoltà che tutto il comparto soffre a causa di una diffusa ostilità culturale, che si traduce in risvolti normativi e burocratici sfavorevoli. Uno prima di tutti ha messo in seria difficoltà tutto il comparto dice Gorga: ” Il listino tariffario per registrare, aggiornare o mantenere sul mercato i farmaci è estremamente sbilanciato. Da tempo come Omeoimprese ne chiediamo una rimodulazione, senza ottenere ascolto da parte delle istituzioni sanitarie. Le tariffe per gli omeopatici sono equiparate a quelle del comparto allopatico, e l’Italia è l’unico Paese europeo che ha questo regime. Se andiamo a vedere le cifre di paesi come Irlanda, Spagna e Francia, notiamo che le tariffe non superano mai qualche centinaio di euro. Così come in Austria, Lettonia e Paesi Bassi dove si aggirano sui 250 euro. Nel nostro Paese, al contrario, si arriva anche a 20mila euro. Insostenibile. Di fatto, AIFA (Agenzia Italiana per il controllo dei farmaci) e il ministero della salute non tengono conto delle peculiarità del mercato omeopatico, sostanzialmente diverse da quello allopatico.”

Mercati e fatturati sono profondamente diversi, per fare un esempio, continua Gorga: ” Il fatturato complessivo italiano del comparto in Italia non arriva a 300 milioni di euro annui, che corrisponde al fatturato annuo di una sola azienda farmaceutica  tradizionale di medie dimensioni. I fatturati medi per singolo prodotto si aggirano tra i 10 e 15 mila euro annui. Se per fare una variazione di AIC (Autorizzazione di Immissione in Commercio) bisogna sostenere costi di 10 mila euro, così come per un farmaco chemioterapico i cui fatturati sono enormemente superiori, è chiaro che quest’operazione diventa non sostenibile economicamente.”

Seppure si tratti di un settore piccolo, è comunque un settore in crescita, lo dimostra l’incremento del 3% dei volumi di vendita. Una scelta di vicinanza ai cittadini – sottolinea Gorga – in un momenti in cui il costo generale della vita aumenta i prodotti omeopatici sono stati venduti mediamente a prezzi inferiori. Decisione che viene premiata dal numero di medici che trovano nelle medicine non complementari un valido alleato contro disturbi di lieve e media entità, nonché a supporto di terapie farmacologiche tradizionali nei casi di gravi patologie. Dietro ai 10 milioni di pazienti ci sono migliaia di farmacisti e medici; come emerge dagli ultimi sondaggi, un pediatra su tre e un medico di famiglia su cinque prescrivono prodotti omeopatici, oltre ai molti professionisti come ginecologi, allergologi, ortopedici, quasi tutti in forze a strutture pubbliche.

Tutte queste persone, a differenza di tutti gli altri paesi dell’Unione Europea, viene privata delle indicazioni terapeutiche, grazie ad un meccanismo di approvazione lungo complesso e anche più oneroso di quello necessario all AIC che lo rende in pratica impercorribile per qualunque azienda del settore. I pazienti, purtroppo, sono i veri penalizzati da questa situazione che non possono ricevere utili informazioni aggiuntive e in pratica si vedono negata una possibile alternativa.

Per superare definitivamente questi problemi, Gorga continua chiedere un tavolo di confronto costante con il Ministero della Salute e l’Agenzia del Farmaco, per far ripartire un dialogo sereno e costruttivo scevro da quei condizionamenti di quella parte della società scientifica da sempre contraria all’omeopatia.

 

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